Mani robot, il silicone le rende sensibili
L'idea di costruire macchine automatiche non è però nuova. Il primo robot, inteso in questo senso, potrebbe infatti essere la cosiddetta colomba di Archita, un uccello meccanico che funzionava grazie all'aria compressa, costruito (pare) dal grande matematico greco Archita di Taranto, nel quarto secolo a.C.
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I robot moderni comunque nascono molti millenni più tardi, facendo la loro comparsa intorno all'inizio dello scorso secolo. Uno dei più famosi è Elektro, un automa antropomorfo di due metri, in grado di camminare in risposta a comandi vocali, di fumare sigarette, gonfiare palloncini, muovere gli arti e pronunciare circa 700 parole. Venne presentato durante l'Esposizione Universale di di New York, nel 1939. (Credits: Daderot)
Passati 60 anni la robotica ha fatto passi da gigante. Oggi i robot sono diffusissimi in ambito industriale, e sono a lavoro sulle sonde e i rover che esplorano il Sistema Solare. La sfida di oggi è lo sviluppo di automi in grado di portare a termine i propri compiti senza input da parte di un operatore. Per incentivare e pubblicizzare la ricerca in questo campo sono state organizzate diverse competizioni internazionali, come la Robocup, in cui i robot si sfidano in autentiche partite di calcio, o la recente Darpa Robotic Challenge a cui ha partecipato anche il robot italiano Walkman dell'Iit di Genova. In questo caso, la sfida era portare a termine una serie di compiti che riproducevano quelli che sarebbero stati necessari perché un automa evitasse la tragedia nella centrale nucleare di Fukushima. (Credits: Maynooth University)
Walkman comunque non è l'unico successo della robotica italiana, una delle industrie più fiorenti in questo campo a livello mondiale. Tra tra i tanti successi degli ultimi anni, uno dei più famosi è l'i-cub, il robot bambino realizzato dall'Iit per studiare i meccanismi della cognizione umana.
Tra le nuove sfide della robotica, una delle principali è di rendere naturale l'interazione tra macchine ed esseri umani, allo scopo di utilizzare i robot nella cura degli anziani, o per aiutare i bambini che soffrono di autismo. Dopo aver trascorso anni a rendere gli automi sempre più intelligenti però, ora stiamo scoprendo che li preferiamo imperfetti, come noi. Una ricerca della University of Lincoln ha recentemente dimostrato che gli esseri umani trovano più piacevole interagire con automi dotati di personalità, che commettono errori e soffrono di pregiudizi, difetti del carattere che ci aiuterebbero a entrare in relazione con loro. (Credits: "Einstein-Hubo" by Dayofid at English Wikipedia)
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Un altro campo in cui la robotica oggi vuole ispirarsi alle creature viventi è quello del comportamento. In particolare, le reazioni in caso di incidente. Uno studio pubblicato su Nature ha recentemente dimostrato la possibilità di programmare i robot perché imparino ad adattarsi come gli animali in caso di indicenti, modificando ad esempio il loro repertorio di comportamenti motori per camminare in assenza di una gamba. Proprio come farebbe un animale ferito.
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I robot moderni comunque nascono molti millenni più tardi, facendo la loro comparsa intorno all'inizio dello scorso secolo. Uno dei più famosi è Elektro, un automa antropomorfo di due metri, in grado di camminare in risposta a comandi vocali, di fumare sigarette, gonfiare palloncini, muovere gli arti e pronunciare circa 700 parole. Venne presentato durante l'Esposizione Universale di di New York, nel 1939. (Credits: Daderot)
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Passati 60 anni la robotica ha fatto passi da gigante. Oggi i robot sono diffusissimi in ambito industriale, e sono a lavoro sulle sonde e i rover che esplorano il Sistema Solare. La sfida di oggi è lo sviluppo di automi in grado di portare a termine i propri compiti senza input da parte di un operatore. Per incentivare e pubblicizzare la ricerca in questo campo sono state organizzate diverse competizioni internazionali, come la Robocup, in cui i robot si sfidano in autentiche partite di calcio, o la recente Darpa Robotic Challenge a cui ha partecipato anche il robot italiano Walkman dell'Iit di Genova. In questo caso, la sfida era portare a termine una serie di compiti che riproducevano quelli che sarebbero stati necessari perché un automa evitasse la tragedia nella centrale nucleare di Fukushima. (Credits: Maynooth University)
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Walkman comunque non è l'unico successo della robotica italiana, una delle industrie più fiorenti in questo campo a livello mondiale. Tra tra i tanti successi degli ultimi anni, uno dei più famosi è l'i-cub, il robot bambino realizzato dall'Iit per studiare i meccanismi della cognizione umana.
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Tra le nuove sfide della robotica, una delle principali è di rendere naturale l'interazione tra macchine ed esseri umani, allo scopo di utilizzare i robot nella cura degli anziani, o per aiutare i bambini che soffrono di autismo. Dopo aver trascorso anni a rendere gli automi sempre più intelligenti però, ora stiamo scoprendo che li preferiamo imperfetti, come noi. Una ricerca della University of Lincoln ha recentemente dimostrato che gli esseri umani trovano più piacevole interagire con automi dotati di personalità, che commettono errori e soffrono di pregiudizi, difetti del carattere che ci aiuterebbero a entrare in relazione con loro. (Credits: "Einstein-Hubo" by Dayofid at English Wikipedia)
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Un altro campo in cui la robotica oggi vuole ispirarsi alle creature viventi è quello del comportamento. In particolare, le reazioni in caso di incidente. Uno studio pubblicato su Nature ha recentemente dimostrato la possibilità di programmare i robot perché imparino ad adattarsi come gli animali in caso di indicenti, modificando ad esempio il loro repertorio di comportamenti motori per camminare in assenza di una gamba. Proprio come farebbe un animale ferito.
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Ovviamente, i progressi fatti dai robot negli ultimi decenni hanno portato anche ad immaginarne l'utilizzo in campo bellico: si tratta dei cosiddetti Laws, o lethal autonomous weapons systems, macchine assassine, capaci di individuare ed eliminare il loro obbiettivo in completa autonomia.