Scienze

Plancton marino nello spazio, sulle pareti della Iss: la scoperta fa discutere

Due cosmonauti russi ne avrebbero trovato tracce sulle pareti esterne della Stazione Spaziale Internazionale. Una scoperta controversa e, se confermata, rivoluzionaria. Ma su cui per ora la NASA non si sbilancia

2 minuti di lettura
PASSEGGIANDO nello spazio si possono fare strani incontri. Lo sanno bene i cosmonauti russi Olek Artemyev e Alexander Skvortsov che, durante una delle loro passeggiate spaziali, hanno raccolto tracce di plancton e altri microorganismi all'esterno della Stazione Spaziale Internazionale. Almeno secondo quando annunciato ai giornalisti da Vladimir Solovyev, responsabile delle missioni scientifiche russe sulla stazione spaziale. L'annuncio ha suscitato interesse e molta curiosità nella comunità scientifica perché non è chiaro come questi organismi possano esser sopravvissuti all'ambiente estremo dello spazio. Queste microscopiche forme di vita potrebbero essere state trasportate lassù dalle correnti atmosferiche, secondo una delle ipotesi suggerite dalle fonti russe. La scoperta, che avrebbe forti implicazioni per lo studio della vita nello spazio, resta tutta da verificare, e per il momento la NASA non ha confermato né smentito i risultati dei colleghi russi.

Pulizie spaziali. I microorganismi non sarebbero stati trovati grazie ad appositi esperimenti ma per caso, durante un'attività extraveicolare molto più standard: la pulizia degli illuminatori, ovvero i "finestrini" della Stazione Spaziale Internazionale. I panni usati per la pulizia sono stati infatti analizzati da appositi strumenti ad alta precisione che avrebbero rilevato le tracce del plancton marino. "I risultati dell'esperimento sono assolutamente unici. Abbiamo trovato tracce di plancton marino e particelle microscopiche sulla superfice dell'illuminatore", ha dichiarato ai giornalisti Vladimir Solovyev, responsabile della missione russa sulla Stazione Spaziale Internazionale. Il plancton, una delle principali fonti di cibo di molti organismi marini, è formato da un insieme di microbi acquatici di varie specie. Avendo origine marina, i russi hanno escluso che questo plancton "spaziale" possa provenire dalla base di lancio russa di Baikonur, in Kazakistan. Da dove proviene allora questo plancton? Gli scienziati non lo sanno ancora, ma sono state avanzate varie ipotesi, a partire dalla possibilità che i microbi siano stati trasportati così in alto da correnti atmosferiche. Vi sono però spiegazioni molto meno estreme, considerando che la superficie esterna della stazione spaziale è fortemente contaminata, ad esempio dai motori delle navicelle cargo che trasportano materiali ed equipaggio umano da Terra. I microorganismi potrebbero esser stati trasportati da qualche navicella, oppure sfuggiti dall'interno della stazione spaziale durante una delle uscite degli astronauti. O potrebbe persino esser stato trasportato durante la costruzione della stazione stessa.
[[ge:rep-locali:repubblica:94278995]]
Piccoli e resistenti. La scoperta, ripresa dall'agenzia di stampa russa ITAR-TASS, ha subito fatto il giro del mondo sorprendendo la comunità scientifica. Non è assolutamente chiaro come il plancton, che solitamente si trova nel mare, abbia potuto resistere all'ambiente spaziale. Nello spazio infatti mancano molti degli elementi fondamentali per la vita. Assenza di peso e di aria, temperature bassissime, e una costante pioggia di radiazioni cosmiche altamente dannose. Ma la vita lassù potrebbe non essere impossibile. Infatti gli scienziati hanno già trovato molti organismi estremofili, capaci cioè di sopravvivere in ambienti estremi come lo spazio. Appena pochi giorni fa su Nature è apparso un articolo che ha rivelato la presenza di microbi capaci di sopravvivere a quasi un chilometro sotto la superficie di un lago antartico, praticamente senza accesso alla luce del Sole o all'aria. È poi ben noto il caso dei tardigradi, invertebrati piccoli ed estremamente resistenti, che possono sopravvivere nel vuoto nello spazio entrando in una specie di ibernazione.

Intanto, alla NASA... "Per quanto ci riguarda, non abbiamo sentito resoconti ufficiali che i nostri colleghi di Roscosmos (l'Agenzia Spaziale Federale Russa) abbiano trovato plancton marino", ha dichiarato a Space.com Dan Huot, uno dei portavoce della NASA. Insomma, negli Stati Uniti sono molto cauti sull'argomento: "Quello che stiamo vedendo sono residui che possono formarsi su elementi più sensibili, come i finestrini, ma anche solamente un guscio che si forma ogni volta che vengono accesi i propulsori. È da lì che stavano prelevando campioni", continua Huot, "Non so da dove venga tutta questa discussione sul plancton marino". Né conferme né smentite dalla NASA, quindi, su questo annuncio, che andrà sicuramente valutato con maggiore attenzione. Se confermata, la scoperta potrebbe avere forti implicazioni sulla compatibilità delle varie forme di vita nello spazio. E dovremmo sicuramente rivedere il nostro giudizio sui microorganismi del plancton, che potrebbero essere dei tipi davvero tosti.