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Spazio, Umberto Guidoni e la nostalgia del cielo. "Un altro viaggetto me lo farei..."

L'astronauta, primo europeo a salire sulla Iss nel 2001, pubblica "Viaggiando oltre il cielo": teorie, aneddoti, curiosità e spiegazioni tecnologiche sul suo lavoro. "All'epoca mi sentivo nel film di Kubrik. Oggi è tutto meno epico. Ma ci sono le donne, come Samantha Cristoforetti: il futuro delle missioni è anche loro"

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MILANO - Felice di stare lassù lui lo è stato davvero. Umberto Guidoni, astronauta, primo europeo a salire sulla Stazione Spaziale Internazionale nel 2001, protagonista di altre due missioni con lo Space Shuttle e con l'Endeavour, dopo aver smesso l'attività da cosmonauta oggi si dedica alla divulgazione scientifica. Quando alza gli occhi al cielo si meraviglia ancora del blu, delle stelle e dei  pianeti. Per raccontare questa passione e insegnare a scoprire cosa c'è oltre quel blu ha scritto un nuovo libro, Viaggiando oltre il cielo (Rizzoli), in cui cerca di spiegare con chiarezza tutte le scoperte astronomiche della scienza ma anche di valutare le ipotesi fantascientifiche, i risultati ai quali si è giunti grazie alle missioni, prima tra tutte quella sulla Luna. Guidoni, figlio della generazione dei bambini che sognavano di diventare astronauti come Gagarin, Armostrong, Aldrin, descrive - con linguaggio accesibile a tutti - gli aspetti tecnici e al tempo stesso cerca di trasmettere anche attraverso la sua vita una genuina passione verso l'astronomia e lo studio del cosmo. Tra teorie e aneddoti, curiosità e spiegazioni tecnologiche, Guidoni racconta la realtà del lavoro di un astronauta, come si vive su una navetta, come nasce e muore un pianeta, o una stella, inseguendo quello che resta, comunque, un serbatoio di mistero e fantasia, lo Spazio infinito.
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Guidoni, qual è stata l'emozione più bella, quella che più le è rimasta più nel cuore?
"Sicuramente le sensazioni fisiche prima del viaggio, quelle ti rimangono dentro. Perché lo prepari anche per molto tempo, ma quelle sensazioni,  di cui hai sentito parlare per anni e che non si possono ricreare nell'addestramento, poi quando le vivi sembrano incredibili: l'assenza di peso, ad esempio. Ma la cosa che ricordo di più è il secondo viaggio, quando ci stavamo avvicinando alla Stazione spaziale. Era il 2001 e mi sono commosso a pensare a 2001 Odissea nello spazio, al film di Kubrick che era stato immaginato per quell'anno. Era inevitabile, stavamo facendo la stessa manovra di attracco che si vede nel film. Certo, la stazione su cui sono sbarcato non era come quella favolosa del film a forma di ruota, ma era pur sempre una stazione spaziale".

Il XXI secolo degli astronauti sarà al femminile, ad iniziare dalla nostra Samantha Cristoforetti.
"Non c'è dubbio, il mestiere dell'astronauta era nato al maschile perché derivava da un ambito militare e in quegli anni i militari erano solo uomini. Dallo Shuttle in poi non è più così, per fortuna. Oggi abbiamo molte donne sia nell'esercito che nelle missioni spaziali, alla NASA siamo al 25%, nelle altre agenzie spaziali un po' meno ma sono molto felice che anche l'Italia abbia la sua prima donna astronauta. Samtantha è bravissima e pronta".

Il suo Viaggiando oltre il cielo è un libro di divulgazione scientifica. La fiction, la fantascienza sono utili a raccontare la scienza o possono creare degli equivoci?
"Io sono cresciuto a pane e fantascienza e anche quelle letture hanno determinato la mia passione per lo spazio. La fantascienza può essere un ottimo veicolo, anche se certi film ignorano totalmente certe leggi della fisica e in questo senso non sono proprio il massimo, però anche uno scienziato si appassiona a vedere le proiezioni delle ricerche di oggi sulla possibile vita di domani. La fantascienza in genere ci azzecca, ma non sempre. Guardi internet: nessun romanzo lo aveva  previsto, tutti parlavano di calcolatori potentissimi, ma della rete nessuno".

