Tra colline e grandi vini, le due anime del Monferrato
Lara De Luna"In primavera è il paese dei peschi e dei ciliegi in fiore, d’estate il paese delle lucertole e delle lepri, d’autunno il paese dell’uva, delle vendemmie nere della barbera". Davide Lajolo, giornalista, scrittore e politico italiano descriveva così il Monferrato. Quell'enclave territoriale che si divide tra due madri, Alessandria e Asti, e numerose anime: quella dei castelli, quella del vino - la produzione di spumante, la Barbera d'Asti, il Nizza - , formaggi preziosi e ancora nocciole, tartufi. Le dolci colline segnate dall'uomo e dalla vite, dal 2014 patrimonio UNESCO, racchiudono un tesoro oltre la nebbia che le avvolge nelle mattine d'autunno, e basta un solo piccolo passo verso le strade che profumano di "vinacce e vermut" - scriveva Cesare Pavese -, per imbattersi nella scintilla nascosta di questa Regione.
Diverso dal Piemonte roboante di Langhe e Roero, il Monferrato è stato terreno di conquiste e terra di leggende, tra tutte quella di Aleramo del Monferrato. E se la sua prima capitale è stata Moncalvo - casa della famosa Fiera del bue grasso -, oggi lo si può visitare di castello in castello, partendo da quello di Costigliole d'Asti, già dimora di Virginia Oldoini Verasis, contessa di Castiglione.
Dalla notevole e imponente architettura - varrebbe il viaggio anche solo per la scalinata di Filippo Juvarra -, dal 2017 è sede del Consorzio Barbera d'Asti e vini del Monferrato, cuore della regione vinicola. Per gli appassionati di trekking, il passo zero dell'interessante "Itinerario della Barbera", che regala approfondimenti storici e scorci poetici. Di castello in torre, si arriva al centro di Asti, disseminata di Torri e case fortificate medioevali, da seguire se si vuole un itinerario curioso e alternativo per visitare la città. Un delitto ripartire senza aver assaggiato la Robiola, di Cocconato e di Roccaverano, e la Toma piemontese, magari in una delle caratteristiche piole, per un pranzo tipico. È da visitare con calma Nizza Monferrato, centro nevralgico del territorio con i suoi palazzi e le sue chiese.
Spostandosi verso Alessandria, nel Basso Monferrato c'è Casale Monferrato, nota per tristi vicende di cronaca, ha un passato glorioso. Ultima linea di fuoco difensivo contro gli austriaci, oggi è raccontata dal Castello dei Paleologi, dal Palazzo di Anna d'Alençon, dall'antico Teatro Comunale. E dal suo vino. Barbera, ma anche Grignolino, Freisa, Dolcetto e Bonarda. I più golosi non possono lasciare la città senza aver assaggiato i Krumiri. Sintesi tra il Monferrato della Storia e quello dei calici è il Castello di Gabiano. Conteso tra i Gonzaga e i Pallavicini, da decenni è oggetto di attenti restauri e oggi è cuore della produzione del Gabiano Doc. Fra le denominazioni più piccole del Paese, con i suoi 20 ettari, su 260, dedicati a vigneto, tutti coltivati a guyot basso. Chiude il trittico, l'Alto Monferrato. Ne è cuore Acqui, dalla vivace enogastronomia. Qui nascono il Dolcetto d'Acqui - vino a cui la Regione Piemonte ha dedicato l'anno 2019 - e il caratteristico Filetto Baciato, salume solitamente usato come antipasto, ma anche la Farinata, figlia dei rapporti con la riviera ligure.