GIÀ DA PICCOLI, piccolissimi, i bambini hanno una loro rappresentazione del mondo e sono in grado di capire quando un oggetto si comporta in maniera tipica o in modo del tutto imprevisto. Bimbi di nemmeno un anno sono capaci, infatti, di fare delle previsioni del mondo che li circonda e quando queste vengono disattese si sorprendono: spalancano gli occhi, fissano l'oggetto e cambiano espressione. Ma non solo: quando vengono sbalorditi i bambini ne approfittano per imparare qualcosa di più sull'oggetto in questione e anche per esplorare il mondo che li circonda, come piccoli ricercatori alle prove col metodo scientifico: testano ipotesi e cercano conferme.
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Del potere della sorpresa come strumento di apprendimento parla uno studio pubblicato su Science. L'idea di partenza delle due ricercatrici della Johns Hopkins University, Aimee E. Stahl e Lisa Feigenson, era quella di capire qualcosa di più sul processo della conoscenza nei piccolissimi, che hanno un piccolo bagaglio di esperienze e che non hanno ancora imparato a parlare. "Per i piccoli, il mondo è un posto incredibilmente complesso e pieno di stimoli dinamici. Come fanno a sapere cosa mettere a fuoco e su cosa imparare di più e cosa invece ignorare?", si è chiesta Feigenson: "La nostra ricerca ci suggerisce che i bambini usano ciò che già conoscono del mondo per elaborare delle previsioni. Quando queste previsioni si dimostrano sbagliate, i bambini usano questa sorpresa come una speciale opportunità di apprendimento".
Anche se non possono descrivere il mondo e gli oggetti, i piccoli, spiegano le ricercatrici, hanno un modo tutto loro per comunicare quello che conoscono e quello che non conoscono: lo sguardo. Al di là delle misure del flusso cerebrale, dell'attività cerebrale o delle espressioni facciali, gli scienziati sanno da tempo che i bambini guardano più a lungo e più insistentemente qualcosa che gli adulti giudicano sorprendente e che si comporta in modo inatteso. Una sorpresa, in tal senso, è essere tutto ciò che contraddice le aspettative, come per esempio una palla che cade lungo un pendio e che invece di essere bloccata da un muro sembra attraversarlo.
Stahl e Feigenson hanno usato proprio quest'immagine per capire cosa succede a livello cognitivo dopo un evento sorprendente nel cervello dei bambini di appena 11 mesi. Ad alcuni di questi hanno mostrato una sequenza attesa (come la palla che cade e che si blocca quando raggiunge un muro), ad altri l'evento inatteso (la palla che sembra attraversare il muro). Dopo di che le scienziate hanno insegnato ai bambini che la palla emetteva anche un suono se scossa, osservando che l'apprendimento era maggiore nel gruppo dei bimbi che erano stati sorpresi. Questo tipo di apprendimento però era "oggetto specifico": quando infatti le ricercatrici cercavano di insegnare ai piccoli qualcos'altro relativo a un oggetto del tutto nuovo, nessun bambino mostrava particolare interesse o capacità di apprendimento potenziate, anche dopo aver assistito a un evento sorprendente. Inoltre, anche quando i bambini venivano lasciati liberi di giocare con la palla stessa o un altro oggetto, come una macchinina che non aveva violato nessuna previsione, quelli che avevano visto l'evento sorprendente spendevano più tempo con la palla che con la macchinina, quasi a voler cercare di carpirne i segreti. I bimbi che invece avevano visto l'evento tipico (la palla bloccata dal muro) non mostravano preferenze per la palla o la macchinina.
Nell'ultimo dei loro esperimenti Stahl e Feigenson hanno osservato come i bimbi giocavano con la palla dopo che alcuni l'avevano vista attraversare il muro e altri invece rimanere misteriosamente sospesa in aria (un altro evento giudicato sorprendente). I primi la battevano ripetutamente, gli altri invece tendevano a farla cadere, con azioni legate al tipo di evento particolare che avevano visto.
