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Una giornata con l’assistente virtuale

Dimenticate Hal 9000: Google Home, l'ultima arrivata nella scuderia dell'intelligenza artificiale casalinga non offre risposte cosmiche e ha qualche falla operativa. Ma impara, accumulando dati
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"Qual è la risposta fondamentale sulla vita, l'universo e tutto quanto?" chiediamo. L'assistente virtuale ci pensa per qualche secondo, poi cita meccanico Wikipedia, la pagina dedicata a Douglas Adams e al suo Guida galattica per autostoppisti. Non ha nulla del super computer che nel romanzo di Adams viene costruito per dare senso alla vita, lo stesso che dopo sette milioni di anni di elaborazione alla fine si limitata a dire: "42". E non ha nulla nemmeno di Hal 9000, la mente digitale di 2001 Odissea nello Spazio. Anzi nemmeno lo conosce: "Mi dispiace, non ti posso aiutare, sto cercando di imparare", si scusa.

L'ultima incarnazione dell'intelligenza artificiale (AI) per le masse ha l'aspetto di un altoparlante circolare. Chiamato Google Home, è il primo nel suo genere ad arrivare in Italia e a parlare italiano. Fratello minore di Echo di Amazon, che con il suo assistente Alexa ha aperto le danze nel 2014, e di HomePod d…
"Qual è la risposta fondamentale sulla vita, l'universo e tutto quanto?" chiediamo. L'assistente virtuale ci pensa per qualche secondo, poi cita meccanico Wikipedia, la pagina dedicata a Douglas Adams e al suo Guida galattica per autostoppisti. Non ha nulla del super computer che nel romanzo di Adams viene costruito per dare senso alla vita, lo stesso che dopo sette milioni di anni di elaborazione alla fine si limitata a dire: "42". E non ha nulla nemmeno di Hal 9000, la mente digitale di 2001 Odissea nello Spazio. Anzi nemmeno lo conosce: "Mi dispiace, non ti posso aiutare, sto cercando di imparare", si scusa.

L'ultima incarnazione dell'intelligenza artificiale (AI) per le masse ha l'aspetto di un altoparlante circolare. Chiamato Google Home, è il primo nel suo genere ad arrivare in Italia e a parlare italiano. Fratello minore di Echo di Amazon, che con il suo assistente Alexa ha aperto le danze nel 2014, e di HomePod di Apple che ha Siri. Una nuova specie che vuole portare le AI dai nostri smartphone alle nostre case. "Stiamo lasciando l'era delle semplici ricerche online attraverso parole digitate sulla tastiera, per approdare ad una dove con il motore di ricerca si parla". Così Rishi Chandra, vice presidente di Google quando a luglio del 2016 ci aveva mostrato a Mountain View il prototipo di questo altoparlante smart. "Finalmente con la tecnologia si può interagire senza dover imparare come funziona: è lei che impara da noi". Un anno e mezzo dopo e sette milioni circa di Google Home venduti dal colosso del Web, oltre ai venti milioni di Echo di Amazon, ci ritroviamo davanti quest'assaggio di futuro.

A Google Home si può chiedere di passare al brano successivo su Spotify, di alzare e abbassare il volume, di snocciolare la distanza fra il Sole e la Terra (149 milioni di chilometri), di consultare le previsioni meteo (pioggia e 19 gradi), di trovare in nome del primo ministro tailandese (Prayuth Chan-ocha), di trovare la pronuncia esatta in cinese della frase "sei un cretino": Nì shìgè shìgu?. Ma da qui al computer di bordo dell'astronave di Star Trek, il paragone è farina del sacco di Google, ne passa.

Come con Echo e HomePod, anche le reti neurali dietro Google Home sono claudicanti a tratti e a tratti precise. A volte fa fatica a trovare canzoni su Spotify e non sa accedere al tv malgrado sia smart e dotato di sistema operativo Android (Google). Marco Casolino, primo ricercatore sia al Riken di Tokyo sia all'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) di Tor Vergata suggerisce: "Chiedigli di cosa è fatta la materia oscura". L'assistente: "Mi dispiace, non so come esserti di aiuto". Casolino: "Chiedigli allora se sa cosa sono i buchi neri". Google Home pesca la voce su Wikipedia. Il ricercatore dell'Infn sospira: "Ok, domandagli se ha un'anima". L'assistente: "Al momento non saprei dove cercarla".

Sulla privacy il gigante del Web assicura che il suo altoparlante non resta in ascolto quando non viene consultato. "Raccoglie i dati che ci servono per rendere i nostri servizi più veloci e utili", recita una nota della compagnia. "Google Home impara nel tempo per fornire risposte migliori". Tradotto: i dati li raccoglie eccome, come già avviene su Web e smartphone.

Nel pomeriggio arrivano i bambini e i "non ho capito" si moltiplicano. Quando gli domandano di cantare, l'assistente però libera l'ugola in sorprendenti filastrocche e dà soddisfazione su somme e sottrazioni. Fine dello spasso, tempo di fare i compiti. Anche per Google Home che di studiare ne ha bisogno. Ma con un po' di musica: come altoparlante infatti funziona bene.
"Vai a dormire", gli diciamo verso le 11. "Non so dove sia", risponde. "Dormi!". Finalmente capisce: "Ok, ciao". Poi si spegne.