La scienza non è donna: gli studi femminili metà di quelli maschili
di AGNESE FIORETTISolo il 30 per cento degli autori di pubblicazioni scientifiche sono donne. A dirlo è "Bibliometrics: Global gender disparities in science", il primo studio globale e interdisciplinare dedicato alla disparità di genere in questo settore
PER OGNI PUBBLICAZIONE scientifica che ha una donna come primo autore, ce ne sono quasi due (1,93 per la precisione) che hanno un uomo come prima firma. In questo dato è raccolto un lavoro lungo oltre un anno, in cui sono state analizzate e comparate 5.483.841 pubblicazioni di ricerche scientifiche. "Bibliometrics: Global gender disparities in science" è il nome dello studio coordinato dalla ricercatrice Cassidy R. Sugimoto, docente nella sede di Bloomington dell'Indiana University, dedicato alla disparità di genere in ambito scientifico. La ricerca è stata pubblicata lo scorso 12 dicembre sulla rivista britannica Nature e ha confermato l'esistenza di una consistente diseguaglianza tra uomini e donne nella ricerca.
LO STUDIO (Pdf)
Una diseguaglianza, soprattutto nella realizzazione e pubblicazione di ricerche scientifiche, che ha fatto ricredere persino colei che questo studio lo ha guidato: "Devo ammettere che all'inizio del progetto ero molt…
LO STUDIO (Pdf)
Una diseguaglianza, soprattutto nella realizzazione e pubblicazione di ricerche scientifiche, che ha fatto ricredere persino colei che questo studio lo ha guidato: "Devo ammettere che all'inizio del progetto ero molt…
PER OGNI PUBBLICAZIONE scientifica che ha una donna come primo autore, ce ne sono quasi due (1,93 per la precisione) che hanno un uomo come prima firma. In questo dato è raccolto un lavoro lungo oltre un anno, in cui sono state analizzate e comparate 5.483.841 pubblicazioni di ricerche scientifiche. "Bibliometrics: Global gender disparities in science" è il nome dello studio coordinato dalla ricercatrice Cassidy R. Sugimoto, docente nella sede di Bloomington dell'Indiana University, dedicato alla disparità di genere in ambito scientifico. La ricerca è stata pubblicata lo scorso 12 dicembre sulla rivista britannica Nature e ha confermato l'esistenza di una consistente diseguaglianza tra uomini e donne nella ricerca.
LO STUDIO (Pdf)
Una diseguaglianza, soprattutto nella realizzazione e pubblicazione di ricerche scientifiche, che ha fatto ricredere persino colei che questo studio lo ha guidato: "Devo ammettere che all'inizio del progetto ero molto scettica - racconta a Repubblica Cassidy R. Sugimoto - La mia esperienza personale sia all'Indiana University che nell'università del North Carolina è stata positiva e credevo che le disparità di genere nel settore scientifico fossero soprattutto un retaggio, una realtà relegata a pochi paesi e specifiche discipline. Sono rimasta sorpresa da come queste diseguaglianze siano in realtà molto diffuse".
Lo studio realizzato da Cassidy R. Sugimoto - in collaborazione con Vincent Larivière della University of Montreal, Yves Gingras della University of Québec, Chaoqun Ni e Blaise Cronin dell'Indiana University - ha analizzato tutti gli articoli scientifici pubblicati tra il 2008 e il 2012 e raccolti attraverso la banca dati Web of Science. Si tratta della prima ricerca globale e interdisciplinare dedicata alla disparità di genere nella produzione scientifica: su questo argomento esistevano, fino a dicembre scorso, solo studi localizzati e mono disciplinari, poco attenti all'aumento delle collaborazioni nella ricerca e a tutti i cambiamenti delle procedure accademiche.
I dati emersi confermano l'inferiorità che ancora penalizza le donne nella produzione scientifica: poco più del 70 per cento delle firme degli oltre cinque milioni di articoli analizzati è di genere maschile, contro il 30 per cento delle donne. La parità di genere aumenta solo nei paesi con una minore produzione scientifica: sono nove gli Stati in cui più donne che uomini firmano le ricerche scientifiche pubblicate, tra cui Macedonia, Lettonia, Sri Lanka, Ucraina e Bosnia-Erzegovina. Lo stesso dato vale all'interno dei confini di Nord America e Canada: gli Stati e le province con meno diseguaglianze sono anche quelli con i livelli più bassi di produzione scientifica, come Vermont, Rhode Island, Maine, Manitoba, Nova Scotia e Québec. Nella classifica dei paesi ad alto predominio maschile e con un buon livello di sviluppo scientifico compaiono invece Arabia Saudita, Iran, Giappone, Giordania, Camerun, Qatar e Uzbekistan.
