È STATO arrestato perché creduto una spia occidentale, o forse solo per dare un 'esempio', e adesso si trova richiuso e isolato nelle carceri di Teheran. Ma Abbas Edalat è un matematico, un accademico e un pacifista: di origini iraniane, risiede a Londra, dove insegna e fa ricerca all'Imperial College. La comunità dei matematici di tutto il mondo, sconvolta dalla vicenda, si sta mobilitando per chiarire l’equivoco e per chiederne subito il rilascio.
Edalat è stato arrestato dalla Guardia Rivoluzionaria iraniana il 15 aprile scorso a Teheran, mentre partecipava a un incontro accademico: sono stati confiscati i suoi oggetti di lavoro (laptop e quaderni) mentre la famiglia si è subito attivata per pagare la cauzione, che però è stata rifiutata. Le notizie sono filtrate con difficoltà grazie al Centre for the Human Rights Iran, che ha base a New York e che dato le prime informazioni, e tuttora non sono noti molti dettagli della vicenda.
Edalat non è il primo iraniano con doppia nazionalità, né il primo scienziato, che viene arrestato senza ragioni chiare. Secondo la Bbc sarebbero almeno trenta i detenuti con doppia nazionalità in Iran. Tra loro, la cooperatrice umanitaria inglese Nazanin Zaghari-Ratcliffe, imprigionata nell’aprile del 2016 e tuttora in carcere con una condanna a cinque anni, che era andata a presentare la figlia di due anni alla propria famiglia di origine. Nello stesso periodo è stato arrestato il medico Ahmadreza Djalali, che ha lavorato anche per l’Università del Piemonte Orientale, nonché in Belgio e in Svezia, ed era in Iran per seminari: torturato e minacciato, e poi condannato a morte con l’accusa di essere una spia israeliana, ha visto sospendere la pena perché oggi è gravemente ammalato. Tra il 2011 e il 2016 una vicenda simile è toccata al giovane fisico iraniano Omid Kokabee, che aveva lavorato in Europa e negli Stati Uniti, mentre nel 2013 è stato arrestato il dottorando in matematica Hamid Babaei, in quel momento residente in Belgio. La lista non finisce qui, tanto che c’è chi chiama la prigione di Evin, dove tutti loro sono stati rinchiusi o sono tuttora rinchiusi insieme ad altri accademici e studiosi del paese, “l’università di Evin”.
Per Abbas Edalat la comunità matematica e informatica del Regno Unito e di Cina, Finlandia, Germania, Italia, Corea, Russia, Slovenia e Stati Uniti (ma altri Paesi si stanno aggiungendo con il passaparola e con una raccolta firme che corre su web) ha scritto all’inglese Foreign & Commonwealth Office chiedendo un'azione rapida per la scarcerazione. Edalat, scrivono, è persona “gentile, premurosa, sincera e onorevole, di grande intelletto e integrità”, nonché molto fiero della propria eredità e cultura iraniana, come sottolinea la lettera promossa dall’allievo di Abbas, Paul Bilokon, oggi professore all’Imperial College di Londra. Abbas è tra i fondatori della Campaign Against Sanctions and Military Intervention in Iran, che si oppone all’intervento straniero in Iran, ed è un attivista in vista. Ma, soprattutto, si legge nella lettera, è "un prominente accademico che ha contribuito in modo fondamentali alla logica matematica e all'informatica teorica, e ha lavorato incessantemente con organizzazioni come l'Unesco per colmare la distanza tecnologica, educativa e di sviluppo tra i paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo".
Tra le firme, sono molte quelle di colleghi e amici italiani che hanno studiato e lavorato con lui, come quella di Giuseppe Rosolini, docente di logica matematica al’Università di Genova: "ho conosciuto Abbas più di vent'anni fa e l'ho incontrato molte volte a convegni e in istituti di ricerca. Chiacchierando, ho sempre apprezzato la sua bontà e la sua grande disponibilità. In più lo ricordo come uno dei primi che mi ha fatto capire quanto bello deve essere l'Iran, per come ne parlava con amore e passione".
Edalat è stato arrestato dalla Guardia Rivoluzionaria iraniana il 15 aprile scorso a Teheran, mentre partecipava a un incontro accademico: sono stati confiscati i suoi oggetti di lavoro (laptop e quaderni) mentre la famiglia si è subito attivata per pagare la cauzione, che però è stata rifiutata. Le notizie sono filtrate con difficoltà grazie al Centre for the Human Rights Iran, che ha base a New York e che dato le prime informazioni, e tuttora non sono noti molti dettagli della vicenda.
Edalat non è il primo iraniano con doppia nazionalità, né il primo scienziato, che viene arrestato senza ragioni chiare. Secondo la Bbc sarebbero almeno trenta i detenuti con doppia nazionalità in Iran. Tra loro, la cooperatrice umanitaria inglese Nazanin Zaghari-Ratcliffe, imprigionata nell’aprile del 2016 e tuttora in carcere con una condanna a cinque anni, che era andata a presentare la figlia di due anni alla propria famiglia di origine. Nello stesso periodo è stato arrestato il medico Ahmadreza Djalali, che ha lavorato anche per l’Università del Piemonte Orientale, nonché in Belgio e in Svezia, ed era in Iran per seminari: torturato e minacciato, e poi condannato a morte con l’accusa di essere una spia israeliana, ha visto sospendere la pena perché oggi è gravemente ammalato. Tra il 2011 e il 2016 una vicenda simile è toccata al giovane fisico iraniano Omid Kokabee, che aveva lavorato in Europa e negli Stati Uniti, mentre nel 2013 è stato arrestato il dottorando in matematica Hamid Babaei, in quel momento residente in Belgio. La lista non finisce qui, tanto che c’è chi chiama la prigione di Evin, dove tutti loro sono stati rinchiusi o sono tuttora rinchiusi insieme ad altri accademici e studiosi del paese, “l’università di Evin”.
Per Abbas Edalat la comunità matematica e informatica del Regno Unito e di Cina, Finlandia, Germania, Italia, Corea, Russia, Slovenia e Stati Uniti (ma altri Paesi si stanno aggiungendo con il passaparola e con una raccolta firme che corre su web) ha scritto all’inglese Foreign & Commonwealth Office chiedendo un'azione rapida per la scarcerazione. Edalat, scrivono, è persona “gentile, premurosa, sincera e onorevole, di grande intelletto e integrità”, nonché molto fiero della propria eredità e cultura iraniana, come sottolinea la lettera promossa dall’allievo di Abbas, Paul Bilokon, oggi professore all’Imperial College di Londra. Abbas è tra i fondatori della Campaign Against Sanctions and Military Intervention in Iran, che si oppone all’intervento straniero in Iran, ed è un attivista in vista. Ma, soprattutto, si legge nella lettera, è "un prominente accademico che ha contribuito in modo fondamentali alla logica matematica e all'informatica teorica, e ha lavorato incessantemente con organizzazioni come l'Unesco per colmare la distanza tecnologica, educativa e di sviluppo tra i paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo".
Tra le firme, sono molte quelle di colleghi e amici italiani che hanno studiato e lavorato con lui, come quella di Giuseppe Rosolini, docente di logica matematica al’Università di Genova: "ho conosciuto Abbas più di vent'anni fa e l'ho incontrato molte volte a convegni e in istituti di ricerca. Chiacchierando, ho sempre apprezzato la sua bontà e la sua grande disponibilità. In più lo ricordo come uno dei primi che mi ha fatto capire quanto bello deve essere l'Iran, per come ne parlava con amore e passione".