A dare spessore allo studio, coordinato dall’Istituto Geologico polacco, c’è anche la firma di Martin Lockley, massimo esperto mondiale di impronte fossili. È una notizia che ravviva, e complica, il già complesso quadro dell'evoluzione umana. Dobbiamo spostare molto indietro e lontano dall’Africa (anche se non troppo lontano, visto che allora il Mediterraneo era più ristretto) la comparsa degli antenati dell’uomo? Oppure dobbiamo immaginarci che durante il Miocene delle scimmie antropomorfe sperimentarono in maniera più o meno indipendente la locomozione bipede? Mentre il mondo, e non solo quello accademico, si pone queste gravi domande, il Museo di Storia Naturale di Creta pubblica un comunicato stampa sconcertante: 10 delle 40 impronte del sito archeologico di Kasteli sono state trafugate. A dare l'allarme è Charalampos Fassoulas, geologo del Museo di Storia Naturale, tra i membri del team che ha analizzato le impronte: "Degli amici archeologi in visita al sito mi hanno contattato per avvertirmi che che c’era qualcosa di strano, volevano sapere se qualcuno di noi aveva rimosso i reperti. Ho detto che non ne sapevo nulla, sono salito in macchina e mi sono precipitato sul posto".
Le orme sull'antica sabbia di Creta, lasciate 5,7 milioni di anni fa
Il sito dove sono stae ritrovate le orme fossili, sulla sabbia di 5,7 milioni di anni fa. La loro forma ha permesso agli scienziati di ricostruire come era fatto il piede, che aveva un calcagno e cinque dita. Molto simile a quello umano dunque, ma in un periodo molto anteriore alle prime orme della stessa forma ritrovate finora, in Tanzania, che risalgono a 3,8 milioni di anni fa. Questa scoperta potrebbe mettere in discussione la storia dell'evoluzione umana. Si pensava infatti che fino a 1,8 milioni di anni fa gli 'ominini' fossero rimasti in Africa. Inoltre le impronte di Trachilos, scoperte da un professore dell'Istituto geologico della Polonia, Gerard D. Gierlinski, testimoniano di un piede molto più evoluto rispetto agli scheletri dello stesso periodo e molto successivi, ritrovati in Africa
Foto - Andrzej Boczarowski
"Al momento non sappiamo altro su di lui. La polizia non ha ancora indetto una conferenza stampa", spiega Fassoulas. Solo un dettaglio che riguarda la refurtiva, grottesco e inquietante: non solo il professore ladro ha manomesso quelle che potrebbero essere le impronte ominidi più antiche del mondo, ma le ha limate in modo da rendere la loro sagoma il più simile possibile a quella di un piede. "Questo ci consente di fare alcune congetture", riflette Charalampos Fassoulas, mentre telefoni e cellulari del suo studio suonano ininterrottamente. "Possiamo dubitare, per esempio, che questo signore sia un professionista nel campo della ricettazione dei reperti fossili. Immagino che volesse venderle a qualcuno, ma mi riesce difficile capire a chi. È vero, comunque, che Salonicco è nota per questo tipo di traffico. Spesso i reperti vengono rubati per essere venduti a dei musei o a collezionisti privati disposti a spendere grosse somme. In questo caso sembra plausibile solo l’ipotesi del collezionista, visto che le impronte in questione sono famosissime, e inoltre sono state mappate e digitalizzate attraverso una tecnica laser, per cui sono tutte identificabili".
Ma se le impronte fossero state davvero destinate a un ricco collezionista, perché mai il ladro avrebbe dovuto limarle? L’ipotesi del dilettante scellerato al momento sembra la più plausibile. Charalampos Fassoulas attende con angoscia di rivedere le sue impronte, nella speranza che non siano state rovinate.