ROMA - E' stato trovato l'accordo per ricostruire la Città della Scienza a Napoli distrutta da un incendio doloso il 4 marzo del 2013. Lo si è appreso dopo la riunione che si è svolta a Roma presso il Dipartimento dello Sviluppo e della Coesione. Ora lo schema dovrà ora essere approvato nelle Giunte di Regione Campania, Comune e Provincia di Napoli, per poi essere firmato.
I responsabili amministrativi delle diverse istituzioni partecipanti al tavolo hanno definito e condiviso tutti gli aspetti dell'accordo di programma quadro sulla ricostruzione di Città della Scienza e del Protocollo di intesa per la riqualificazione di Bagnoli. Si tratta quindi di due accordi distinti: uno sulla ricostruzione di Città della Scienza ed un altro relativo alla bonifica della spiaggia e del mare di Bagnoli. Il 4 marzo scorso la firma dell'accordo di programma quadro per ricostruire Città della Scienza era saltata a sorpresa. Alla base della rottura contrasti tra Comune e Regione sulla questione della bonifica di Bagnoli che il Comune voleva fosse inserita nell'accordo. Al tavolo di oggi si sono riuniti i rappresentanti del ministero dello Sviluppo Economico, del ministero delle Infrastrutture, del ministero dell'Ambiente, della Regione Campania, del Comune di Napoli, della Provincia di Napoli e di Città della Scienza - Fondazione Idis.
Nel frattempo, a un anno dal rogo, le indagini della procura di Napoli seguono un'unica pista, quella cosiddetta "interna". Sotto esame da parte degli inquirenti c'è la polizza assicurativa che proprio l'ente aveva sottoscritto contro gli incendi. I custodi in servizio quella notte sono stati ascoltati diverse volte; il primo allarme per l'incendio, infatti, è stato lanciato da un pescatore e non dai guardiani del polo scientifico. Il movente sarebbe da ricercarsi nelle difficoltà finanziarie del polo museale scientifico e nei ritardi nel pagamento degli stipendi di alcuni dipendenti.
L'ipotesi di un movente legato alla criminalità organizzata mossa dagli appalti milionari che ruotano attorno al ricostruzione e bonifica dell'area dell'ex Italsider a Bagnoli è sfumata presto. Fondamentale è l'analisi intorno ai tempi del rogo: l'allarme scattò la notte del 3 marzo alle 21,40, e dopo 6 minuti i vigili del fuoco erano già sul posto ma, nonostante non ci fosse vento, il fronte delle fiamme era già esteso per cento metri. Tra sistema antincendio in azione e pareti ignifughe, il rogo avrebbero dovuto essere circoscritto, ma così non è stato. Furono trovate anche tracce di benzina e sei proabili punti di inneschi. In 40 minuti andarono in fumo oltre 120 mila metri quadri di struttura.
I responsabili amministrativi delle diverse istituzioni partecipanti al tavolo hanno definito e condiviso tutti gli aspetti dell'accordo di programma quadro sulla ricostruzione di Città della Scienza e del Protocollo di intesa per la riqualificazione di Bagnoli. Si tratta quindi di due accordi distinti: uno sulla ricostruzione di Città della Scienza ed un altro relativo alla bonifica della spiaggia e del mare di Bagnoli. Il 4 marzo scorso la firma dell'accordo di programma quadro per ricostruire Città della Scienza era saltata a sorpresa. Alla base della rottura contrasti tra Comune e Regione sulla questione della bonifica di Bagnoli che il Comune voleva fosse inserita nell'accordo. Al tavolo di oggi si sono riuniti i rappresentanti del ministero dello Sviluppo Economico, del ministero delle Infrastrutture, del ministero dell'Ambiente, della Regione Campania, del Comune di Napoli, della Provincia di Napoli e di Città della Scienza - Fondazione Idis.
Nel frattempo, a un anno dal rogo, le indagini della procura di Napoli seguono un'unica pista, quella cosiddetta "interna". Sotto esame da parte degli inquirenti c'è la polizza assicurativa che proprio l'ente aveva sottoscritto contro gli incendi. I custodi in servizio quella notte sono stati ascoltati diverse volte; il primo allarme per l'incendio, infatti, è stato lanciato da un pescatore e non dai guardiani del polo scientifico. Il movente sarebbe da ricercarsi nelle difficoltà finanziarie del polo museale scientifico e nei ritardi nel pagamento degli stipendi di alcuni dipendenti.
L'ipotesi di un movente legato alla criminalità organizzata mossa dagli appalti milionari che ruotano attorno al ricostruzione e bonifica dell'area dell'ex Italsider a Bagnoli è sfumata presto. Fondamentale è l'analisi intorno ai tempi del rogo: l'allarme scattò la notte del 3 marzo alle 21,40, e dopo 6 minuti i vigili del fuoco erano già sul posto ma, nonostante non ci fosse vento, il fronte delle fiamme era già esteso per cento metri. Tra sistema antincendio in azione e pareti ignifughe, il rogo avrebbero dovuto essere circoscritto, ma così non è stato. Furono trovate anche tracce di benzina e sei proabili punti di inneschi. In 40 minuti andarono in fumo oltre 120 mila metri quadri di struttura.