"Bibliometrics: Global gender disparities in science" ha inoltre rivelato che le disparità di genere non riguardano solo la realizzazione e la pubblicazione di ricerche scientifiche, ma anche la loro ricezione da parte del pubblico: un documento in cui una donna è indicata come unico autore, primo o ultimo degli autori ottiene meno citazioni di quante ne avrebbe se questi stessi ruoli fossero ricoperti da un uomo.
Oltre a essere in minoranza e ad essere giudicate peggio degli uomini, le donne nella scienza sono anche meno internazionali: nei 50 paesi più produttivi presi in considerazione (quelli che rappresentano il 97 per cento delle pubblicazioni totali) le collaborazioni femminili sono molto più nazionali e "domestiche" di quelle degli uomini. "Purtroppo siamo riusciti a dare solo una descrizione e non una spiegazione di questo dato, voglio incoraggiarne l'approfondimento - ha detto Cassidy R. Sugimoto - Penso che lo scarso respiro internazionale della ricerca al femminile dipenda anche dall'atteggiamento della stessa comunità globale degli scienziati".
LO STUDIO (Pdf)
Una diseguaglianza, soprattutto nella realizzazione e pubblicazione di ricerche scientifiche, che ha fatto ricredere persino colei che questo studio lo ha guidato: "Devo ammettere che all'inizio del progetto ero molto scettica - racconta a Repubblica Cassidy R. Sugimoto - La mia esperienza personale sia all'Indiana University che nell'università del North Carolina è stata positiva e credevo che le disparità di genere nel settore scientifico fossero soprattutto un retaggio, una realtà relegata a pochi paesi e specifiche discipline. Sono rimasta sorpresa da come queste diseguaglianze siano in realtà molto diffuse".
Lo studio realizzato da Cassidy R. Sugimoto - in collaborazione con Vincent Larivière della University of Montreal, Yves Gingras della University of Québec, Chaoqun Ni e Blaise Cronin dell'Indiana University - ha analizzato tutti gli articoli scientifici pubblicati tra il 2008 e il 2012 e raccolti attraverso la banca dati Web of Science. Si tratta della prima ricerca globale e interdisciplinare dedicata alla disparità di genere nella produzione scientifica: su questo argomento esistevano, fino a dicembre scorso, solo studi localizzati e mono disciplinari, poco attenti all'aumento delle collaborazioni nella ricerca e a tutti i cambiamenti delle procedure accademiche.
I dati emersi confermano l'inferiorità che ancora penalizza le donne nella produzione scientifica: poco più del 70 per cento delle firme degli oltre cinque milioni di articoli analizzati è di genere maschile, contro il 30 per cento delle donne. La parità di genere aumenta solo nei paesi con una minore produzione scientifica: sono nove gli Stati in cui più donne che uomini firmano le ricerche scientifiche pubblicate, tra cui Macedonia, Lettonia, Sri Lanka, Ucraina e Bosnia-Erzegovina. Lo stesso dato vale all'interno dei confini di Nord America e Canada: gli Stati e le province con meno diseguaglianze sono anche quelli con i livelli più bassi di produzione scientifica, come Vermont, Rhode Island, Maine, Manitoba, Nova Scotia e Québec. Nella classifica dei paesi ad alto predominio maschile e con un buon livello di sviluppo scientifico compaiono invece Arabia Saudita, Iran, Giappone, Giordania, Camerun, Qatar e Uzbekistan.
"Bibliometrics: Global gender disparities in science" ha inoltre rivelato che le disparità di genere non riguardano solo la realizzazione e la pubblicazione di ricerche scientifiche, ma anche la loro ricezione da parte del pubblico: un documento in cui una donna è indicata come unico autore, primo o ultimo degli autori ottiene meno citazioni di quante ne avrebbe se questi stessi ruoli fossero ricoperti da un uomo.
Oltre a essere in minoranza e ad essere giudicate peggio degli uomini, le donne nella scienza sono anche meno internazionali: nei 50 paesi più produttivi presi in considerazione (quelli che rappresentano il 97 per cento delle pubblicazioni totali) le collaborazioni femminili sono molto più nazionali e "domestiche" di quelle degli uomini. "Purtroppo siamo riusciti a dare solo una descrizione e non una spiegazione di questo dato, voglio incoraggiarne l'approfondimento - ha detto Cassidy R. Sugimoto - Penso che lo scarso respiro internazionale della ricerca al femminile dipenda anche dall'atteggiamento della stessa comunità globale degli scienziati".