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Malattia renale, allarme obesità

Le persone in grave sovrappeso hanno un rischio maggiore di sviluppare insufficienza renale. Tutte le strategie per combattere questo fattore di rischio in discussione al congresso della Società Italiana di Nefrologia

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La combinazione è di quelle potenzialmente esplosive: da una parte la malattia renale cronica, che in Italia colpisce circa un adulto su 4, dall’altra l’obesità che oggi coinvolge il 10% degli italiani, ma la cui diffusione è in costante ascesa. Se poi consideriamo che i reni rimangono silenti a lungo, anche quando la loro funzionalità diminuisce, e che il sovrappeso non è considerato nell’immaginario comune un fattore di rischio specifico per la salute renale, ci rendiamo conto quanto, nei prossimi anni, il numero dei pazienti nefrologici sia destinato ad aumentare. D’altronde l’Organizzazione mondiale della sanità ha inserito la malattia renale fra le sue priorità nella prevenzione e cura delle malattie cronico-degenerative, riconoscendone quindi l’impatto sui pazienti e sui sistemi sanitari. Delle strategie oggi disponibili per cercare di disinnescare questa “bomba” si discute durante il congresso della Società Italiana di Nefrologia, a Rimini dal 22 al 24 ottobre.

Curare l’obesità per fermare la progressione della malattia renale

L’obesità è un fattore indipendente associato al rischio di insorgenza e progressione della malattia renale cronica (Mrc), come dimostrano numerosi studi scientifici che hanno messo in luce la relazione di causa-effetto fra un indice di massa corporea elevato e l’aumento del rischio di sviluppare la Mrc e la nefropatia diabetica.

“Stimiamo che circa il 40% dei casi di malattia renale cronica sono pazienti obesi. Prevenire e contrastare l’obesità significherebbe non solo diminuire il burden di malattia e migliorare la qualità di vita di centinaia di migliaia di pazienti, ma anche abbattere i costi legati alla progressione verso la dialisi e il trapianto, con un beneficio concreto per la sostenibilità del Servizio Sanitario”, afferma Luca De Nicola, Presidente della Società Italiana di Nefrologia e Professore Ordinario di Nefrologia presso l'Università della Campania Luigi Vanvitelli.

Nuove strategie per vincere la sfida

L’obesità è un fattore di rischio modificabile e va modificato. “Il messaggio che deve passare è che il paziente obeso deve dimagrire assolutamente. Per fortuna oggi abbiamo molte strategie diverse e possiamo pianificare anche più di un intervento, dall’educazione familiare alla cura farmacologica, alla chirurgia”, sottolinea ancora De Nicola. Gli ultimi dati sul fronte delle terapie farmacologiche sono molto confortanti: gli inibitori SGLT2, quali empagliflozin e dapagliflozin, e gli agonisti del recettore GLP-1, come semaglutide, riducono il rischio di progressione della malattia renale cronica e di eventi cardiovascolari nei pazienti diabetici e obesi. In particolare, semaglutide ha ridotto del 24% il rischio di progressione verso l’insufficienza. Ma la ricerca scientifica è fervente e attualmente ci sono nuove molecole in fase di sperimentazione che potrebbero modificare radicalmente la gestione della MRC nei pazienti obesi.

“L’outcome clinico che si prospetta è un rallentamento della progressione renale sul 30% dei pazienti con MRC per i quali la terapia nutrizionale non basta. La terapia di combinazione diviene strumento imprescindibile, così come la presa in carico multidisciplinare con l’integrazione di interventi determinanti nel massimizzare i benefici per il rene: nutrizione, attività fisica, controllo dell’ipertensione e della glicemia”. È quanto afferma Mario Cozzolino, Responsabile Scientifico del Congresso e Professore Ordinario di Nefrologia presso l'Università degli Studi di Milano.