Etna: in continuo aumento il numero di crateri eruttivi
(reuters)
Cent'anni fa il vulcano siciliano aveva un'unica "bocca", oggi sono cinque. L'ultimo nato in ordine di tempo è il nuovo cratere di Sud-Est
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ROMA - Il numero di crateri eruttivi dell'Etna, il vulcano attivo più grande d'Europa, continua ad aumentare. Appena cent'anni fa, un intervallo di tempo brevissimo su scale geologiche, aveva un unico cratere centrale. Oggi se ne contano cinque: l'ultimo nato è il nuovo cratere di Sud-Est, di oltre 300 metri di altezza, cresciuto più velocemente di qualsiasi altro vulcano nella storia documentata.
Non solo: dalla fine di gennaio, l'attività eruttiva intermittente ha dato vita a un altro piccolo cono piroclastico (una collinetta che si forma in seguito all'accumulo di cenere vulcanica e lapilli eruttati dal cratere) sulla sella esistente tra il vecchio e il nuovo cratere di Sud-Est. Dal 21 marzo in poi, dalla base del nuovo cratere di Sud-Est è iniziata una lenta ma costante attività effusiva, con una colata lavica molto suggestiva. La lava, arrivata fino alla Valle del Bove (una conca sul versante orientale dell'Etna), si è sfrangiata in mille rivoli incandescenti, capaci di inglobare anche la neve lungo i pendii e causando vistose esplosioni.
Fumo denso e lava: l'eruzione dell'Etna vista dallo spazio
La colonna di fumo dell'Etna si allunga per centinaia di chilometri ed è ben visibile anche dallo spazio. Spesso gli astronauti a bordo della Iss hanno immortalato il vulcano siciliano durante un'eruzione, sorvolando il Mediterraneo. Questa volta è stato Thomas Pesquet a scattare una splendida fotografia del Mongibello che si era svegliato dal suo torpore. Era l'8 marzo e già l'astronauta francese faceva notare via Twitter che le strade del versante forse non erano proprio sicure. Anche l'occhio dei satelliti non ha mancato di registrare lo spettacolo di fumo e colate di lava. Il Sentinel 2 dell'Esa, Terra e Aqua della Nasa, Suomi e Landsat. In un'immagine notturna la cima dell'Etna brilla come le luci delle città che ricamano la Penisola
Sul versante sud-occidentale del vulcano, invece, la lava ha creato fiumi incandescenti lunghi fino a tre chilometri, attirando l'attenzione di turisti e appassionati, soprattutto nelle ore notturne. Uno spettacolo unico, ma anche l'occasione, per i ricercatori dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), di studiare questi fenomeni e provare a comprenderli, con l'applicazione di nuovi strumenti per il monitoraggio dei flussi lavici. Tra questi, la tecnologia LiDar (Light Detection and ranging), un sistema di telerilevamento "attivo" per l'esecuzione di rilievi topografici aerei ad alta risoluzione, utili a misurare l'entità dei cambiamenti morfologici che hanno interessato l'Etna.