I pesci cantano al tramonto e all'alba: ascolta i richiami della Grande Barriera
di SIMONE VALESINI
Registrati dai ricercatori della Curtin University di Perth, i cori sono il frutto delle vocalizzazioni congiunte di diversi esemplari, e vengono prodotti di preferenza all’alba e al tramonto
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CONTEMPLANDO dall'esterno le profondità marine sembrano un luogo di pace e silenzio. Ma se potessimo ascoltare con le nostre orecchie quanto accade sotto la superficie delle acque, mari e oceani racconterebbero una storia ben diversa. Contrariamente a quanto si pensa, i pesci sono infatti animali estremamente vocali, capaci di produrre versi, canti, suoni, schiocchi e borbottii. E nei momenti più affollati della giornata, diversi esemplari di ogni specie uniscono le proprie voci, e dalla cacofonia di questi richiami nascono veri e propri cori, in tutto e per tutto simili a quelli che si potrebbero sentire in una giungla, o un bosco della terra ferma. Un'incredibile complessità acustica che la scienza sta iniziando a comprendere solamente negli ultimi anni, e di cui uno studio dell’australiana Curtin University di Perth, pubblicato sulle pagine della rivista Bioacustics, ci offre la più recente testimonianza.
Australia: cori di pesci sulla Grande Barriera / Audio 1
Lo scopo di questo tipo di ricerche, spiegano gli esperti australiani, è quello di catalogare le differenti vocalizzazioni che caratterizzano il panorama sonoro prodotto dai pesci. Come gli animali di terra ferma, anche le specie marine producono infatti i loro richiami per motivi precisi: richiamare potenziali partner, difendere il proprio territorio, e procacciarsi il cibo. Studiare questi suoni per lunghi periodi di tempo può quindi rivelare molto su quello che accade nelle acque, e aiuta a studiare i trend ecologici delle comunità che abitano in una determinata area.
In questo caso l’esperimento è stato svolto lungo le coste di Port Hedland, una cittadina di mare dell’Australia Occidentale. I ricercatori hanno lasciato immersi i loro microfoni a largo delle coste australiane per oltre un anno e mezzo, studiando i pesci e i loro ecosistemi 24 ore su 24, e sette giorni su sette. E una volta analizzati i nastri, tra richiami di una moltitudine di specie acquatiche, rumori ambientali, suoni prodotti da battelli e altre attività umane, i ricercatori hanno identificato anche sette specifici cori.
I pesci arciere e l'arte della caccia
Il pesce arciere, nome scientifico toxotidae, è una specie composta da 7 diversi pesci. Il nome deriva dalla sua capacità di catturare gli insetti raggiungendoli in un decimo di secondo con un getto d'acqua molto preciso, tale da farli cadere nell'acqua. Proprietà utilizzata nell'esperimento che ha rivelato un'altra qualità: quella di riuscire a riconoscere le fattezze umane
Ascoltandoli, questi cori assomigliano a lunghe armonie ritmiche e sostenute, che possono durare per diverse ore, innalzandosi durante specifici momenti della giornata, come l’alba e il tramonto, e salendo e scendendo di intensità seguendo il ciclo lunare e quello solare. Non avendo una conferma visiva, i ricercatori per ora non hanno potuto accertare a quali specie di pesci appartenessero i cori ascoltati. Serviranno ulteriori ricerche, sottolineano, per poter associare ogni coro con una specie dell’area. Solo a quel punto sarà possibile utilizzare il monitoraggio acustico per tenere sotto controllo le condizioni della fauna marina. Una possibilità che i ricercatori vogliono sfruttare per comprendere come stanno reagendo le specie locali all'inquinamento acustico prodotto da barche e motoscafi nelle acque, un tempo placide, dei mari australiani.