Case antisismiche? "Copiamo le noci di cocco"
di ANNA LISA BONFRANCESCHII ricercatori tedeschi dell'Università di Friburgo hanno studiato la struttura interna del frutto che resiste, senza rompersi, a cadute da 30 metri di altezza: "Un materiale leggero che dissipa tanta energia, possiamo copiarlo per costruire edifici resistenti ai terremoti"
ROMA. Un guscio antisismico. E' quello che potrebbe nascere dallo studio approfondito delle noci di cocco. Frutto abituato a viaggiare, il cocco si "sposta" galleggiando per mari, finché non approda su una nuova spiaggia pronto a stanziarsi, lasciando germogliare il seme. Per questo è fondamentale che la noce sia integra durante il tragitto e che quindi non si rompa nel momento più "difficile": quando si stacca dalla pianta e cade a terra da un'altezza che può raggiungere anche i trenta metri. Come riesce il cocco a sopportare questi urti? A scoprirlo è stata una ricerca dell'Università di Friburgo, interessata non solo alle proprietà biomeccaniche della pianta e dei suoi frutti ma anche a capire se dalla natura, ancora una volta, può essere tratta ispirazione per lo sviluppo di nuovi materiali o nuove tecniche architettoniche. L'idea, per esempio, potrebbe essere quella di sfruttare il meccani…
ROMA. Un guscio antisismico. E' quello che potrebbe nascere dallo studio approfondito delle noci di cocco. Frutto abituato a viaggiare, il cocco si "sposta" galleggiando per mari, finché non approda su una nuova spiaggia pronto a stanziarsi, lasciando germogliare il seme. Per questo è fondamentale che la noce sia integra durante il tragitto e che quindi non si rompa nel momento più "difficile": quando si stacca dalla pianta e cade a terra da un'altezza che può raggiungere anche i trenta metri. Come riesce il cocco a sopportare questi urti? A scoprirlo è stata una ricerca dell'Università di Friburgo, interessata non solo alle proprietà biomeccaniche della pianta e dei suoi frutti ma anche a capire se dalla natura, ancora una volta, può essere tratta ispirazione per lo sviluppo di nuovi materiali o nuove tecniche architettoniche. L'idea, per esempio, potrebbe essere quella di sfruttare il meccanismo di dissipazione dell'energia delle noci di cocco per sviluppare nuove strategie antisismiche.
I ricercatori tedeschi hanno studiato in dettaglo l'anatomia della noce di cocco. Partendo dall'esterno, nel frutto si distinguono tre strati in successione: un esocarpo, dal colore che varia dal verde al brunastro, un mesocarpo fibroso intermedio, e un endocarpo durissimo legnoso a contatto con la polpa bianca. Gli scienziati si sono concentrati sulla struttura dura dell'endocarpo, quella ben visibile per capirsi nel cocco comprato al supermercato: è la parte legnosa esterna, quella più dura da rompere.
Per testare la resistenza, tenacità e flessibilità dell'endocarpo i ricercatori hanno sottoposto le noci di cocco a una serie di stress test, come quelli del pendolo ad impatto o a macchine da compressione, combinando i dati ottenuti come quelli della tomografia computerizzata e della microscopia elettronica. In questo modo è stato possibile capire attraverso quali strutture il cocco riesce ad assorbire l'energia di cadute da altezze elevate.
Gli scienziati hanno infatti osservato che i vasi che costituiscono il sistema vascolare nell'endocarpo sono disposti una tipica struttura a scala. Caratteristici sono degli anelli lignificati messi in serie uniti da una serie di ponti paralleli. Una struttura simile, ritengono i ricercatori, aiuta a deviare l'angolo di eventuali fratture che si producono durante la cadute, rallentandole lungo l'endocarpo.
Mimare la struttura del cocco potrebbe essere utile per esempio in architettura, per strutture antisismiche, come ha ricordato Stefanie Schmier dell'Università di Friburgo: “Questa combinazione di strutture leggere con un'alta capacità di dissipazione dell'energia è di crescente interesse nel proteggere gli edifici resistenti ai terremoti, alla caduta di rocce e ad altri disastri naturali o dovuti all'azione dell'uomo”.
I ricercatori tedeschi hanno studiato in dettaglo l'anatomia della noce di cocco. Partendo dall'esterno, nel frutto si distinguono tre strati in successione: un esocarpo, dal colore che varia dal verde al brunastro, un mesocarpo fibroso intermedio, e un endocarpo durissimo legnoso a contatto con la polpa bianca. Gli scienziati si sono concentrati sulla struttura dura dell'endocarpo, quella ben visibile per capirsi nel cocco comprato al supermercato: è la parte legnosa esterna, quella più dura da rompere.
Gli scienziati hanno infatti osservato che i vasi che costituiscono il sistema vascolare nell'endocarpo sono disposti una tipica struttura a scala. Caratteristici sono degli anelli lignificati messi in serie uniti da una serie di ponti paralleli. Una struttura simile, ritengono i ricercatori, aiuta a deviare l'angolo di eventuali fratture che si producono durante la cadute, rallentandole lungo l'endocarpo.
Mimare la struttura del cocco potrebbe essere utile per esempio in architettura, per strutture antisismiche, come ha ricordato Stefanie Schmier dell'Università di Friburgo: “Questa combinazione di strutture leggere con un'alta capacità di dissipazione dell'energia è di crescente interesse nel proteggere gli edifici resistenti ai terremoti, alla caduta di rocce e ad altri disastri naturali o dovuti all'azione dell'uomo”.