C'è una parte del cervello che agisce come fosse un giudice tra le parti: è la corteccia prefrontale dorsolaterale, dentro la quale viene elaborata l'entità di una giusta punizione in relazione a una colpa o a un reato, indipendentemente dalla responsabilità del reo o dalle possibili attenuanti. Lo dice uno studio condotto da ricercatori della Vanderbilt University e della Harvard University, capitanati da Joshua Buckholtz, che firmano un articolo su “Neuron”.
Il successo della nostra specie è fondato in gran parte sulla capacità di cooperare su larga scala, una capacità che dipende strettamente da quella di stabilire e far rispettare le norme sociali. E per decidere come punire chi viola queste norme, è necessario integrare le informazioni sulla gravità della colpa con quelle relative all'entità delle conseguenze della trasgressione. Studi precedenti hanno indicato che la corteccia prefrontale dorsolaterale, una delle aree evolutivamente più recenti, è molto attiva quando ci sono da svolgere compiti cognitivi impegnativi; in particolare, provvede a integrare i diversi flussi di informazioni in modo da selezionare le risposte adeguate. Questa funzione era stata però dimostrata in compiti cognitivi generali e non in compiti sociali.
Un gruppo di volontari sono stati sottoposti a scansioni cerebrali con risonanza magnetica funzionale (per attenuare l'attività di questa specifica parte della corteccia cerebrale) mentre erano impegnati in compiti di valutazione di colpe e punizioni. In ogni sessione, i partecipanti dovevano stabilire il livello di responsabilità e la giusta punizione per il protagonista di un racconto che si era macchiato di un reato, dal semplice furto fino a un omicidio. A volte il reato era deliberato, in altri casi la responsabilità era ridotta a causa di uno stato di necessità, psicosi, o altre circostanze attenuanti. Durante il compito i ricercatori hanno alterato in vari modi il livello di attività della corteccia prefrontale dorsolaterale attraverso la cosiddetta stimolazione magnetica transcranica ripetitiva (rTMS), una tecnica che permette di stimolare o disattivare l'attività di specifiche aree cerebrali attraverso campi magnetici.
Quando l'area interessata dall'attività della corteccia prefrontale dorsolaterale era inattivata a seguito della stimolazione, l'entità della pena veniva stabilita solo in base all'entità del danno, indipendentemente dal livello di responsabilità. Le pene considerate giuste dai partecipanti erano in genere più lievi, pur restando invariato il giudizio sul livello di responsabilità del reo. Mentre chi non aveva ricevuto la stimolazione stabiliva le pene considerando sia i danni sia le motivazioni del reo colpevole. La funzione della corteccia prefrontale dorsolaterale sembra dunque quella di valutare la punizione in modo ponderato in relazione all'entità della colpa. A stabilire il livello di responsabilità provvede invece qualche altra area del cervello che resta ancora da determinare con precisione, anche se ci sono indizi che possa trattarsi della cosiddetta giunzione temporo-parietale.
Il successo della nostra specie è fondato in gran parte sulla capacità di cooperare su larga scala, una capacità che dipende strettamente da quella di stabilire e far rispettare le norme sociali. E per decidere come punire chi viola queste norme, è necessario integrare le informazioni sulla gravità della colpa con quelle relative all'entità delle conseguenze della trasgressione. Studi precedenti hanno indicato che la corteccia prefrontale dorsolaterale, una delle aree evolutivamente più recenti, è molto attiva quando ci sono da svolgere compiti cognitivi impegnativi; in particolare, provvede a integrare i diversi flussi di informazioni in modo da selezionare le risposte adeguate. Questa funzione era stata però dimostrata in compiti cognitivi generali e non in compiti sociali.
Un gruppo di volontari sono stati sottoposti a scansioni cerebrali con risonanza magnetica funzionale (per attenuare l'attività di questa specifica parte della corteccia cerebrale) mentre erano impegnati in compiti di valutazione di colpe e punizioni. In ogni sessione, i partecipanti dovevano stabilire il livello di responsabilità e la giusta punizione per il protagonista di un racconto che si era macchiato di un reato, dal semplice furto fino a un omicidio. A volte il reato era deliberato, in altri casi la responsabilità era ridotta a causa di uno stato di necessità, psicosi, o altre circostanze attenuanti. Durante il compito i ricercatori hanno alterato in vari modi il livello di attività della corteccia prefrontale dorsolaterale attraverso la cosiddetta stimolazione magnetica transcranica ripetitiva (rTMS), una tecnica che permette di stimolare o disattivare l'attività di specifiche aree cerebrali attraverso campi magnetici.
Quando l'area interessata dall'attività della corteccia prefrontale dorsolaterale era inattivata a seguito della stimolazione, l'entità della pena veniva stabilita solo in base all'entità del danno, indipendentemente dal livello di responsabilità. Le pene considerate giuste dai partecipanti erano in genere più lievi, pur restando invariato il giudizio sul livello di responsabilità del reo. Mentre chi non aveva ricevuto la stimolazione stabiliva le pene considerando sia i danni sia le motivazioni del reo colpevole. La funzione della corteccia prefrontale dorsolaterale sembra dunque quella di valutare la punizione in modo ponderato in relazione all'entità della colpa. A stabilire il livello di responsabilità provvede invece qualche altra area del cervello che resta ancora da determinare con precisione, anche se ci sono indizi che possa trattarsi della cosiddetta giunzione temporo-parietale.