PER OGNI PUBBLICAZIONE scientifica che ha una donna come primo autore, ce ne sono quasi due (1,93 per la precisione) che hanno un uomo come prima firma. In questo dato è raccolto un lavoro lungo oltre un anno, in cui sono state analizzate e comparate 5.483.841 pubblicazioni di ricerche scientifiche. "Bibliometrics: Global gender disparities in science" è il nome dello studio coordinato dalla ricercatrice Cassidy R. Sugimoto, docente nella sede di Bloomington dell'Indiana University, dedicato alla disparità di genere in ambito scientifico. La ricerca è stata pubblicata lo scorso 12 dicembre sulla rivista britannica Nature e ha confermato l'esistenza di una consistente diseguaglianza tra uomini e donne nella ricerca.
LO STUDIO (Pdf)
Una diseguaglianza, soprattutto nella realizzazione e pubblicazione di ricerche scientifiche, che ha fatto ricredere persino colei che questo studio lo ha guidato: "Devo ammettere che all'inizio del progetto ero molto scettica - racconta a Repubblica Cassidy R. Sugimoto - La mia esperienza personale sia all'Indiana University che nell'università del North Carolina è stata positiva e credevo che le disparità di genere nel settore scientifico fossero soprattutto un retaggio, una realtà relegata a pochi paesi e specifiche discipline. Sono rimasta sorpresa da come queste diseguaglianze siano in realtà molto diffuse".
[[ge:rep-locali:repubblica:75039430]]
Lo studio realizzato da Cassidy R. Sugimoto - in collaborazione con Vincent Larivière della University of Montreal, Yves Gingras della University of Québec, Chaoqun Ni e Blaise Cronin dell'Indiana University - ha analizzato tutti gli articoli scientifici pubblicati tra il 2008 e il 2012 e raccolti attraverso la banca dati Web of Science. Si tratta della prima ricerca globale e interdisciplinare dedicata alla disparità di genere nella produzione scientifica: su questo argomento esistevano, fino a dicembre scorso, solo studi localizzati e mono disciplinari, poco attenti all'aumento delle collaborazioni nella ricerca e a tutti i cambiamenti delle procedure accademiche.
I dati emersi confermano l'inferiorità che ancora penalizza le donne nella produzione scientifica: poco più del 70 per cento delle firme degli oltre cinque milioni di articoli analizzati è di genere maschile, contro il 30 per cento delle donne. La parità di genere aumenta solo nei paesi con una minore produzione scientifica: sono nove gli Stati in cui più donne che uomini firmano le ricerche scientifiche pubblicate, tra cui Macedonia, Lettonia, Sri Lanka, Ucraina e Bosnia-Erzegovina. Lo stesso dato vale all'interno dei confini di Nord America e Canada: gli Stati e le province con meno diseguaglianze sono anche quelli con i livelli più bassi di produzione scientifica, come Vermont, Rhode Island, Maine, Manitoba, Nova Scotia e Québec. Nella classifica dei paesi ad alto predominio maschile e con un buon livello di sviluppo scientifico compaiono invece Arabia Saudita, Iran, Giappone, Giordania, Camerun, Qatar e Uzbekistan.
"Bibliometrics: Global gender disparities in science" ha inoltre rivelato che le disparità di genere non riguardano solo la realizzazione e la pubblicazione di ricerche scientifiche, ma anche la loro ricezione da parte del pubblico: un documento in cui una donna è indicata come unico autore, primo o ultimo degli autori ottiene meno citazioni di quante ne avrebbe se questi stessi ruoli fossero ricoperti da un uomo.
Oltre a essere in minoranza e ad essere giudicate peggio degli uomini, le donne nella scienza sono anche meno internazionali: nei 50 paesi più produttivi presi in considerazione (quelli che rappresentano il 97 per cento delle pubblicazioni totali) le collaborazioni femminili sono molto più nazionali e "domestiche" di quelle degli uomini. "Purtroppo siamo riusciti a dare solo una descrizione e non una spiegazione di questo dato, voglio incoraggiarne l'approfondimento - ha detto Cassidy R. Sugimoto - Penso che lo scarso respiro internazionale della ricerca al femminile dipenda anche dall'atteggiamento della stessa comunità globale degli scienziati".
LO STUDIO (Pdf)
Una diseguaglianza, soprattutto nella realizzazione e pubblicazione di ricerche scientifiche, che ha fatto ricredere persino colei che questo studio lo ha guidato: "Devo ammettere che all'inizio del progetto ero molto scettica - racconta a Repubblica Cassidy R. Sugimoto - La mia esperienza personale sia all'Indiana University che nell'università del North Carolina è stata positiva e credevo che le disparità di genere nel settore scientifico fossero soprattutto un retaggio, una realtà relegata a pochi paesi e specifiche discipline. Sono rimasta sorpresa da come queste diseguaglianze siano in realtà molto diffuse".
[[ge:rep-locali:repubblica:75039430]]
Lo studio realizzato da Cassidy R. Sugimoto - in collaborazione con Vincent Larivière della University of Montreal, Yves Gingras della University of Québec, Chaoqun Ni e Blaise Cronin dell'Indiana University - ha analizzato tutti gli articoli scientifici pubblicati tra il 2008 e il 2012 e raccolti attraverso la banca dati Web of Science. Si tratta della prima ricerca globale e interdisciplinare dedicata alla disparità di genere nella produzione scientifica: su questo argomento esistevano, fino a dicembre scorso, solo studi localizzati e mono disciplinari, poco attenti all'aumento delle collaborazioni nella ricerca e a tutti i cambiamenti delle procedure accademiche.
I dati emersi confermano l'inferiorità che ancora penalizza le donne nella produzione scientifica: poco più del 70 per cento delle firme degli oltre cinque milioni di articoli analizzati è di genere maschile, contro il 30 per cento delle donne. La parità di genere aumenta solo nei paesi con una minore produzione scientifica: sono nove gli Stati in cui più donne che uomini firmano le ricerche scientifiche pubblicate, tra cui Macedonia, Lettonia, Sri Lanka, Ucraina e Bosnia-Erzegovina. Lo stesso dato vale all'interno dei confini di Nord America e Canada: gli Stati e le province con meno diseguaglianze sono anche quelli con i livelli più bassi di produzione scientifica, come Vermont, Rhode Island, Maine, Manitoba, Nova Scotia e Québec. Nella classifica dei paesi ad alto predominio maschile e con un buon livello di sviluppo scientifico compaiono invece Arabia Saudita, Iran, Giappone, Giordania, Camerun, Qatar e Uzbekistan.
"Bibliometrics: Global gender disparities in science" ha inoltre rivelato che le disparità di genere non riguardano solo la realizzazione e la pubblicazione di ricerche scientifiche, ma anche la loro ricezione da parte del pubblico: un documento in cui una donna è indicata come unico autore, primo o ultimo degli autori ottiene meno citazioni di quante ne avrebbe se questi stessi ruoli fossero ricoperti da un uomo.
Oltre a essere in minoranza e ad essere giudicate peggio degli uomini, le donne nella scienza sono anche meno internazionali: nei 50 paesi più produttivi presi in considerazione (quelli che rappresentano il 97 per cento delle pubblicazioni totali) le collaborazioni femminili sono molto più nazionali e "domestiche" di quelle degli uomini. "Purtroppo siamo riusciti a dare solo una descrizione e non una spiegazione di questo dato, voglio incoraggiarne l'approfondimento - ha detto Cassidy R. Sugimoto - Penso che lo scarso respiro internazionale della ricerca al femminile dipenda anche dall'atteggiamento della stessa comunità globale degli scienziati".