Scienze

Bambini: dimenticano oggi per ricordare domani

Secondo uno studio in via di pubblicazione su Psychological Science che ha preso in esame 82 bimbi tra i 4 e i 5 anni, una notte di sonno può aiutare i piccoli a riportare alla mente cose che apparentemente erano andate perdute

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CI SONO RICORDI che col tempo sbiadiscono, fino a perdersi, a volte, per sempre nell'oblio. Ma il cervello, lo sappiamo, è una macchina misteriosa e riesce a tirar fuori anche memorie (credute) ormai sepolte. Anzi, a volte, come suggerisce uno studio in via di pubblicazione su Psychological Science, si riesce a ricordare qualcosa giorni dopo averla dimenticata. Per lo meno così accade nei bambini. Un'ulteriore conferma del fatto che il loro cervello può fare associazioni molto complesse, solo che a volte ha bisogno di più tempo per farlo e, se vogliamo, anche del magico potere del sonno.  

Il "dimenticalo oggi per ricordarlo domani", per i ricercatori è il risultato di due processi cognitivi diversi ma correlati: "l'oblio estremo" e il "ricordo ritardato". Il primo si riferisce al fatto che quando si insegnano due cose tra loro correlate e in sequenza ai bambini, questi dimenticheranno la prima per far spazio alla seconda. Ma solo in apparenza a quanto pare: a volte, spiegano i ricercatori guidati da Vladimir Sloutsky della Ohio State University, i bimbi ci sorprendono perché riescono a ricordare giorni dopo quel che avevano - all'apparenza - dimenticato all'inizio (il "ricordo ritardato" appunto). È come se il tempo, spiega Sloutsky, eliminasse quell'interferenza che impedisce all'inizio al bimbo di ricordare tutto.
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Per capirlo i ricercatori hanno arruolato nello studio 82 piccoli tr i 4 e i 5 anni che hanno partecipato a un gioco di associazione. In particolare ai piccoli, messi davanti a un pc, venivano mostrate delle coppie di oggetti di Topolino o di Winnie the Pooh e loro dovevano imparare a memorizzare le associazioni, dicendo se appartenessero all'uno o all'altro personaggio. I bambini erano abbastanza bravi a imparare le dinamiche del gioco, e se all'inizio identificavano le giuste accoppiate nel 60% dei casi alla fine del gioco la percentuale saliva al 90%. Subito dopo una prima sessione i bimbi sono stati chiamati a giocare ancora, stavolta però cambiando completamente le coppie di oggetti di Topolino e Winnie the Pooh, così che i bambini dovessero imparare un nuovo set di associazioni ma con gli stessi oggetti. Anche in questo caso i bimbi hanno appreso presto, registrando le stesse percentuali di successo all'inizio e alla fine del gioco.

Cosa succede però a questo punto alle associazioni che si sono memorizzate nella prima sessione di gioco? Per rispondere alla domanda i ricercatori hanno chiesto a metà dei bambini di giocare ancora, con lo stesso set di coppie della prima sessione, nella stessa giornata. E analizzando le loro performance i ricercatori non hanno osservato particolari miglioramenti, anzi le percentuale di successo erano le stesse (60% all'inizio e 90% alla fine). Come se, spiegano i ricercatori, i bambini stessero acquisendo le stesse informazioni da zero e non come se stessero vedendo cose già viste, e in qualche modo, imparate.

Diverso era invece se i bambini ci dormivano su. Ovvero, se si lascia correre un po' di tempo, appena un paio di giorni, i bambini una volta chiamati a giocare ancora (l'altra metà del gruppo che non lo aveva fatto il primo giorno) riescono meglio nel gioco, già dall'inizio (con un 85% di successo contro il 60% degli altri bimbi). Un risultato solo in parte sorprendente, spiega Kevin Darby, tra gli autori dello studio: "Sappiamo da ricerche precedenti che i bambini hanno difficoltà a formare associazioni complesse sul momento, così abbiamo pensato che con un po' di tempo a disposizione e un po' di sonno avrebbero potuto far meglio". E così è stato: "Quando diamo loro tempo per assorbire le informazioni i bambini riescono a ricordare meglio", che siano le coppie di un gioco al computer, ma anche delle regole o gli orari nella vita di un bambino, aggiungono i ricercatori. Il messaggio, conclude Sloutsky, non è quello di aver trovato il metodo per super-caricare il cervello dei bambini di nuove nozioni, no. Il messaggio è che a volte i bambini possono dimenticare in fretta quel che viene loro insegnato e che a volte il modo migliore per farglielo ricordare è lasciar passare del tempo.