Quello sguardo da cani, in realtà senza vergogna. "Fingono perché sanno come placarci"
<em class="author">di KATIA RICCARDI</em>Se li rimproveriamo abbassano le orecchie e corrugano la fronte. Ci guardano dal basso, sembrano sentirsi in colpa. "Ma non è così. Sanno come calmare le acque e la loro è una reazione istintiva che ci regalano" spiega Bonnie Beaver, professoressa all'A&M University's College of Veterinary Medicine del Texas. E sulle espressioni canine, in rete fioriscono siti con foto e video
LOS ANGELES - Come diversi essere umani, non provano vergogna. Nessun tipo di senso di colpa. Inutile puntargli il dito contro per ricordargli qualche malefatta. I cani abbassano il muso e le orecchie perché sanno che funziona. Sentono il tono e reagiscono ai nostri rimproveri. Lo sguardo basso, le rughe sulla fronte, gli occhi lucidi è una posa che imparano a fare, e che sembra calmare le acque. Perfetti, perché vergogna e sensi di colpa sono la base di ogni disastro dell'anima umana. "Cercano di accontentarci, ci osservano e sanno come calmarci. Bisogna imparare a prenderne atto", spiega Bonnie Beaver, professoressa all'A&M University's College of Veterinary Medicine del Texas, e direttore esecutivo dell'American College di comportamentista veterinaria. Ci hanno in pugno, ci conoscono.
Non tutti i 'padroni' sono d'accordo. La vergogna è anche un ottimo deterrente e saperla far provare, per qualcuno, resta un obiettivo soddisfacente. Guarda il…
Non tutti i 'padroni' sono d'accordo. La vergogna è anche un ottimo deterrente e saperla far provare, per qualcuno, resta un obiettivo soddisfacente. Guarda il…
LOS ANGELES - Come diversi essere umani, non provano vergogna. Nessun tipo di senso di colpa. Inutile puntargli il dito contro per ricordargli qualche malefatta. I cani abbassano il muso e le orecchie perché sanno che funziona. Sentono il tono e reagiscono ai nostri rimproveri. Lo sguardo basso, le rughe sulla fronte, gli occhi lucidi è una posa che imparano a fare, e che sembra calmare le acque. Perfetti, perché vergogna e sensi di colpa sono la base di ogni disastro dell'anima umana. "Cercano di accontentarci, ci osservano e sanno come calmarci. Bisogna imparare a prenderne atto", spiega Bonnie Beaver, professoressa all'A&M University's College of Veterinary Medicine del Texas, e direttore esecutivo dell'American College di comportamentista veterinaria. Ci hanno in pugno, ci conoscono.
Non tutti i 'padroni' sono d'accordo. La vergogna è anche un ottimo deterrente e saperla far provare, per qualcuno, resta un obiettivo soddisfacente. Guarda il cane che ha capito. Così i siti con foto di sguardi colpevoli in rete sono tanti, e famosi. Dogshaming.com e Shameyourpet.com o il canale youtube.com/crackrockcandy, per esempi celebri, non fanno che accumulare visualizzazioni grazie alle immagini dei nostri migliori amici pentiti dopo aver mangiato, sporcato o distrutto qualcosa che sarebbe stato meglio non toccare. Espressioni molto credibili. Ma secondo gli studiosi, non sentite. Cani che fingono lacrime di coccodrilli.
Creato da Pascale Lemire due anni fa, Dogshaming.com è il sito più popolare, con 58 milioni di pagine viste e più di 65 mila iscritti che postano foto di cani in colpa. Con tanto di poster appeso al collo che spiega la malefatta. "Dog Shaming", il libro di Lemire - che vive a Vancouver, British Columbia-, a gennaio è stato anche inserito nella lista dei best-seller stilata dal 'New York Times'. "Non credo che provino vergogna, non realmente", racconta Lemire, "credo che sappiano come placarci. Quello sguardo da cucciolone che li fa sembrare veramente angosciati è invincibile, ma il loro vero pensiero forse è 'ecco qua, il mio padrone è super arrabbiato per qualcosa, non so per cosa ma si calma quando faccio l'espressione triste, quindi perché no, facciamola ancora". E il risultato al massimo finisce formato foto su un sito.
Nel 2011 da Boston, Jeremy Lakaszcyck, un altro 'padrone', cercò di coinvolgere nell'ondata della vergogna canina anche alcune celebrità. Iniziò a mettere su YouTube foto e video del suo beagle, Maymo. Quattro mesi dopo Ellen DeGeneres ne mandò in onda uno durante il suo show mentre il comico Ricky Gervais fece la stessa cosa sul proprio profilo Twitter. La popolarità del sito aumentò di colpo. "Maymo è un cane strutturalmente capace di mostrare un'espressione contrita. Lo fa in automatico ogni volta che alzo la voce", racconta Lakaszcyck. "Maymo riesce a restare con la faccia pentita per ore. Ha un talento naturale, però scodinzola durante tutta la permormance, è infelice col muso ma resta contento dall'altro lato del corpo", continua.
