ROMA. Plastica antibatterica, carburante a base di mircoalghe, potabilizzatori miniaturizzati. L'esplorazione spaziale serve anche a questo. Certo, missioni come quelle che hanno portato all'atterraggio del lander Philae su una cometa o all'esplorazione di un mondo lontanissimo come Plutone hanno come obiettivo principale l'ampliamento della nostra conoscenza dell'universo. Ma dai primi passi della conquista dello spazio negli anni Sessanta, fino alle imprese straordinarie dei giorni nostri, lo spazio è sempre stato una fonte di innovazione e tecnologia senza precedenti. Una fonte che viene messa al servizio di tutti, con tecnologie che entrano nella nostra vita quotidiana. Ed è proprio questo l'obbiettivo dei Key Enabling Technologies Lab (KET-Lab), laboratori multidisciplinari per il trasferimento tecnologico aerospaziale alle piccole e medie imprese. Realizzato dal Consorzio di ricerca Hypatia presso l'Agenzia Spaziale Italiana a Tor Vergata, il progetto KET-Lab è il primo laboratorio di questo tipo in Italia e ha l'obiettivo di proporsi come modello efficace di trasferimento tecnologico in ambito aerospaziale nel nostro Paese. Per farsi conoscere al grande pubblico, il Consorzio Hypatia e l'Asi hanno organizzato la prima edizione della “Primavera dell'Innovazione”, un evento pubblico di “porte aperte”, con vari eventi fra cui Lab-in-action, start-hub e un focus group internazionale sul futuro volano di sviluppo economico del Paese.
Innovazione per tutti
Il KET-Lab si sviluppa su 1600 metri quadrati all'interno della struttura di Asi presso il campus tuscolano, e ha un carattere fortemente multidisciplinare. I ricercatori di KET-Lab sono infatti impegnati su progetti che abbracciano campi molto diversi fra loro, dallo sviluppo di tecnologie per la diagnosi tumorale precoce allo studio delle nano-biotecnologie per la tutela dell'ambiente e alla realizzazione di nuovi materiali per le energie rinnovabili. Ricerche che hanno come denominatore comune l'altissimo tasso di innovazione orientato alla condivisione e allo sviluppo industriale. Un modello che funziona e crea opportunità nel nostro Paese, e sono i numeri a dimostrarlo. In 6 mesi di attività il KET-Lab ha ottenuto 21 assunzioni di giovani ricercatori con età media inferiore ai 35 anni su un totale di quasi 50 collaboratori; mentorship, tutorship e partecipazione a 6 start-up innovative italiane, che lavorano alla pre-industrializzazione di soluzioni tecnologiche per la vita quotidiana; 2 brevetti in arrivo, uno legato allo sviluppo di celle solari ultrasottili e flessibili e l'altro per la realizzazione di una boa idrofobica che assorbe gli idrocarburi e limita così l'inquinamento della superficie marina; 4 laboratori allestiti con strumentazioni all'avanguardia e multidisciplinari. Inoltre un openspace di 350 metri quadrati adibito alla 3D additive manufacturing di ultima generazione.
Un modello che vuole crescere e stringere sempre più legami con le piccole e medie imprese. “E proprio con l’industria manifatturiera vogliamo parlare, per aprire nuove strade di innovazione di prodotto e di processo”, ha detto Flavio Lucibello, presidente del Consorzio Hypatia e animatore del KET-Lab. "Il laboratorio, che è ora centro d’eccellenza del trasferimento tecnologico dalla ricerca aerospaziale all’industria, aspira a diventare un luogo dove le esigenze si incontrano in maniera paritaria: cosa serve al sistema Italia per rilanciare la sua produttività e la carica innovativa che l’hanno messo in primo piano a livello internazionale durante gli anni del boom economico?”.
Tecnologie abilitanti
“A questo servono le KET, le tecnologie abilitanti”, continua Lucibello, “a rendere possibile il trasferimento di una ricerca da un settore a un altro. Stanno alla base di qualsiasi innovazione tecnologica. La fotonica, l'advance manufacturing, le ultime generazioni di stampanti 3D per la creazione di prototipi funzionanti, i nanomateriali, la microelettronica. Le KET sono interdisciplinari, adattabili a qualunque campo della ricerca scientifica”. E di tecnologie abilitanti parla anche Roberto Battiston, presidente dell'Asi, “Il ruolo dell’Asi è di mettere a sistema tutte le eccellenze italiane nei settori delle tecnologie abilitanti in modo da accelerare il trasferimento tecnologico alle industrie aerospaziali: è una sfida fondamentale, perché spesso si scopre che realtà importanti della ricerca applicata all’industria, anche nello stesso territorio, non si conoscono”.
