"Meno Supertuscans e più Consorzio": Bolgheri cerca un'identità che vada oltre le etichette
Giuseppe Calabrese“Meno Supertuscans e più Consorzio”. La frase del presidente Federico Zileri Dal Verme traccia una linea netta e definitiva tra quello che è stato e quello che dovrà essere. Il Consorzio dei vini di Bolgheri, che ha festeggiato il suoi primi venticinque anni con una cena per 700 persone lungo il viale del cipressi, ha davanti a sé una sfida forse epocale: dare a Bolgheri un’identità che vada oltre le singole etichette. Che, sia chiaro, in questi anni hanno contribuito a fare grande questo territorio, ma che adesso per devono (dovrebbero?) fare un passo indietro per mettere il gruppo davanti al singolo. “Siamo difronte a un piccolo miracolo italiano - ha detto Albiera Antinori -, il Consorzio è partito quasi per caso, senza strattoni e si è sviluppato in modo eterogeneo”. Ma i nuovi mercati, soprattutto la possibilità di sfondare in Cina, richiedono nuove strategie, anche di comunicazione. E Bolgheri ha bisogno di trovare un senso pieno e rotondo alla sua “industria” enologica. A un territorio che sulla cartina (all’estero, ovviamente) è un puntino indefinito. C’è bisogno di sinergia per trascinare la Doc, di un viaggio condiviso. E la cena sul viale dei cipressi è la dimostrazione che si può fare. “Sono molto emozionato - ha detto ancora il presidente - essere qui è un grande risultato”.
All’inizio i soci erano sette, adesso sono 56 e a tavola sul viale c’erano tutti. E tutti hanno speso energie per mettere in piedi un evento che nella testa di ognuno non è un punto di arrivo, bensì una nuova partenza. “Se sfondiamo in Asia abbiamo grandi possibilità” ha sottolineato Giovanni Geddes da Filicaia.
La storia ha radici antiche. A partire dal '600 i conti della Gherardesca, signori e protettori di questo territorio, diedero nuovo impulso allo sviluppo economico della zona fino a farla diventare una delle più fertili e produttive della costa. Protagonista di questa svolta fu il conte Guidalberto della Gherardesca. La sua impostazione rimase sostanzialmente immutata per un secolo, ma il vino non aveva una sua specificità. Basti pensare che negli anni Settanta il vino più famoso del territorio era il Rosé di Bolgheri. C’è voluto il marchese Mario Incisa della Rocchetta per dare una spinta a quell’idea. Il suo Sassicaia ha cambiato la Storia. Poi sono arrivati altri vignaioli visionari e nel 1995 è stato fondato il Consorzio per la tutela dei vini Doc Bolgheri. Presidente il marchese Niccolò Incisa della Rocchetta, figlio del marchese Mario, rimasto in carica per diciotto anni, fino al 2013. Nel frattempo i terreni di produzione sono passati da 190 ettari a 1.370 (di cui 1093 a Doc Bolgheri, 87 a Bolgheri Sassicaia e 190 a Igt) e il disciplinare è stato aggiornato per includere i vini prodotti con le tre uve principali (Cabernet Sauvignon, Merlot e Cabernet Franc) che possono essere utilizzate anche come monovarietali.