Scienze

Frankenfashion: pelle artificiale dal Dna delle celebrities

L'idea provocatoria di Tina Gorjanc, designer slovena: una pelle per borse, scarpe e altri capi di abbigliamento messa a punto coltivando in laboratorio il dna dei vip
2 minuti di lettura
ALTRO che visoni, ermellini e volpi rosse. Ormai demodé, così come l’ecopelle. Il dernier cri in fatto di abbigliamento e accessori è un provocatorio mix di scienza, design e ossessione per i vip. Si chiama Pure Human, e a partorirlo è stata la mente di Tina Gorjanc, 26enne slovena studentessa di design: si tratta di un prototipo di pelle artificiale coltivata a partire dal Dna di persone famose – Gorjanc ha scelto Alexander McQueen, stilista inglese morto suicida nel 2010 – e utilizzata, per l'appunto, per produrre capi di abbigliamento e accessori come cinture, borse e scarpe. ''Il mio è un progetto provocatorio - ha dichiarato la slovena - che mette in luce, tra le altre cose, i pericoli relativi alla privacy e alla protezione delle informazioni biologiche, specialmente in Gran Bretagna''. Dietro al progetto, in effetti, c’è molto di più del lancio di una nuova opinabile (e macabra) moda. Gorjanc, in particolare, ha presentato domanda di brevetto per una procedura con cui prelevare i campioni biologici di McQueen – una ciocca di capelli, nello specifico –, estrarne il Dna, impiantarlo in cellule staminali e, infine, far crescere in laboratorio tali cellule per ricavarne pelle da conciare. Come racconta il New York Times, inoltre, la designer sta preparando una seconda richiesta di brevetto relativa a un processo di estrazione più generale, non esclusivamente legato al materiale genetico di McQueen. Il tutto con lo scopo, dice Gorjanc, di evidenziare una falla nella legislazione britannica che regolamenta l'utilizzo delle informazioni biologiche, lo Human Tissue Act. Che si applica solo all’utilizzo medico-scientifico di tali dati, tralasciandone completamente quello commerciale. ''Se una studentessa è stata in grado di brevettare un materiale ricavato dalle informazioni biologiche di McQueen, - ha spiegato la designer - e nessuna legge me lo ha impedito, è facile immaginare che aziende più grandi e con più risorse, in futuro, potrebbero fare molto peggio''.

Kering, l’azienda francese che detiene i diritti sul brand Alexander McQueen, si è detta ''a conoscenza'' del progetto di Gorjanc, ma non ha rilasciato ulteriori commenti, se non la dichiarazione di ''non sostenerlo in alcun modo''. D'altro canto, però, conoscenti e colleghi di McQueen – abbastanza avvezzo alle provocazioni: nel 1999 organizzò una sfilata con Aimee Mullins, modella amputata delle gambe, e una serie di robot utilizzati per la verniciatura delle auto – sostengono che il progetto di Gorjanc sarebbe stato ''approvato e incoraggiato'' dallo stilista, se questi fosse stato ancora in vita. ''Sono perfettamente conscia - ha concluso la designer - ''del fatto che il mio lavoro possa risultare estremamente indigesto. Ma penso che Pure Humans sollevi alcune domande scomode per l’industria della moda del ventunesimo secolo. La richiesta di prodotti rari, personalizzati e unici sta diventando sempre maggiore. L’ossessione per le celebrità, unita agli avanzamenti delle biotecnologie, potrebbero cambiare per sempre la produzione di tessuti e capi di abbigliamento''.