Bosone di Higgs, sprint finale
verso il Nobel cambia nome
I prossimi mesi di esperimenti all'Lhc, l'acceleratore di particelle del Cern di Ginevra, saranno decisivi per la conferma dell'esistenza della 'particella di Dio', che potrebbe chiamarsi Beh (da Brout-Englert-Higgs). Si moltiplicano i libri di divulgazione e i convegni, in preparazione del premio più ambito di ELENA DUSI
È PRONTO a ripartire. Lhc, l'acceleratore di particelle del Cern di Ginevra, dopo la pausa invernale tornerà mercoledì a far scontrare protoni a velocità che lambiscono quella della luce. Con una lunga cavalcata fino a dicembre 2012, il più grande apparecchio scientifico del mondo darà probabilmente la zampata finale a quel bosone di Higgs che i fisici cercano da quasi 50 anni.
L'unica particella mancante fra le 17 che compongono la materia a noi nota, soprannominata "particella di Dio", è ormai nel mirino degli scienziati dell'Organizzazione europea per la ricerca nucleare. Ma servono più dati per confermare che il frammento di materia generato nelle collisioni ad altissima energia di Lhc, e osservato negli ultimi mesi dell'anno scorso, sia davvero quello teorizzato dal fisico inglese Peter Higgs.
"La partita - ha più volte assicurato il direttore del Cern Rolf Heuer - sarà chiusa entro il 2012. Se i…
L'unica particella mancante fra le 17 che compongono la materia a noi nota, soprannominata "particella di Dio", è ormai nel mirino degli scienziati dell'Organizzazione europea per la ricerca nucleare. Ma servono più dati per confermare che il frammento di materia generato nelle collisioni ad altissima energia di Lhc, e osservato negli ultimi mesi dell'anno scorso, sia davvero quello teorizzato dal fisico inglese Peter Higgs.
"La partita - ha più volte assicurato il direttore del Cern Rolf Heuer - sarà chiusa entro il 2012. Se i…
È PRONTO a ripartire. Lhc, l'acceleratore di particelle del Cern di Ginevra, dopo la pausa invernale tornerà mercoledì a far scontrare protoni a velocità che lambiscono quella della luce. Con una lunga cavalcata fino a dicembre 2012, il più grande apparecchio scientifico del mondo darà probabilmente la zampata finale a quel bosone di Higgs che i fisici cercano da quasi 50 anni.
L'unica particella mancante fra le 17 che compongono la materia a noi nota, soprannominata "particella di Dio", è ormai nel mirino degli scienziati dell'Organizzazione europea per la ricerca nucleare. Ma servono più dati per confermare che il frammento di materia generato nelle collisioni ad altissima energia di Lhc, e osservato negli ultimi mesi dell'anno scorso, sia davvero quello teorizzato dal fisico inglese Peter Higgs.
"La partita - ha più volte assicurato il direttore del Cern Rolf Heuer - sarà chiusa entro il 2012. Se il bosone di Higgs esiste, saremo in grado di trovarlo".
La statistica invita a una cautela più che altro formale. I dati ottenuti da Lhc l'anno scorso danno una probabilità del 99,5% che la particella osservata a Ginevra sia l'ultimo tassello mancante del modello standard: il quadro della realtà più preciso che la fisica è riuscita a disegnare finora.
Ma prima che il Cern si decida a usare la parola "scoperta" sarà necessaria una casistica più ampia e una statistica vicina al 100%. I prossimi mesi di collisioni serviranno proprio a questo. Ma dietro le quinte, i giochi in vista di un Nobel sono già iniziati, sia con la pubblicazione di nuovi libri di divulgazione, sia col tentativo di trovare un nuovo nome al frammento fantasma: meno pretenzioso di "particella di Dio" e meno personalistico di "bosone di Higgs".
Anche se le prime tracce sono state osservate da Lhc, il successo del gigantesco anello sotterraneo di Ginevra lungo 27 chilometri cui l'Italia contribuisce attraverso l'Istituto nazionale di fisica nucleare, si appoggia sul lavoro dei suoi predecessori. Ecco perché dal 3 al 10 marzo, durante il convegno "Incontri di Moriond" a La Thuile, anche i fisici del laboratorio Fermilab di Chicago hanno voluto dire la loro. I dati raccolti da Lhc - hanno spiegato gli scienziati americani - sono compatibili con quelli messi insieme dall'acceleratore Usa, costretto a chiudere i battenti a settembre 2011 dopo quasi 30 anni di attività per il taglio dei finanziamenti deciso da Washington.
In attesa di un annuncio definitivo sulla "cattura" del bosone di Higgs, i fisici si stanno dando da fare per pubblicare libri di divulgazione che facciano capire cos'è questo ingrediente della materia, necessario per giustificare come mai le particelle elementari hanno una massa, perché alcune sono più leggere e altre più pesanti.
In italiano Springer ha pubblicato il piacevole "Odissea nello zeptospazio. Un viaggio nella fisica di Lhc", scritto dal fisico teorico del Cern Gian Francesco Giudice e finalista del Premio Galileo 2012. In inglese sono invece usciti "Higgs Force" di Nicholas Mee e "The Quantum Story" di Jim Baggott.
