✕

Roma, All'Oro è tornato. E punta in alto, tra richiami laziali e contaminazioni

Cappelletti in brodo “asciutto” parmigiano, zafferano e limone 
Ha l'allure di un moderno cub inglese e la cucina dello chef Riccardo Di Giacinto, che ha fatto un deciso salto in avanti. Da provare, tra gli altri, gli appetizers con la bresaola "di gamberi", e la triglia fredda al burro
2 minuti di lettura

Ad accogliervi sta un gigantesco gorilla rosa, ma niente paura: è una spettacolare statua di gomma a grandezza naturale. Un divertente elemento di arredo che per fortuna nulla di inquietante ha a che vedere con il ristorante che – al piano di sotto – Riccardo Di Giacinto e Ramona Anello hanno appena inaugurato. E nulla, tranne ovviamente i primi piatti che decretarono il successo del cuoco, lega questa tavola di lusso al locale dei Parioli nel quale tanti anni fa debuttò la coppia: era un corridoio stretto e lungo nel quale si incrociavano a stento ospiti e camerieri.

 Riccardo Di Giacinto 
All’Oro è tornato, nel cuore della città. Stasera sembra di stare seduti in un moderno club inglese. Parola d’ordine discrezione e voci basse. Molto legno (rimarchevole  il parquet a spina di pesce gigante) e luci a goccia concentrate ad illuminare i tavoli, mentre i giovani di sala hanno lo spazio che merita il servizio adeguato ad un locale così elegante. A Roma è tra le novità enogastronomiche più ambiziose dell’anno, e segna un periodo di successo per la coppia, già impegnata a Monti, il quartiere della movida, con un locale assai frequentato, il Madre: quello è il luogo dei grandi numeri e del cazzeggio, questo il circolo esclusivo a cento metri da Piazza del Popolo, inserito nel palazzetto che ospita un neonato albergo di charme: The H’all, un gioco con gli apostrofi a legare le due attività. 

Un netto salto in avanti che trova ampia e piacevole conferma nella lista delle pietanze e in quella dei vini (dai ricarichi non proprio leggeri), entrambe proporzionate alla sfida ambiziosa che i due perseguono da parecchio. Che la cucina abbia spiccato il balzo, lo si capisce subito, sin dalla raffica degli appetizer, “svojature” 2.0 presentate a mitraglia mentre le comande raggiungono la brigata all’opera nella cucina a vista. Esempio? All’occhio distratto potrebbe sembrare una scontata bresaola rucola e parmigiano, ma è un inganno: la bresaola altro non è che una battuta di gamberi! Come il Susci (scritto così) che anziché proporre il classico riso con crudo di pesce, alghe e vegetali, offre gran carne piemontese, manzo e fassona, con tanto di tartufo e parmigiano.

Per i nostalgici della prima ora, raccolto nel guscio di un uovo il Riassunto di Carbonara, sempreverde gustoso, come i cappelletti ripieni di brodo, zafferano e limone. Il palleggio tra il richiamo alle radici laziali e la contaminazione è costante, come nei won ton di castrato al vapore con verza e pecorino, dove il punto di cottura non è sempre azzeccato. Così, mentre le cappesante soffrono la brace col millefoglie di patate e speck, molto goduriosa si presenta la triglia fredda al burro.
Parte della piccola pasticceria del ristorante 
Così come era cominciata, la cena si conclude con una allegra sfilata di piccola pasticceria. Due dolci meritano l’assaggio, un latte e miele che allieterebbe anche il palato dei piccini e un azzeccatissimo gelato di sedano, con fragole e mandorle ad allontanare ogni residua punta di acido. A Roma sta arrivando l’estate, e tra poco si mangerà all’aperto, nel cortile del neonato All’Oro!