E' stata Alexandra Horowitz a condurre nel 2009 il primo studio sul "guilty dog look", lo sguardo colpevole dei fedeli quadrupedi. Assistente di psicologia al Barnard College di New York, ha incluso i risultati e le deduzioni in uno dei suoi libri, "Inside of a Dog: What Dogs See, Smell, and Know". Per lo studio ha utilizzato 14 cani filmandoli durante una serie di prove e studiando le loro reazioni quando il padrone lasciava la stanza dopo avergli detto di non mangiare un bocconcino. Poi tornava. A volte sapeva che cosa aveva fatto il cane, a volte no. E a volte il bocconcino era stato mangiato, a volte no. "La cosa più importante è stato scoprire che i cani facevano lo sguardo colpevole a seconda del tono usato dal padrone. Sia se avevano disubbidito, sia se non avevano toccato il boccone", spiega Horowitz. "Non dico che non provino senso di colpa in assoluto, ma certo lo sguardo pentito non vuol dire che la stiano provando in quel momento. C'è una differenza tra senso di colpa e vergogna".
I cani sono certamente in grado di imparare dai propri errori, ma ricompense o punizioni sono di fatto più efficaci se fatte immediatamente dopo il fattaccio. La reazione immediata mantiene la connessione ed è una speigazione che resta impressa. Se passa troppo tempo non serve, e il cane non impara" dice Beaver, professore veterinario. Che aggiunge. Sono loro a guardarci, ci imparano. "Non sappiamo cosa provino e non lo sapremo mai veramente. Questo semplicemente, perché non possiamo chiederglielo".
Non tutti i 'padroni' sono d'accordo. La vergogna è anche un ottimo deterrente e saperla far provare, per qualcuno, resta un obiettivo soddisfacente. Guarda il cane che ha capito. Così i siti con foto di sguardi colpevoli in rete sono tanti, e famosi. Dogshaming.com e Shameyourpet.com o il canale youtube.com/crackrockcandy, per esempi celebri, non fanno che accumulare visualizzazioni grazie alle immagini dei nostri migliori amici pentiti dopo aver mangiato, sporcato o distrutto qualcosa che sarebbe stato meglio non toccare. Espressioni molto credibili. Ma secondo gli studiosi, non sentite. Cani che fingono lacrime di coccodrilli.
Creato da Pascale Lemire due anni fa, Dogshaming.com è il sito più popolare, con 58 milioni di pagine viste e più di 65 mila iscritti che postano foto di cani in colpa. Con tanto di poster appeso al collo che spiega la malefatta. "Dog Shaming", il libro di Lemire - che vive a Vancouver, British Columbia-, a gennaio è stato anche inserito nella lista dei best-seller stilata dal 'New York Times'. "Non credo che provino vergogna, non realmente", racconta Lemire, "credo che sappiano come placarci. Quello sguardo da cucciolone che li fa sembrare veramente angosciati è invincibile, ma il loro vero pensiero forse è 'ecco qua, il mio padrone è super arrabbiato per qualcosa, non so per cosa ma si calma quando faccio l'espressione triste, quindi perché no, facciamola ancora". E il risultato al massimo finisce formato foto su un sito.
Nel 2011 da Boston, Jeremy Lakaszcyck, un altro 'padrone', cercò di coinvolgere nell'ondata della vergogna canina anche alcune celebrità. Iniziò a mettere su YouTube foto e video del suo beagle, Maymo. Quattro mesi dopo Ellen DeGeneres ne mandò in onda uno durante il suo show mentre il comico Ricky Gervais fece la stessa cosa sul proprio profilo Twitter. La popolarità del sito aumentò di colpo. "Maymo è un cane strutturalmente capace di mostrare un'espressione contrita. Lo fa in automatico ogni volta che alzo la voce", racconta Lakaszcyck. "Maymo riesce a restare con la faccia pentita per ore. Ha un talento naturale, però scodinzola durante tutta la permormance, è infelice col muso ma resta contento dall'altro lato del corpo", continua.
E' stata Alexandra Horowitz a condurre nel 2009 il primo studio sul "guilty dog look", lo sguardo colpevole dei fedeli quadrupedi. Assistente di psicologia al Barnard College di New York, ha incluso i risultati e le deduzioni in uno dei suoi libri, "Inside of a Dog: What Dogs See, Smell, and Know". Per lo studio ha utilizzato 14 cani filmandoli durante una serie di prove e studiando le loro reazioni quando il padrone lasciava la stanza dopo avergli detto di non mangiare un bocconcino. Poi tornava. A volte sapeva che cosa aveva fatto il cane, a volte no. E a volte il bocconcino era stato mangiato, a volte no. "La cosa più importante è stato scoprire che i cani facevano lo sguardo colpevole a seconda del tono usato dal padrone. Sia se avevano disubbidito, sia se non avevano toccato il boccone", spiega Horowitz. "Non dico che non provino senso di colpa in assoluto, ma certo lo sguardo pentito non vuol dire che la stiano provando in quel momento. C'è una differenza tra senso di colpa e vergogna".
I cani sono certamente in grado di imparare dai propri errori, ma ricompense o punizioni sono di fatto più efficaci se fatte immediatamente dopo il fattaccio. La reazione immediata mantiene la connessione ed è una speigazione che resta impressa. Se passa troppo tempo non serve, e il cane non impara" dice Beaver, professore veterinario. Che aggiunge. Sono loro a guardarci, ci imparano. "Non sappiamo cosa provino e non lo sapremo mai veramente. Questo semplicemente, perché non possiamo chiederglielo".