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Quando la pet teraphy si fa con i delfini

Questa terapia riabilitativa si basa sugli effetti benefici che deriverebbero dalla relazione tra il paziente e gli animali. Inserita recentemente l'Acquario nazionale dell'Havana. Risultati incoraggianti con i bambini autistici in Italia. Ma alcuni esperti hanno forti dubbi sui suoi benefici
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CONOSCIUTA anche come Dolphin Assisted Therapy, la delfinoterapia è l'ultima frontiera della pet teraphy, la terapia riabilitativa che si basa sugli effetti benefici che deriverebbero dalla relazione tra il paziente e gli animali. A inserirla recentemente è l'Acquario nazionale dell'Havana, dove i delfini Xinana e Coral supportano i piccoli affetti da sindrome di Down, autismo e difficoltà motorie.

Dove nasce la delfinoterapia. Teorizzata e applicata per la prima volta da David Nathanson e Betsy Smith, docenti presso la Florida International University di Miami, la delfinoterapia ha visto la luce negli anni '70. A introdurre questo nuovo approccio terapeutico in Italia è stata l'Associazione Arion, che ha sperimentato la terapia con i delfini al Delfinario di Rimini nel 1993.

Come funziona. Con l'aiuto dei delfini i pazienti svilupperebbero meglio la parte del cervello deputata alla comunicazione all'area affettiva. In particolare la delfinoterapia ha avuto …
CONOSCIUTA anche come Dolphin Assisted Therapy, la delfinoterapia è l'ultima frontiera della pet teraphy, la terapia riabilitativa che si basa sugli effetti benefici che deriverebbero dalla relazione tra il paziente e gli animali. A inserirla recentemente è l'Acquario nazionale dell'Havana, dove i delfini Xinana e Coral supportano i piccoli affetti da sindrome di Down, autismo e difficoltà motorie.

Dove nasce la delfinoterapia. Teorizzata e applicata per la prima volta da David Nathanson e Betsy Smith, docenti presso la Florida International University di Miami, la delfinoterapia ha visto la luce negli anni '70. A introdurre questo nuovo approccio terapeutico in Italia è stata l'Associazione Arion, che ha sperimentato la terapia con i delfini al Delfinario di Rimini nel 1993.

Come funziona. Con l'aiuto dei delfini i pazienti svilupperebbero meglio la parte del cervello deputata alla comunicazione all'area affettiva. In particolare la delfinoterapia ha avuto alcuni riscontri positivi in casi di bambini affetti da disturbi dell'infanzia e dell'adolescenza, da autismo, sindrome di Down, problemi di concentrazione o apprendimento. Ma non solo. Questa particolare branca terapeutica è ritenuta utile anche nei casi di riabilitazione motoria: i pazienti che nuotano con i delfini paiono risolvere più velocemente problemi di deambulazione, problemi di coordinazione e armonia del movimento, casi di disagio motorio post operatorio.

Perché proprio i delfini? Si tratta di mammiferi dotati di un'intelligenza addirittura superiore a quella degli scimpanzé. Sono infatti provvisti di intelligenza sociale, capacità di utilizzare strumenti, risolvere problemi particolari e trasmettere i caratteri culturali acquisiti. Non solo. Alcuni studi confermano persino la possibilità che i delfini abbiano una coscienza e una autocoscienza (a quanto pare si riconoscono allo specchio) e sono dotati di un tasso di encefalizzazione (ovvero il rapporto tra il peso del cervello e il peso del corpo) secondo solo a quello umano. Inoltre i delfini hanno una neocorteccia  -  sede delle capacità cognitive superiori - molto complessa e sviluppata.
 
Cosa succede in Italia. Recentemente l'Istituto Dermopatico dell'Immacolata (IDI), il Bioparco e Zoomarine hanno avviato una collaborazione per la cura dei bambini affetti da autismo attraverso i delfini. Il progetto, iniziato nel 2012, è nato nella Baia dei Pinnipedi dello Zoomarine di Roma, dove un gruppo di bambini autistici, di età compresa fra gli 8 e i 14 anni, ha intrapreso un percorso di Pet Therapy, accompagnato dai propri genitori e medici e con l'ausilio degli addestratori.

I risultati. Le diverse esperienze in questo campo hanno evidenziato risultati diversi a seconda delle patologie di cui sono affetti i bambini. In particolare gli autistici, attraverso il contatto con i delfini, vengono spinti a migliorare le proprie relazioni interpersonali. Le cause sono da ricercarsi anche nell'estrema sensibilità dei delfini nei confronti di questi ragazzi e dal loro modo di giocare capace di rompere l'isolamento che caratterizza questa patologia. Ovviamente i risultati più evidenti si registrano in bambini che abbiano sperimentato questo approccio fin da piccolissimi: l'età migliore per cominciare è infatti tra i quattro e i cinque anni d'età.

Le critiche. Non tutti sono però d'accordo con l'uso e i risultati connessi alla delfinoterapia. La Whale and Dolphin Conservation Society (WDCS), una delle associazioni mondiali più importanti per la conservazione delle balene e dei delfini, evidenzia in particolare l'assenza di prove scientifiche che ne dimostrino l'efficacia. La WDCS sottolinea come la cosiddetta DAT abbia serie implicazioni sulla conservazione e sul benessere dei delfini prelevati prestissimo dal loro ambiente naturale per rifornire gli impianti. Secondo l'associazione si tratta inoltre di una trattamento molto costoso che  -  a fronte della mancanza di prove certe di efficacia  -  dovrebbe essere sostituito con altre forme terapeutiche più economiche e di più facile gestione. Dello stesso avviso anche Lory Marino, neuroscienziato presso la Emory University di Atlanta e studiosa di cetacei, in particolare di delfini. La dottoressa Marino, in un articolo pubblicato sul magazine Aeon, sostiene che i delfini "predatori intelligenti e socievoli" non dovrebbero essere assolutamente utilizzati per "curare i malati".  Su questa linea si è schierato anche il nostro ministero della Salute che ha definito la Dat una "terapia molto controversa" la cui efficacia non è "scientificamente dimostrata".