L'immagine è stata scattata il 24 ottobre, mentre Juno 'sfiorava' per la nona volta il pianeta passando a soli 18.906 chilometri dalla sua copertura nuvolosa (più o meno la distanza che separa New York dalla città australiana di Perth). Lo scatto, fatto dalla camera ad alta definizione JunoCam, ha una risoluzione di 12,5 chilometri per pixel, e riesce perfino a mostrare le ombre proiettate dalle nubi più alte su quelle circostanti, a causa della particolare angolazione tra Juno, Giove e il Sole al momento della ripresa.
In volo sulla Macchia Rossa di Giove: le foto della sonda Juno
Eccola, la grande macchia rossa di Giove, come il neo sul volto di un attore, il segno distintivo che lo rende riconoscibile a tutti. La sonda Juno l'ha sorvolata il 10 luglio, a una distanza di appena 9.000 chilometri inviando le immagini più dettagliate mai ottenute di questo vortice. "The great red spot" ha un diametro di circa 16.000 chilometri, un'ellisse che potrebbe contenere comodamente tutto il nostro pianeta. Secondo gli scienziati la tempesta, che da secoli imperversa nell'atmosfera del gigante gassoso, potrebbe avere addirittura più di 350 anni, anche se nell'ultimo periodo si è rimpicciolita in maniera evidente. Le immagini "grezze" pubblicate sul sito della missione sono state poi rielaborate da "citizen scientist", appassionati o esperti, che hanno scaricato e processato le foto per dare la propria 'interpretazione' del sorvolo, un momento storico, quasi esattamente un anno dopo l'arrivo di Juno in orbita attorno a Giove, avvenuto il 4 luglio 2016
A bordo della sonda Juno ci sono anche due esperimenti italiani realizzati con il supporto e il coordinamento dell'Agenzia spaziale italiana (Asi): la camera a infrarossi con spettrometro Jiram, realizzata da Leonardo sotto la guida scientifica dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), e l'esperimento di radioscienza KaT, realizzato dalla Thales Alenia Space (Thales-Leonardo) sotto la responsabilità scientifica dell'università Sapienza di Roma. Il primo studia la dinamica e la chimica delle aurore gioviane nel vicino infrarosso, il secondo invece analizza la struttura interna del pianeta per mappare il campo di gravità di Giove.