Il fisico di Oxford Frank Close ha anche scavato negli articoli e nei documenti di quei fruttuosi anni '60 per ricostruire il lavoro teorico che ha portato alla definizione del bosone di Higgs. Gli scienziati François Englert e Robert Brout avevano in realtà descritto il meccanismo che dà massa alle particelle elementari leggermente prima di Peter Higgs, ma la loro spiegazione non prevedeva l'esistenza di una particella. Ecco perché, secondo la ricostruzione di Close, il ruolo di eponimo alla fine è andato allo schivo scienziato inglese.
Se Brout è morto l'anno scorso, Englert resta uno dei principali candidati al Nobel. Ecco perché il fisico belga è stato invitato a tenere un discorso alla settimana di Moriond. Per evitare gaffe, il bosone di Higgs è stato frettolosamente ribattezzato nel programma ufficiale "bosone di Beh". Un nome meno autorevole probabilmente, ma capace di accontentare sia Brout che Englert e Higgs. E di indirizzare un'eventuale decisione di Stoccolma.
L'unica particella mancante fra le 17 che compongono la materia a noi nota, soprannominata "particella di Dio", è ormai nel mirino degli scienziati dell'Organizzazione europea per la ricerca nucleare. Ma servono più dati per confermare che il frammento di materia generato nelle collisioni ad altissima energia di Lhc, e osservato negli ultimi mesi dell'anno scorso, sia davvero quello teorizzato dal fisico inglese Peter Higgs.
"La partita - ha più volte assicurato il direttore del Cern Rolf Heuer - sarà chiusa entro il 2012. Se il bosone di Higgs esiste, saremo in grado di trovarlo".
La statistica invita a una cautela più che altro formale. I dati ottenuti da Lhc l'anno scorso danno una probabilità del 99,5% che la particella osservata a Ginevra sia l'ultimo tassello mancante del modello standard: il quadro della realtà più preciso che la fisica è riuscita a disegnare finora.
Ma prima che il Cern si decida a usare la parola "scoperta" sarà necessaria una casistica più ampia e una statistica vicina al 100%. I prossimi mesi di collisioni serviranno proprio a questo. Ma dietro le quinte, i giochi in vista di un Nobel sono già iniziati, sia con la pubblicazione di nuovi libri di divulgazione, sia col tentativo di trovare un nuovo nome al frammento fantasma: meno pretenzioso di "particella di Dio" e meno personalistico di "bosone di Higgs".
Anche se le prime tracce sono state osservate da Lhc, il successo del gigantesco anello sotterraneo di Ginevra lungo 27 chilometri cui l'Italia contribuisce attraverso l'Istituto nazionale di fisica nucleare, si appoggia sul lavoro dei suoi predecessori. Ecco perché dal 3 al 10 marzo, durante il convegno "Incontri di Moriond" a La Thuile, anche i fisici del laboratorio Fermilab di Chicago hanno voluto dire la loro. I dati raccolti da Lhc - hanno spiegato gli scienziati americani - sono compatibili con quelli messi insieme dall'acceleratore Usa, costretto a chiudere i battenti a settembre 2011 dopo quasi 30 anni di attività per il taglio dei finanziamenti deciso da Washington.
In attesa di un annuncio definitivo sulla "cattura" del bosone di Higgs, i fisici si stanno dando da fare per pubblicare libri di divulgazione che facciano capire cos'è questo ingrediente della materia, necessario per giustificare come mai le particelle elementari hanno una massa, perché alcune sono più leggere e altre più pesanti.
In italiano Springer ha pubblicato il piacevole "Odissea nello zeptospazio. Un viaggio nella fisica di Lhc", scritto dal fisico teorico del Cern Gian Francesco Giudice e finalista del Premio Galileo 2012. In inglese sono invece usciti "Higgs Force" di Nicholas Mee e "The Quantum Story" di Jim Baggott.
Il fisico di Oxford Frank Close ha anche scavato negli articoli e nei documenti di quei fruttuosi anni '60 per ricostruire il lavoro teorico che ha portato alla definizione del bosone di Higgs. Gli scienziati François Englert e Robert Brout avevano in realtà descritto il meccanismo che dà massa alle particelle elementari leggermente prima di Peter Higgs, ma la loro spiegazione non prevedeva l'esistenza di una particella. Ecco perché, secondo la ricostruzione di Close, il ruolo di eponimo alla fine è andato allo schivo scienziato inglese.
Se Brout è morto l'anno scorso, Englert resta uno dei principali candidati al Nobel. Ecco perché il fisico belga è stato invitato a tenere un discorso alla settimana di Moriond. Per evitare gaffe, il bosone di Higgs è stato frettolosamente ribattezzato nel programma ufficiale "bosone di Beh". Un nome meno autorevole probabilmente, ma capace di accontentare sia Brout che Englert e Higgs. E di indirizzare un'eventuale decisione di Stoccolma.