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Raggi cosmici, cambia l'identikit
a un secolo dalla loro scoperta

Le nuove misurazioni effettuate sulla base di 30 miliardi particelle raccolte dal "cacciatore di antimateria" Ams sulla stazione spaziale, sono stati presentati a una conferenza in Brasile. "Ci dicono come i raggi cosmici attraversano la galassia"

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ROMA - A un secolo dalla scoperta, cambia l'identikit dei raggi cosmici, le particelle cariche di energia che provengono dallo spazio e che ogni secondo attraversano a miliardi la Terra. Sono fra i più importanti "messaggeri" di fenomeni cosmici in parte ancora ancora sconosciuti, come l'antimateria nucleare di cui fino ad ora non si sono trovate tracce nel cosmo e la materia oscura che forma il 25% dell'universo. Un passo avanti nella sensibilità di questi studi è possibile grazie ai dati raccolti negli ultimi due anni dal rivelatore Ams (Alpha Magnetic Spectrometer), installato nel maggio 2011 all'esterno della Stazione spaziale internazionale. I nuovi dati, risultato di più di 30 miliardi di particelle raccolte, sono stati presentati oggi in Brasile, alla Conferenza Internazionale sui Raggi Cosmici in corso a Rio de Janeiro nel corso di una sessione specialmente dedicata ad Ams.

"Per la prima volta i raggi cosmici sono stati misurati prima del loro ingresso nell'atmosfera con una precisione eccezionale", ha detto il fisico Roberto Battiston, dell'Università di Trento e dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, vice responsabile della collaborazione internazionale alla quale l'Italia partecipa con l'Infn e con l'Agenzia Spaziale Italiana (Asi). Le misure presentate oggi da Ams riguardano le particelle più abbondanti nei raggi cosmici, ossia protoni, elio, elettroni, positroni, boro e carbonio. "Il complesso di queste misure ci dice come i raggi cosmici attraversano la galassia", spiega Battiston.

Togliere i veli che nascondono il volto della materia oscura o scoprire indizi sull'esistenza di anti-stelle appartenenti ad anti-mondi potrebbe quindi essere un obiettivo meno lontano: "Oggi - conclude Battiston - abbiamo a disposizione sulla Stazione spaziale internazionale uno strumento incredibilmente più preciso rispetto al passato, come mostrano chiaramente i risultati che abbiamo presentato alla conferenza di Rio".