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Vaccini multivalenti, ecco perché separarli non è una buona idea

(Foto: JASPER JACOBS/AFP/Getty Images) 

L’amministrazione Usa vuole rivoluzionare il calendario vaccinale e dividere i vaccini multivalenti come quello di morbillo, parotite e rosolia ma gli esperti avvertono: è una posizione ideologica priva di fondamento scientifico che mina la salute pubblica

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Tra i vari suggerimenti contenuti nell’ordine esecutivo per la revisione del calendario vaccinale negli Stati Uniti firmato dal presidente Donald Trump c’è anche quello di scomporre il vaccino multivalente Mpr, che in un colpo solo conferisce protezione nei confronti di tre tra le principali malattie infettive: morbillo, parotite e rosolia. Secondo l’attuale amministrazione, insomma, offrire i tre vaccini singoli in tre momenti diversi sarebbe più sicuro che praticare un’unica somministrazione. “Si tratta di una scelta ideologica, che non fa altro che alimentare i dubbi dei genitori e la sfiducia verso uno degli strumenti di prevenzione più sicuri ed efficaci di cui disponiamo”, commenta a Salute Enrico Di Rosa, presidente della Società italiana di igiene, medicina preventiva e sanità pubblica (Siti). “Questa presa di posizione non ha nessun fondamento scientifico, anzi separare i vaccini multivalenti, cioè che proteggono contro più agenti infettivi diversi in un solo trattamento, può avere ripercussioni di salute pubblica molto serie”.

Il vaccino multivalente è pericoloso?

Nonostante quanto riferito durante la conferenza stampa del presidente e del suo staff, come ha ribadito con forza anche il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) Tedros Adhanom Ghebreyesus, non c’è nessuna evidenza che colleghi le vaccinazioni multivalenti a un aumentato rischio di sviluppare l’autismo (lo studio del 1998 che per primo avanzò questa ipotesi è stato del tutto smentito e l’articolo ritirato) né che la formula combinata sia potenzialmente letale. L’attuale vaccino Mpr è utilizzato da decenni (in Italia dagli anni ‘90) e a fronte di milioni di dosi somministrate non sono emerse evidenze di criticità che vadano al di là dei tipici effetti avversi, quali malessere, irritabilità, febbre, eventualmente eruzioni cutanee. Le reazioni avverse gravi da vaccino esistono, ma sono rare e complessivamente risulta più pericoloso contrarre le malattie. Anche i dati di confronto con le singole somministrazioni non mostrano differenze a livello di sicurezza.

Vaccini multivalenti o singole dosi, quale l’effetto sulle coperture?

Ciò non significa che le singole dosi e la somministrazione multivalente siano equivalenti. Ci sono studi che dimostrano che i vaccini formulati per proteggere contro più agenti patogeni possono aumentare l’immunità a livello di popolazione e ridurre i costi sanitari. “Vaccinazioni come l’esavalente o l’Mpr limitano il disagio nei bambini, che ricevono meno iniezioni, e riducono il carico sulle famiglie”, precisa Di Rosa. “Inoltre, limitano il numero di accessi ai servizi, diminuendo quindi anche i costi sanitari”. Scomporre i vaccini multivalenti - spiega l’esperto - può abbassare i livelli di coperture vaccinali perché aumenta la probabilità che qualche appuntamento vaccinale venga saltato e dilata i tempi di raggiungimento delle soglie di immunità, incrementando il rischio di epidemie. “Oggi in Italia l'immunità fornita con il vaccino Mpr raggiunge la soglia di efficacia del 95% nella fascia d’età 12-15 mesi, ma già al richiamo, che dovrebbe avvenire intorno ai 6 anni, la copertura scende di circa il 10%. Ci sono quindi dei segnali di erosione delle coperture, che fanno sì che talvolta le infezioni si riaffaccino, in particolare il morbillo che è la malattia infettiva più contagiosa conosciuta. Cosa accadrebbe se al posto di una singola dose se ne dovessero somministrare tre in tre momenti diversi?”.

Ci sono abbastanza dosi di vaccini monovalenti?

A questo si deve aggiungere una questione logistica. I vaccini per morbillo, parotite e rosolia singoli esistono, ma nei Paesi ad alto reddito, come gli Stati Uniti e l’Italia, sono riservati a casi particolari. Se il suggerimento dell’amministrazione Trump venisse accolto, non ci sarebbero comunque dosi sufficienti a coprire il bisogno sanitario per alcuni anni, a detta delle industrie farmaceutiche.

“La strada indicata dall’amministrazione statunitense sposta il concetto di vaccinazione da fondamentale strumento di sanità pubblica volto alla protezione collettiva a quello di scelta individuale in rapporto a specifici fattori di rischio”, conclude Di Rosa. “Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha assunto una posizione molto netta, sottolineando come una scelta di questo tipo vada contro decenni di evidenze scientifiche. Mettere in discussione, senza nuove evidenze, strategie vaccinali consolidate rischia di generare confusione e di indebolire quella fiducia nelle vaccinazioni che rappresenta un elemento essenziale per la tutela della salute dei bambini e dell’intera comunità. Le raccomandazioni vaccinali possono e devono essere aggiornate quando emergono nuove conoscenze, ma devono esserlo sulla base dei dati e attraverso valutazioni scientifiche rigorose, indipendenti e trasparenti”.