Indifferenti alla musica? Il cervello è meno 'connesso'
di SANDRO IANNACCONE
(foto: Pixabay)
Uno studio pubblicato su Pnas svela che una minore 'connettività' delle aree cerebrali che elaborano suoni ed emozioni potrebbe essere la ragione della minore sensibilità alla musica
2 minuti di lettura
''NON SOPPORTO la musica. Basta che qualcuno batta un tempo con le dita su un oggetto per esserne turbato". Parlava così, alla fine degli anni settanta, Federico Fellini, intervistato a Radio Due da Nino Rota. Che poi, anni più tardi, chiarì la dichiarazione del regista: "Non è che Federico sia insensibile alla musica, ma, al contrario, ne rimane troppo colpito". E tale sensibilità è una questione che non riguarda solo Fellini: la comunità scientifica, infatti, si interroga da tempo sul motivo per cui determinate persone - indipendentemente dallo status sociale o culturale - siano del tutto indifferenti a qualsiasi tipo di musica. Una domanda che ora sembra avere trovato risposta: la ragione, spiega un'équipe di scienziati della University of Barcelona, della McGill University di Monreal e di altri istituti di ricerca, potrebbe risiedere in una diversa struttura del cervello. In particolare, come raccontano i ricercatori sulle pagine dei Proceedings of the National Academy of Sciences, sembra che chi è insensibile alla musica abbia una minore connettività nelle aree cerebrali responsabili dell'elaborazione dei suoni e della gestione delle emozioni.
Così ascoltare (e suonare) musica cambia il cervello
Per scoprirlo, i ricercatori hanno sottoposto a risonanza magnetica funzionale il cervello di 15 persone che avevano dichiarato di essere insensibili alla musica, confrontando i risultati con quelli ottenuti su due gruppi di controllo della stessa dimensione, il primo composto da volontari che ritenevano di essere "normalmente sensibili" alla musica e il secondo composto da volontari che, invece, si dichiaravano ipersensibili, come il regista riminese. Le scansioni cerebrali sono state effettuate mentre i soggetti ascoltavano diversi tipi di musica o compivano attività piacevoli: i risultati (da prendere con le pinze, data la ristrettezza del campione) hanno svelato un minor flusso sanguigno, nei soggetti appartenenti al primo gruppo, verso le aree cerebrali coinvolte nei cosiddetti processi di ricompensa, responsabili delle sensazioni di piacere che si provano, per esempio, durante l'attività sessuale o ludica.
Ma c'è dell'altro: tale differenza tra il primo gruppo di volontari e gli altri due è stata osservata solo durante l'ascolto di musica e non mentre questi svolgevano altre attività, il che suggerisce che la sensibilità alla musica non sia legata ai circuiti cerebrali che regolano la ricompensa. Risalendo ancora a monte, i ricercatori hanno infatti notato un'altra differenza: il cervello del primo gruppo di persone, infatti, sembra avere una minore connettività tra la regione responsabile dell'elaborazione dei suoni e i circuiti di ricompensa stessi. Una sorta di "blackout", in sostanza, che impedirebbe ai suoni processati di raggiungere il "centro di piacere" del cervello. Al momento, comunque, non è ancora chiaro se ci sia una relazione di causa-effetto tra i fenomeni. Le cose potrebbero funzionare anche all'inverso: forse un minore ascolto di musica, nel corso del tempo, potrebbe provocare in risposta una riduzione della connettività cerebrale collegata alla trasmissione dei suoni elaborati. Per scoprirlo serviranno ulteriori ricerche su un campione più ampio di persone.