Oggi lo spazio è ancora mitico o qualcosa è cambiato?

"Io appartengo alla generazione di quelli che da adolescenti hanno assistito allo sbarco sulla Luna, e come me milioni di ragazzini sognavano di fare l'astronauta. Oggi le missioni spaziali sono di routine, non ci sono missioni epiche come quelle lunari e le missioni attorno alla Terra ci sono da trent'anni".

E la missione verso la cometa Rosetta? È un grande risultato della scienza, salutato come tale ma anche come una notizia tra le altre.
"Non c'è dubbio chele missioni con le sonde, con i robot non abbiano l'appeal che hanno quelle con le persone. La domanda che mi fanno più spesso è: cosa si prova quando sei in orbita? perché l'interesse nasce anche dall'aspetto umano. La missione Rosetta è importante tanto quanto la Luna, forse anche di più ma non fa breccia nel cuore del pubblico, e tutto sommato è normale che sia così. Credo che l'unica possibilità di far tornare 'mitiche' le missione spaziali sarà la spedizione di uomini su Marte, ma la vedo molto di là da venire, ci stanno lavorando, ma bisognerà aspettare almeno venti, trent'anni".

Anche la crisi economica mondiale influisce sugli investimenti per lo spazio.
"Non c'è dubbio, ma non dovrebbe essere così, anche perché dallo spazio arrivano progressi scientifici e tecnologici che poi diventano un bene comune. Faccio un esempio: l'acqua. Sarà un problema per il pianeta nei prossimi anni, ma nello spazio l'abbiamo risolto attraverso un sistema sofisticato di riciclo".

A oggi "l'invenzione" più richiesta della fantascienza è il teletrasporto, specie quando ci si ritrova bloccati nel traffico del mattino...
"Lo capisco ma, mi dispiace dare una delusione, questa è proprio una delle invenzioni irrealizzabili, per motivi scientifici".

Viaggiare nello spazio come simbolo della nuova frontiera della conoscenza: da questo punto di vista è un desiderio sempre attuale.
"Sì, oggi bisogna intendere lo spazio come un crocevia tra la ricerca scientifica e un sentimento umano e comune: la curiosità e la voglia di esplorare. Per lo spazio, le energie propulsive in gioco sono queste, legate alla tecnologia, ma poi ci vuole lo stesso coraggio che avevano i marinai secoli fa, quando si avventuravano per i mari a scoprire il nuovo mondo".

Una volta era una partita tra russi e americani. Oggi ci sono nuovi attori sulla scena aerospaziale?  La Cina ha un ruolo?
"Quella era la contrapposizione storica che rifletteva quella politica e militare, oggi quella conflittualità si è trasformata in collaborazione e la ISS, la Stazione spaziale internazionale, si chiama così non a caso, perché è il frutto di una collaborazione di molti stati, Russia, Usa, Europa, Giappone, Brasile e altri. La Cina resta fuori, con una missione separata ma più per volontà americana, perché la temono come un rivale che potrebbe minacciare la loro supremazia".

Ma si sente il "mal di cosmo", come il mal d'Africa? Ha nostalgia?
"Ormai per l'età e le cose che ho scelto di fare non potrei più ambire a una missione ma non ho nostalgia, ho appeso la tuta al chiodo tranquillamente, anche se l'emozione resta e, se fosse possibile farlo anche privatamente, ma a costi accessibili, un altro viaggetto nello spazio me lo farei, perché è un'emozione unica, indimenticabile".

Cosa ne pensa delle ipotesi di turismo spaziale?
"Penso che siano un modo per attirare finanziamenti privati in un settore in cui i finanziamenti pubblici non sono più quelli di una volta. L'unica cosa è che si devono rispettare degli standard di sicurezza, come per le linee aeree commerciali, perché, come si è visto con l'incidente recente della Virgin Galactic, lo spazio non perdona".