La Primavera dell'Innovazione
Durante l'evento pubblico di oggi, i ricercatori di KET-Lab hanno mostrato i loro laboratori e gli strumenti di lavoro. Tra questi il 3D additive manufacturing, tecnologia avanzata di stampa additiva che realizza modelli e prototipi funzionanti. L'ultimo acquisto della squadra renderà possibile test pre-industriali delle macchine e dei progetti ideati dal team, arrivando con più rapidità alla risoluzione di eventuali problemi applicativi. L'evento ospita anche lo start- hub, uno spazio dedicato a 7 realtà di start-up ad alto tasso di innovazione e tecnologia provenienti dal Lazio: si va dal dispositivo per l'analisi della qualità dell'energia elettrica (che misura le interferenze elettriche e rende efficiente e continuativo il trasporto di energia nei sistemi) al sistema che rende antimicrobici i materiali plastici di uso comune e domestico e quelli biomedicali. C'è poi la start-up che sta sviluppando bio-fuel da microalghe e quella che propone un prototipo di filtro per la purificazione delle acque delle lavastoviglie o lavatrici, con possibile applicazione in ambiente aerospaziale per lo smaltimento dei liquidi emessi dalle stazioni e navicelle orbitanti.
Innovazione per tutti
Il KET-Lab si sviluppa su 1600 metri quadrati all'interno della struttura di Asi presso il campus tuscolano, e ha un carattere fortemente multidisciplinare. I ricercatori di KET-Lab sono infatti impegnati su progetti che abbracciano campi molto diversi fra loro, dallo sviluppo di tecnologie per la diagnosi tumorale precoce allo studio delle nano-biotecnologie per la tutela dell'ambiente e alla realizzazione di nuovi materiali per le energie rinnovabili. Ricerche che hanno come denominatore comune l'altissimo tasso di innovazione orientato alla condivisione e allo sviluppo industriale. Un modello che funziona e crea opportunità nel nostro Paese, e sono i numeri a dimostrarlo. In 6 mesi di attività il KET-Lab ha ottenuto 21 assunzioni di giovani ricercatori con età media inferiore ai 35 anni su un totale di quasi 50 collaboratori; mentorship, tutorship e partecipazione a 6 start-up innovative italiane, che lavorano alla pre-industrializzazione di soluzioni tecnologiche per la vita quotidiana; 2 brevetti in arrivo, uno legato allo sviluppo di celle solari ultrasottili e flessibili e l'altro per la realizzazione di una boa idrofobica che assorbe gli idrocarburi e limita così l'inquinamento della superficie marina; 4 laboratori allestiti con strumentazioni all'avanguardia e multidisciplinari. Inoltre un openspace di 350 metri quadrati adibito alla 3D additive manufacturing di ultima generazione.
Un modello che vuole crescere e stringere sempre più legami con le piccole e medie imprese. “E proprio con l’industria manifatturiera vogliamo parlare, per aprire nuove strade di innovazione di prodotto e di processo”, ha detto Flavio Lucibello, presidente del Consorzio Hypatia e animatore del KET-Lab. "Il laboratorio, che è ora centro d’eccellenza del trasferimento tecnologico dalla ricerca aerospaziale all’industria, aspira a diventare un luogo dove le esigenze si incontrano in maniera paritaria: cosa serve al sistema Italia per rilanciare la sua produttività e la carica innovativa che l’hanno messo in primo piano a livello internazionale durante gli anni del boom economico?”.
Tecnologie abilitanti
“A questo servono le KET, le tecnologie abilitanti”, continua Lucibello, “a rendere possibile il trasferimento di una ricerca da un settore a un altro. Stanno alla base di qualsiasi innovazione tecnologica. La fotonica, l'advance manufacturing, le ultime generazioni di stampanti 3D per la creazione di prototipi funzionanti, i nanomateriali, la microelettronica. Le KET sono interdisciplinari, adattabili a qualunque campo della ricerca scientifica”. E di tecnologie abilitanti parla anche Roberto Battiston, presidente dell'Asi, “Il ruolo dell’Asi è di mettere a sistema tutte le eccellenze italiane nei settori delle tecnologie abilitanti in modo da accelerare il trasferimento tecnologico alle industrie aerospaziali: è una sfida fondamentale, perché spesso si scopre che realtà importanti della ricerca applicata all’industria, anche nello stesso territorio, non si conoscono”.
La Primavera dell'Innovazione
Durante l'evento pubblico di oggi, i ricercatori di KET-Lab hanno mostrato i loro laboratori e gli strumenti di lavoro. Tra questi il 3D additive manufacturing, tecnologia avanzata di stampa additiva che realizza modelli e prototipi funzionanti. L'ultimo acquisto della squadra renderà possibile test pre-industriali delle macchine e dei progetti ideati dal team, arrivando con più rapidità alla risoluzione di eventuali problemi applicativi. L'evento ospita anche lo start- hub, uno spazio dedicato a 7 realtà di start-up ad alto tasso di innovazione e tecnologia provenienti dal Lazio: si va dal dispositivo per l'analisi della qualità dell'energia elettrica (che misura le interferenze elettriche e rende efficiente e continuativo il trasporto di energia nei sistemi) al sistema che rende antimicrobici i materiali plastici di uso comune e domestico e quelli biomedicali. C'è poi la start-up che sta sviluppando bio-fuel da microalghe e quella che propone un prototipo di filtro per la purificazione delle acque delle lavastoviglie o lavatrici, con possibile applicazione in ambiente aerospaziale per lo smaltimento dei liquidi emessi dalle stazioni e navicelle orbitanti.