Scienze

Così il cervello ci aiuta a scegliere

Secondo uno studio Usa sui macachi guidato da uno scienziato italiano, a governare le nostre scelte è un numero relativamente piccolo di neuroni la cui flessibilità ci consente di utilizzare la stessa area cerebrale per operare scelte tra due beni di qualunque tipo
2 minuti di lettura
PIZZA o spaghetti? Scarpe con i lacci o mocassini? Buoni dello Stato o titoli azionari? Scelte più o meno facili da compiere ogni giorno, e che riusciamo a fare assegnando valori diversi ai beni a disposizione. Ma cosa avviene nel cervello quando dobbiamo prendere una decisione? Ora uno studio guidato da Camillo Padoa Schioppa, neuroscienziato alla Washington University School of Medicine di St. Louis e appena pubblicato su Nature Neuroscience, mostra come a governare le nostre scelte, potenzialmente infinite, sia un numero relativamente piccolo di neuroni, in grado di riorganizzarsi a seconda dei beni da valutare e comparare.

"Il nostro interesse si è concentrato su un'area del cervello chiamata corteccia orbitofrontale, o OFC - spiega Padoa Schioppa - perché proprio in quest'area gli studi condotti su pazienti con lesioni cerebrali hanno individuato una sorta di "centralina di comando" che sovrintende alle nostre scelte". Lavorando con i macachi, Padoa Schioppa e la sua studentessa di dottorato Jue Xie hanno individuato tre specifiche popolazioni di neuroni, ciascuna delle quali si attiva in una diversa fase della procedura decisionale. "Consideriamo ad esempio di dover scegliere tra una mela e una banana. Diversi gruppi di neuroni codificano il valore dei due beni a confronto (offer-value neurons) e il risultato binario della scelta tra i due frutti (chosen-good neurons). Se la scelta è tra due elementi di pari quantità, sceglieremo quello che effettivamente ci piace di più. Ma se la scelta è, mettiamo, tra una mela e tre banane, saremo portati a fare considerazioni diverse, e a cercare il punto di equilibrio tra gusto e quantità. Nel loro complesso, questi diversi gruppi di cellule formano un circuito neurale capace di generare decisioni economiche", continua il ricercatore italiano.
 
Ma la vita, persino quella dei macachi, non è fatta di sole mele o banane. Come si comportano allora le stesse popolazioni di neuroni quando siamo posti davanti a scelte più complesse, o che coinvolgono altre categorie di beni? Come fa un numero limitato di neuroni a districarsi in un numero di scelte potenzialmente infinito? In altre parole, quanta flessibilità neuronale è necessaria per adattarsi a scelte diverse? Per scoprirlo i due ricercatori hanno posto alcuni macachi davanti a una serie di succhi di frutta diversi. Nella prima sessione, le scimmie dovevano scegliere tra succo d'uva (A) e succo di mela (B). In una sessione successiva, gli animali sceglievano tra altri due succhi, di kiwi (C) e di pesca (D). Osservando l'attivazione dei neuroni durante il processo decisionale, i ricercatori hanno notato che le cellule corticali venivano ri-assegnate a uno dei beni offerti durante la sessione. Per esempio, la stessa popolazione di cellule (offer-value) che aveva stabilito il valore di A, nella sessione successiva stabiliva il valore di C. E tuttavia, anche con questa riorganizzazione, i neuroni mantenevano la loro identità funzionale: le cellule offer-value rimanevano cellule offer-value, mentre le cellule chosen-good rimanevano cellule chosen-good. "In questo senso possiamo dire che l'organizzazione del circuito neuronale rimane la stessa, che si tratti di scegliere quale camicia indossare o se recarsi al lavoro in macchina o in autobus", conclude Padoa Schioppa, "mentre la flessibilità dei singoli neuroni ci consente di utilizzare la stessa area cerebrale per operare scelte tra due beni di qualunque tipo".