ROMA - Quanta parte del nostro futuro è scritta nei geni al momento della nascita? Uno studio inglese sostiene che la decisione di proseguire gli studi dopo la scuola dell'obbligo, la scelta delle materie e il risultato finale dipendono per una quota importante - anche se ovviamente non esclusiva - dal Dna.
Lo studio è stato condotto da un gruppo del King's College di Londra ed è pubblicato su Scientific Reports. I ricercatori hanno osservato 6.500 coppie di gemelli britannici, alcuni monozigoti (i gemelli identici, che condividono lo stesso Dna) e altri dizigoti, che sono nati da due ovuli e due spermatozoi, quindi hanno patrimoni genetici differenti. Visto che tutte le coppie di gemelli vivono nello stesso ambiente e sono sottoposte agli stessi stimoli, mettendo a confronto i due gruppi è possibile isolare il ruolo che il Dna gioca nello sviluppo.
Gli scienziati hanno analizzato i gemelli che a 16 anni (fine della scuola dell'obbligo in Gran Bretagna) decidevano di affrontare gli A-levels: un periodo di studio di due anni in cui si possono scegliere tre o quattro materie da seguire (su 80 disponibili) e che indirizza i ragazzi all'università. Nel decidere se abbandonare i libri o proseguire gli studi a 16 anni il ruolo del Dna è importante ma non troppo: influenza la scelta per circa il 50%, esattamente come l'ambiente. Nella scelta delle materie di studio il ruolo della genetica arriva invece all'80%, contro il 20% dell'ambiente. L'influenza dei cromosomi è particolarmente evidente per i ragazzi che si indirizzano verso fisica, matematica e lingua straniera. Il loro ruolo è apparso invece più sfumato quando i ragazzi si orientavano su storia o materie letterarie.
Ma che senso ha per la scienza separare e quantificare il ruolo dei geni e dell'ambiente in scelte così complesse come quelle relative allo studio? La ricerca pubblicata da Scientific Reports rientra in un filone piuttosto dibattuto, nato una manciata di anni fa, che punta a identificare i geni dell'intelligenza e del successo scolastico (in cui a contare non è solo il quoziente intellettivo, ma anche perseveranza, capacità di concentrazione e piacere di apprendere).
Robert Plomin, uno degli autori di Scientific Reports, psichiatra al King's College di Londra, sostiene (fra le polemiche) che la genetica potrebbe aiutare i ragazzi a sviluppare al meglio le loro potenzialità.
Uno studio vastissimo, che ha coinvolto 300mila persone ed è stato pubblicato a maggio su Nature, ha individuato 74 geni coinvolti nel successo scolastico. Il ruolo di ogni singolo frammento di Dna in realtà è risultato piuttosto modesto. Gli studenti con i "geni giusti" avevano un vantaggio sui loro compagni "meno dotati" pari a 5 settimane di studio nel corso della vita. Nulla di decisivo, rispetto a quanto permettono di ottenere impegno, curiosità e passione.
Lo studio è stato condotto da un gruppo del King's College di Londra ed è pubblicato su Scientific Reports. I ricercatori hanno osservato 6.500 coppie di gemelli britannici, alcuni monozigoti (i gemelli identici, che condividono lo stesso Dna) e altri dizigoti, che sono nati da due ovuli e due spermatozoi, quindi hanno patrimoni genetici differenti. Visto che tutte le coppie di gemelli vivono nello stesso ambiente e sono sottoposte agli stessi stimoli, mettendo a confronto i due gruppi è possibile isolare il ruolo che il Dna gioca nello sviluppo.
Gli scienziati hanno analizzato i gemelli che a 16 anni (fine della scuola dell'obbligo in Gran Bretagna) decidevano di affrontare gli A-levels: un periodo di studio di due anni in cui si possono scegliere tre o quattro materie da seguire (su 80 disponibili) e che indirizza i ragazzi all'università. Nel decidere se abbandonare i libri o proseguire gli studi a 16 anni il ruolo del Dna è importante ma non troppo: influenza la scelta per circa il 50%, esattamente come l'ambiente. Nella scelta delle materie di studio il ruolo della genetica arriva invece all'80%, contro il 20% dell'ambiente. L'influenza dei cromosomi è particolarmente evidente per i ragazzi che si indirizzano verso fisica, matematica e lingua straniera. Il loro ruolo è apparso invece più sfumato quando i ragazzi si orientavano su storia o materie letterarie.
Ma che senso ha per la scienza separare e quantificare il ruolo dei geni e dell'ambiente in scelte così complesse come quelle relative allo studio? La ricerca pubblicata da Scientific Reports rientra in un filone piuttosto dibattuto, nato una manciata di anni fa, che punta a identificare i geni dell'intelligenza e del successo scolastico (in cui a contare non è solo il quoziente intellettivo, ma anche perseveranza, capacità di concentrazione e piacere di apprendere).
Robert Plomin, uno degli autori di Scientific Reports, psichiatra al King's College di Londra, sostiene (fra le polemiche) che la genetica potrebbe aiutare i ragazzi a sviluppare al meglio le loro potenzialità.
Uno studio vastissimo, che ha coinvolto 300mila persone ed è stato pubblicato a maggio su Nature, ha individuato 74 geni coinvolti nel successo scolastico. Il ruolo di ogni singolo frammento di Dna in realtà è risultato piuttosto modesto. Gli studenti con i "geni giusti" avevano un vantaggio sui loro compagni "meno dotati" pari a 5 settimane di studio nel corso della vita. Nulla di decisivo, rispetto a quanto permettono di ottenere impegno, curiosità e passione.