CHE COS'È l'amore? Un'emozione universale che si esplica in una dimensione intima e soggettiva, una condizione semplice da constatare ma difficile da descrivere ad altri. Un rompicapo sfuggente la cui soluzione è stata cercata per secoli tra le parole di poeti e filosofi mentre oggi, sempre più spesso, passa per elettrodi e tecniche di imaging cerebrale.
Uno studio pubblicato su Nature dai neuroscienziati della Emory University, coordinati da Larry Young, direttore del Centro Silvio Conte per l'ossitocina e la cognizione sociale di Atlanta, e dalla ricercatrice Elizabeth Amadei, riporta la scoperta del meccanismo neurale che promuove l'emergere dei rapporti di coppia.
Come negli studi precedenti, che avevano dimostrato l'importanza di ossitocina e dopamina nella formazione dei legami affettivi, anche in questa serie di esperimenti la specie prescelta è stata l'arvicola delle praterie (Microtus ochrogaster), un roditore monogamo che trascorre l'intera vita con lo stesso partner.
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I ricercatori hanno proseguito lungo la strada tracciata, esaminando la comunicazione neurale tra corteccia prefrontale mediale, coinvolta nei processi decisionali, e il nucleo accumbens, fulcro del sistema di ricompensa. Tramite sonde, è stata monitorata l'attività cerebrale delle giovani femmine durante le ore trascorse a socializzare con un maschio.
Il gruppo ha scoperto che in questa fase, che normalmente precede la formazione della coppia, la corteccia prefrontale scandisce le oscillazioni ritmiche dei neuroni del nucleo accumbens, suggerendo una connessione funzionale tra l'attività delle due aree.
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Quanto più robusta era la connessione, tanto più rapidamente il comportamento della femmina volgeva verso l'affiatamento con il partner, aumentando il numero di contatti fianco a fianco. Ancora più forte era l'attività rilevata durante la prima copula, evento che segna la nascita di una nuova coppia.
Il risultato è stato confermato anche tramite un esperimento di optogenetica nel quale i ricercatori hanno potenziato con un fascio di luce la comunicazione tra le due aree cerebrali, ottenendo un aumento dei comportamenti affettivi tra gli animali. "È incredibile che possiamo influenzare il comportamento semplicemente stimolando questo circuito cerebrale con un fascio di luce" ha commentato il ricercatore Zack Johnson, tra gli autori dello studio.
Le implicazioni della scoperta non sono limitate alle effusioni amorose tra arvicole. "Simili variazioni nella comunicazione corticostriatale potrebbero essere alla base dell'alterazione delle interazioni sociali nei pazienti affetti da disturbi psichiatrici o da autismo" spiega Young che ipotizza un futuro impiego clinico. Di certo, l'idea di un'infatuazione pilotata da un fascio di luce non piacerà a poeti e filosofi.
Uno studio pubblicato su Nature dai neuroscienziati della Emory University, coordinati da Larry Young, direttore del Centro Silvio Conte per l'ossitocina e la cognizione sociale di Atlanta, e dalla ricercatrice Elizabeth Amadei, riporta la scoperta del meccanismo neurale che promuove l'emergere dei rapporti di coppia.
Come negli studi precedenti, che avevano dimostrato l'importanza di ossitocina e dopamina nella formazione dei legami affettivi, anche in questa serie di esperimenti la specie prescelta è stata l'arvicola delle praterie (Microtus ochrogaster), un roditore monogamo che trascorre l'intera vita con lo stesso partner.
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Il gruppo ha scoperto che in questa fase, che normalmente precede la formazione della coppia, la corteccia prefrontale scandisce le oscillazioni ritmiche dei neuroni del nucleo accumbens, suggerendo una connessione funzionale tra l'attività delle due aree.
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Quanto più robusta era la connessione, tanto più rapidamente il comportamento della femmina volgeva verso l'affiatamento con il partner, aumentando il numero di contatti fianco a fianco. Ancora più forte era l'attività rilevata durante la prima copula, evento che segna la nascita di una nuova coppia.
Il risultato è stato confermato anche tramite un esperimento di optogenetica nel quale i ricercatori hanno potenziato con un fascio di luce la comunicazione tra le due aree cerebrali, ottenendo un aumento dei comportamenti affettivi tra gli animali. "È incredibile che possiamo influenzare il comportamento semplicemente stimolando questo circuito cerebrale con un fascio di luce" ha commentato il ricercatore Zack Johnson, tra gli autori dello studio.
Le implicazioni della scoperta non sono limitate alle effusioni amorose tra arvicole. "Simili variazioni nella comunicazione corticostriatale potrebbero essere alla base dell'alterazione delle interazioni sociali nei pazienti affetti da disturbi psichiatrici o da autismo" spiega Young che ipotizza un futuro impiego clinico. Di certo, l'idea di un'infatuazione pilotata da un fascio di luce non piacerà a poeti e filosofi.