Star della musica e 11 premi Nobel: al via il Festival voluto da Brian May (Queen)
Jaime D'Alessandro , dal nostro inviato JAIME D'ALESSANDROApre in Norvegia la quarta edizione di Starmus dopo le prime svolte a Tenerife. Organizzato dal chitarrista britannico e dal suo amico astrofisico Garik Israelian, raccoglie le menti più illustri della scienza e dell’intrattenimento: da Peter Gabriel a Stephen Hawking, fino a Oliver Stone
TRONDHEIM (Norvegia) - Premi Nobel, astronauti e musicisti. Comincia la quarta edizione di Starmus, festival ispirato dalle stelle (star) e dalla musica (music) voluto e immaginato dal Brian May, il chitarrista dei Queen. Laureato in fisica, prima di diventare famoso con la sua band, lo ha fondato a Tenerife assieme al suo amico astrofisico Garik Israelian, Ma quest’anno si è spostato a nord, molto a nord, grazie alla collaborazione Norwegian University of Science and Technology (Ntnu), che sull’evento ha speso ben tre milioni di euro ospitandolo a Trondheim, 500 chilometri da Oslo, terza città norvegese e sede dell’università.
Alla conferenza inaugurale si sono presentati undici premi Nobel del campo della medicina, astrofisica, economia, fisica, biologia: May-Britt Moser, Robert Wilson, Edvard Moser, George Smoot, Adam Riess, Finn Kydland, Susumu Tonegawa, Chris Pissarides, Torsten Wiesel, Tim Hunt e Stefan Hell. Introdotti dal Commissar…
Alla conferenza inaugurale si sono presentati undici premi Nobel del campo della medicina, astrofisica, economia, fisica, biologia: May-Britt Moser, Robert Wilson, Edvard Moser, George Smoot, Adam Riess, Finn Kydland, Susumu Tonegawa, Chris Pissarides, Torsten Wiesel, Tim Hunt e Stefan Hell. Introdotti dal Commissar…
TRONDHEIM (Norvegia) - Premi Nobel, astronauti e musicisti. Comincia la quarta edizione di Starmus, festival ispirato dalle stelle (star) e dalla musica (music) voluto e immaginato dal Brian May, il chitarrista dei Queen. Laureato in fisica, prima di diventare famoso con la sua band, lo ha fondato a Tenerife assieme al suo amico astrofisico Garik Israelian, Ma quest’anno si è spostato a nord, molto a nord, grazie alla collaborazione Norwegian University of Science and Technology (Ntnu), che sull’evento ha speso ben tre milioni di euro ospitandolo a Trondheim, 500 chilometri da Oslo, terza città norvegese e sede dell’università.
Alla conferenza inaugurale si sono presentati undici premi Nobel del campo della medicina, astrofisica, economia, fisica, biologia: May-Britt Moser, Robert Wilson, Edvard Moser, George Smoot, Adam Riess, Finn Kydland, Susumu Tonegawa, Chris Pissarides, Torsten Wiesel, Tim Hunt e Stefan Hell. Introdotti dal Commissario europeo per la ricerca e l’innovazione, il portoghese Carlos Moedas. "Viviamo in un continente dove c’è il tasso più alto di differenza nei confronti dei vaccini", ha raccontato Moedas. "E parliamo di Paesi fra i più avanzati al mondo. Le persone non credono più all’evidenza dei fatti. Dobbiamo ricostruire l’autorevolezza della scienza spiegando a tutti come si arriva a certi risultati".Non ha dovuto convincere la platea, oltre mille persone radunate al Trondheim Spektrum, né ovviamente gli undici premi Nobel. Ma è chiaro che la scienza deve cambiare perché il mondo sta cambiando e lei rischia, paradossalmente, di restare indietro. "Con alcuni punti fermi", ricorda il biochimico inglese e Nobel per la medicina Tim Hunt. "La scienza si basava e continuerà a basarsi sul riuscire a porsi le giuste domande".
Fra proiezioni, concerti (un’altra delle figure di riferimento del festival è Peter Gabriel) e lezioni, allo Starmus oltre ai Nobel sopra citati e a diversi loro colleghi, in quattro giorni si alterneranno figure come Stephen Hawking, il regista americano Oliver Stone, il giornalista Larry King, l’astrofisico e divulgatore scientifico Neil deGrasse Tyson, il musicista Brian Eno. Ci sarebbero dovuti anche essere gli austronauti Buzz Aldrin, che mise piede sulla Luna dopo Neil Armstrong, e Alexei Leonov che p stato il primo cosmonauta a fare una passeggiata nello spazio, ma hanno dato forfait.
Si passerà dalla robotica all’astronomia, dalle fake news alla matematica, dalla medicina alla neuroscienza. Con alcune accenni alla politica e alla sua cecità. L’economista Jeffrey Sachs ad esempio spiegherà come sopravvivere nell’era di Donald Trump. Ed è solo un assaggio di quel che vedremo. Del resto "l’85% del nostro Pil affonda le radice nell’innovazione", fanno notare dal palco dello Spektrum. Con l’implicito sottotitolo che non putare sulla scienza sarebbe quindi un suicidio da parte dei nostri governi.
Alla conferenza inaugurale si sono presentati undici premi Nobel del campo della medicina, astrofisica, economia, fisica, biologia: May-Britt Moser, Robert Wilson, Edvard Moser, George Smoot, Adam Riess, Finn Kydland, Susumu Tonegawa, Chris Pissarides, Torsten Wiesel, Tim Hunt e Stefan Hell. Introdotti dal Commissario europeo per la ricerca e l’innovazione, il portoghese Carlos Moedas. "Viviamo in un continente dove c’è il tasso più alto di differenza nei confronti dei vaccini", ha raccontato Moedas. "E parliamo di Paesi fra i più avanzati al mondo. Le persone non credono più all’evidenza dei fatti. Dobbiamo ricostruire l’autorevolezza della scienza spiegando a tutti come si arriva a certi risultati".Non ha dovuto convincere la platea, oltre mille persone radunate al Trondheim Spektrum, né ovviamente gli undici premi Nobel. Ma è chiaro che la scienza deve cambiare perché il mondo sta cambiando e lei rischia, paradossalmente, di restare indietro. "Con alcuni punti fermi", ricorda il biochimico inglese e Nobel per la medicina Tim Hunt. "La scienza si basava e continuerà a basarsi sul riuscire a porsi le giuste domande".
Fra proiezioni, concerti (un’altra delle figure di riferimento del festival è Peter Gabriel) e lezioni, allo Starmus oltre ai Nobel sopra citati e a diversi loro colleghi, in quattro giorni si alterneranno figure come Stephen Hawking, il regista americano Oliver Stone, il giornalista Larry King, l’astrofisico e divulgatore scientifico Neil deGrasse Tyson, il musicista Brian Eno. Ci sarebbero dovuti anche essere gli austronauti Buzz Aldrin, che mise piede sulla Luna dopo Neil Armstrong, e Alexei Leonov che p stato il primo cosmonauta a fare una passeggiata nello spazio, ma hanno dato forfait.
Si passerà dalla robotica all’astronomia, dalle fake news alla matematica, dalla medicina alla neuroscienza. Con alcune accenni alla politica e alla sua cecità. L’economista Jeffrey Sachs ad esempio spiegherà come sopravvivere nell’era di Donald Trump. Ed è solo un assaggio di quel che vedremo. Del resto "l’85% del nostro Pil affonda le radice nell’innovazione", fanno notare dal palco dello Spektrum. Con l’implicito sottotitolo che non putare sulla scienza sarebbe quindi un suicidio da parte dei nostri governi.