Tutto questo, concludono le ricercatrici, mostra che gli eventi che contraddicono le previsioni, le sorprese, sono un'opportunità per i bambini per apprendere, e non in maniera riflessiva, ma con comportamenti che cercano di capire gli aspetti che sono in disaccordo con le aspettative. "Quando i bambini sono sorpresi", ribadisce Feigenson: "imparano molto meglio, come se stessero sfruttando l'occasione per cercare di capire qualcosa sul loro mondo".
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Del potere della sorpresa come strumento di apprendimento parla uno studio pubblicato su Science. L'idea di partenza delle due ricercatrici della Johns Hopkins University, Aimee E. Stahl e Lisa Feigenson, era quella di capire qualcosa di più sul processo della conoscenza nei piccolissimi, che hanno un piccolo bagaglio di esperienze e che non hanno ancora imparato a parlare. "Per i piccoli, il mondo è un posto incredibilmente complesso e pieno di stimoli dinamici. Come fanno a sapere cosa mettere a fuoco e su cosa imparare di più e cosa invece ignorare?", si è chiesta Feigenson: "La nostra ricerca ci suggerisce che i bambini usano ciò che già conoscono del mondo per elaborare delle previsioni. Quando queste previsioni si dimostrano sbagliate, i bambini usano questa sorpresa come una speciale opportunità di apprendimento".
Anche se non possono descrivere il mondo e gli oggetti, i piccoli, spiegano le ricercatrici, hanno un modo tutto loro per comunicare quello che conoscono e quello che non conoscono: lo sguardo. Al di là delle misure del flusso cerebrale, dell'attività cerebrale o delle espressioni facciali, gli scienziati sanno da tempo che i bambini guardano più a lungo e più insistentemente qualcosa che gli adulti giudicano sorprendente e che si comporta in modo inatteso. Una sorpresa, in tal senso, è essere tutto ciò che contraddice le aspettative, come per esempio una palla che cade lungo un pendio e che invece di essere bloccata da un muro sembra attraversarlo.
Stahl e Feigenson hanno usato proprio quest'immagine per capire cosa succede a livello cognitivo dopo un evento sorprendente nel cervello dei bambini di appena 11 mesi. Ad alcuni di questi hanno mostrato una sequenza attesa (come la palla che cade e che si blocca quando raggiunge un muro), ad altri l'evento inatteso (la palla che sembra attraversare il muro). Dopo di che le scienziate hanno insegnato ai bambini che la palla emetteva anche un suono se scossa, osservando che l'apprendimento era maggiore nel gruppo dei bimbi che erano stati sorpresi. Questo tipo di apprendimento però era "oggetto specifico": quando infatti le ricercatrici cercavano di insegnare ai piccoli qualcos'altro relativo a un oggetto del tutto nuovo, nessun bambino mostrava particolare interesse o capacità di apprendimento potenziate, anche dopo aver assistito a un evento sorprendente. Inoltre, anche quando i bambini venivano lasciati liberi di giocare con la palla stessa o un altro oggetto, come una macchinina che non aveva violato nessuna previsione, quelli che avevano visto l'evento sorprendente spendevano più tempo con la palla che con la macchinina, quasi a voler cercare di carpirne i segreti. I bimbi che invece avevano visto l'evento tipico (la palla bloccata dal muro) non mostravano preferenze per la palla o la macchinina.
Nell'ultimo dei loro esperimenti Stahl e Feigenson hanno osservato come i bimbi giocavano con la palla dopo che alcuni l'avevano vista attraversare il muro e altri invece rimanere misteriosamente sospesa in aria (un altro evento giudicato sorprendente). I primi la battevano ripetutamente, gli altri invece tendevano a farla cadere, con azioni legate al tipo di evento particolare che avevano visto.
Tutto questo, concludono le ricercatrici, mostra che gli eventi che contraddicono le previsioni, le sorprese, sono un'opportunità per i bambini per apprendere, e non in maniera riflessiva, ma con comportamenti che cercano di capire gli aspetti che sono in disaccordo con le aspettative. "Quando i bambini sono sorpresi", ribadisce Feigenson: "imparano molto meglio, come se stessero sfruttando l'occasione per cercare di capire qualcosa sul loro mondo".