Roma, All'Oro è tornato. E punta in alto, tra richiami laziali e contaminazioni
Guido BarendsonAd accogliervi sta un gigantesco gorilla rosa, ma niente paura: è una spettacolare statua di gomma a grandezza naturale. Un divertente elemento di arredo che per fortuna nulla di inquietante ha a che vedere con il ristorante che – al piano di sotto – Riccardo Di Giacinto e Ramona Anello hanno appena inaugurato. E nulla, tranne ovviamente i primi piatti che decretarono il successo del cuoco, lega questa tavola di lusso al locale dei Parioli nel quale tanti anni fa debuttò la coppia: era un corridoio stretto e lungo nel quale si incrociavano a stento ospiti e camerieri.
Un netto salto in avanti che trova ampia e piacevole conferma nella lista delle pietanze e in quella dei vini (dai ricarichi non proprio leggeri), entrambe proporzionate alla sfida ambiziosa che i due perseguono da parecchio. Che la cucina abbia spiccato il balzo, lo si capisce subito, sin dalla raffica degli appetizer, “svojature” 2.0 presentate a mitraglia mentre le comande raggiungono la brigata all’opera nella cucina a vista. Esempio? All’occhio distratto potrebbe sembrare una scontata bresaola rucola e parmigiano, ma è un inganno: la bresaola altro non è che una battuta di gamberi! Come il Susci (scritto così) che anziché proporre il classico riso con crudo di pesce, alghe e vegetali, offre gran carne piemontese, manzo e fassona, con tanto di tartufo e parmigiano.
Per i nostalgici della prima ora, raccolto nel guscio di un uovo il Riassunto di Carbonara, sempreverde gustoso, come i cappelletti ripieni di brodo, zafferano e limone. Il palleggio tra il richiamo alle radici laziali e la contaminazione è costante, come nei won ton di castrato al vapore con verza e pecorino, dove il punto di cottura non è sempre azzeccato. Così, mentre le cappesante soffrono la brace col millefoglie di patate e speck, molto goduriosa si presenta la triglia fredda al burro.