Madre e matrigna: così gli uccelli scelgono quali piccoli sfamare
di SANDRO IANNACCONE
Un nuovo studio chiarisce come fanno gli uccelli a scegliere quali piccoli sfamare e quali abbandonare. Tutto dipende dall'ambiente circostante
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CON ALCUNI si comportano come madri amorevoli, sfamandoli e provvedendo ai loro bisogni primari. Con altri rivestono invece il ruolo di matrigne spietate, lasciandoli morire d'inedia. È uno studio appena pubblicato sulle pagine di Nature Communications a far luce su questo bizzarro comportamento, molto comune in diverse specie di uccelli, chiarendone le origini: il fattore cruciale, stando all'équipe di Stuart West, del dipartimento di scienze animali alla Wageningen University, sarebbe il tipo di ambiente in cui crescono i piccoli. In particolare, spiegano gli autori dello studio, in ambienti favorevoli - per esempio con più disponibilità alimentari e meno predatori - i genitori scelgono di nutrire i piccoli che versano in condizioni peggiori. In ambienti sfavorevoli, invece, i genitori preferiscono provvedere solo al sostentamento dei piccoli più in forma.
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La questione, in verità, era da lungo tempo sotto la lente degli scienziati, ma i risultati finora disponibili erano abbastanza incerti. In particolare, i ricercatori si erano chiesti più volte quali fossero i fattori più importanti che portassero alla scelta di nutrire o meno un determinato piccolo e come i genitori interpretassero i cosiddetti "segnali di bisogno", cioè quanto un piccolo pigola per chiedere il cibo, e i "segnali di qualità", cioè lo stato di forma dell'individuo (legato, tra le altre cose, alla sua dimensione).
I comportamenti osservati erano infatti estremamente variabili: la rondine arboricola bicolore del Nord America, per esempio, sceglie sempre di nutrire i piccoli che chiedono più rumorosamente il cibo, mentre la sula piedazzurri, che vive nelle Galapagos, preferisce sfamare i piccoli di dimensione maggiore, ignorando gli altri. Per comprendere quale fosse il fattore che determina la decisione, l'équipe di West ha analizzato criticamente un corpus di 306 studi sulla materia, relativi a 143 specie di uccelli di tutto il mondo, collegandone i comportamenti all'aerea geografica di appartenenza e ai fattori ambientali.
"La variazione di comportamento", scrivono gli autori del lavoro, "è correlata a differenze ecologiche. In ambiente predicibili e favorevoli, i piccoli in condizioni peggiori si lamentano di più, e i loro genitori sono più propensi a nutrire loro rispetto agli altri. Al contrario, in ambienti non predicibili e con condizioni peggiori, i genitori prestano meno attenzione ai segnali rumorosi con cui i piccoli manifestano la fame, e decidono di nutrire quelli in condizioni migliori, basandosi sulla dimensione o su altri parametri strutturali". Probabilmente perché gli altri avrebbero comunque meno possibilità di sopravvivere in un ambiente sfavorevole. E dunque sono condannati a morte già dalla culla. O meglio dal nido.