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L'attesa per il Nobel al Bosone
la grande sfida alla scaramanzia

Il comitato dei Nobel non ama fare scelte prevedibili, ma stavolta sembra che per il riconoscimento alla Fisica tutto converga sulla scoperta della cosiddetta "particella di Dio". E le conferenze stampa sono già programmate di ELENA DUSI
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SE c'è una cosa che il Comitato dei Nobel detesta, è fare scelte prevedibili. Questa volta però, le scommesse che il premio per la Fisica andrà a Peter Higgs sono una valanga. La decisione di Stoccolma sarà trasmessa in mondovisione martedì mattina alle 11 e 45. Sfidando la scaramanzia, per quell'ora sono più di una le conferenze stampa o le cerimonie fissate per festeggiare un premio che ancora non c'è.

Il Cern di Ginevra, il Centro di ricerche che il bosone di Higgs lo ha trovato davvero - dopo che Peter Higgs ne aveva descritto i connotati con una paginetta di equazioni nel luglio del 1964 - si è preso almeno un margine di sicurezza. La sua conferenza stampa è fissata all'una. Servirà a commentare la scelta di Stoccolma qualunque essa sia, spiegano con nonchalance i vertici del Cern.

Poiché la scoperta di Higgs, in quel fecondo 1964, è avvenuta in contemporanea con quella di altri due fisici …
SE c'è una cosa che il Comitato dei Nobel detesta, è fare scelte prevedibili. Questa volta però, le scommesse che il premio per la Fisica andrà a Peter Higgs sono una valanga. La decisione di Stoccolma sarà trasmessa in mondovisione martedì mattina alle 11 e 45. Sfidando la scaramanzia, per quell'ora sono più di una le conferenze stampa o le cerimonie fissate per festeggiare un premio che ancora non c'è.

Il Cern di Ginevra, il Centro di ricerche che il bosone di Higgs lo ha trovato davvero - dopo che Peter Higgs ne aveva descritto i connotati con una paginetta di equazioni nel luglio del 1964 - si è preso almeno un margine di sicurezza. La sua conferenza stampa è fissata all'una. Servirà a commentare la scelta di Stoccolma qualunque essa sia, spiegano con nonchalance i vertici del Cern.

Poiché la scoperta di Higgs, in quel fecondo 1964, è avvenuta in contemporanea con quella di altri due fisici teorici belgi (François Englert e Robert Brout), anche l'università di Bruxelles ha fissato una cerimonia per martedì mattina. L'appuntamento tuttavia è riservato agli addetti ai lavori e non ha ricevuto alcuna pubblicità. Brout è scomparso un paio di anni fa, ma Englert sarà in prima fila ad aspettare la notizia, sperando che flash e telecamere non si ritrovino lì a riprendere la sua delusione. Il bosone di Higgs, in ogni caso, a Bruxelles è da tempo chiamato "bosone di Brout-Englert-Higgs", in rigoroso ordine alfabetico.

Alla scaramanzia lancia poi una poderosa sfida l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, che seguirà l'annuncio dei Nobel in diretta con una conferenza stampa e un collegamento via web dal Cern. A Ginevra ci saranno Fabiola Gianotti e Guido Tonelli, i due scienziati italiani che hanno guidato i due enormi apparati (rispettivamente Atlas e Cms) che sul bosone di Higgs hanno messo le mani con i dati accumulati tra il 2010 e il 2012 (l'annuncio ufficiale della scoperta è avvenuto il 4 luglio 2012). Sono centinaia i fisici dell'Istituto (l'Infn) che hanno partecipato attivamente e con ruoli di primo piano alla caccia dell'elusiva particella, avvenuta nell'acceleratore più potente del mondo: il Large Hadron Collider (Lhc).

L'università di Edimburgo, la casa del professor Higgs, ha deciso - Nobel o meno - di lanciare un corso online per gli studenti di tutto il mondo desiderosi di capire cos'è il bosone di Higgs e come è avvenuta la sua scoperta. "Ci aspettiamo un boom di iscrizioni, se il Nobel andrà al professor Higgs" è l'unica frase con cui i vertici dell'università sono disposti a sbilanciarsi. Privo di qualsiasi dubbio è invece Frank Close, un fisico teorico dell'università di Oxford che a Higgs è molto vicino in questo periodo. "L'anno scorso l'annuncio della scoperta è arrivato troppo tardi perché il Comitato dei Nobel scegliesse il professor Higgs. Ma quest'anno non ci sono proprio scuse".

E Peter Higgs in tutto ciò? Il timidissimo fisico inglese, a 84 anni, attenderà il verdetto nella sua casa di Edimburgo, dove vive tra libri, dischi e senza tv. Da sempre evitare occasioni mondane e giornalisti è la sua priorità. A chi gli chiedeva se sarebbe stato felice di vincere il Nobel lui ha sempre risposto: "Sarebbe un trauma". E da due settimane chiunque lo inviti riceve puntualmente la risposta che il professore è afflitto da un'ostinata bronchite.