✕
(ansa)

I professionisti del tempo che farà

Cresce l’offerta perché sale la domanda di esperti. E dal 2019 sarà operativo il Supercentro di calcolo spostato da Reading a Bologna
3 minuti di lettura
Non possiamo sapere che tempo farà a settembre, le previsioni meteo oltre i 10 giorni sono uno sforzo inutile per la natura caotica dell'atmosfera. Ma la meteorologia italiana una certezza ce l'ha: il 17 settembre partiranno a Trento le lezioni della prima laurea magistrale dedicata a questa disciplina.

C'è dunque un nuovo meteorologo all'orizzonte, più specializzato e certificato: quella professione importante e delicata per le sue ricadute sulla vita di tutti - da chi non vede l'ora di scappare dalla città per il weekend a chi deve gestire infrastrutture, energie rinnovabili e stagioni alberghiere - sta uscendo dallo stato di deregulation e foschia professionale, con occasionali schiarite, che l'ha caratterizzata fino a oggi. Anche perché l'Italia ha sfide stimolanti davanti a sé: nel 2019 sarà operativo il supercentro di calcolo dell'Ecmwf (Centro europeo per le previsioni meteo a medio termine), spos…
Non possiamo sapere che tempo farà a settembre, le previsioni meteo oltre i 10 giorni sono uno sforzo inutile per la natura caotica dell'atmosfera. Ma la meteorologia italiana una certezza ce l'ha: il 17 settembre partiranno a Trento le lezioni della prima laurea magistrale dedicata a questa disciplina.

C'è dunque un nuovo meteorologo all'orizzonte, più specializzato e certificato: quella professione importante e delicata per le sue ricadute sulla vita di tutti - da chi non vede l'ora di scappare dalla città per il weekend a chi deve gestire infrastrutture, energie rinnovabili e stagioni alberghiere - sta uscendo dallo stato di deregulation e foschia professionale, con occasionali schiarite, che l'ha caratterizzata fino a oggi. Anche perché l'Italia ha sfide stimolanti davanti a sé: nel 2019 sarà operativo il supercentro di calcolo dell'Ecmwf (Centro europeo per le previsioni meteo a medio termine), spostato causa Brexit da Reading (Inghilterra) all'area del Tecnopolo di Bologna, dove funzionerà un supercomputer Cray cinque volte più potente di quello attuale, permettendo di aumentare la risoluzione topografica delle previsioni dagli odierni "quadratini" di 18 km per lato a quadrati di 9 km per lato; e si creeranno opportunità di lavoro per meteorologi e informatici.

"Un tempo la figura del meteorologo era una sola, con funzioni abbastanza definite: oggi invece, questa disciplina ha guadagnato terreno e viene applicata in tanti ambiti: c'è quello aeronautico che ha competenze diverse da quello energetico e da quello che crea bollettini per i media o da quello che appare in tv per illustrarli al pubblico", spiega Andrea Giuliacci del Centro Epson Meteo. "Il problema è che questa corsa del meteorologo a permeare tutti i settori è degli ultimi anni, e siamo rimasti indietro nell'adeguare la formazione. Quella di base deve essere una sola, ma poi occorre prevedere diverse specializzazioni". Il rischio che si corre, altrimenti, tocca la stessa qualità percepita delle previsioni. "Ad esempio, nel ruolo di meteorologo televisivo gli errori che si possono commettere non sono tanto quelli scientifici, ma quelli comunicativi. C'è una parte di lavoro scientifico nell'interpretare le mappe meteorologiche prodotte dal modello numerico, e la si può fare benissimo. Ma poi davanti alle telecamere, per i tempi televisivi, bisognerà condensare in 30 secondi tutto quello che si è capito dal modello, e questo richiede competenze specifiche".

È anche per questo motivo che sembra più vicina l'istituzione un albo dei meteorologi, passo coerente<TB>alla certificazione di "meteorologo professionista" varata nel 2016. Un altro segnale è l'imminente nomina dei membri di ItaliaMeteo, embrione di quello che sarà il primo servizio meteorologico nazionale, che per le norme europee non può più essere militare e quindi delegato all'Aeronautica come è stato nella nostra tradizione. "Tutti hanno come riferimento grandi personaggi come il colonnello Bernacca, ma in realtà l'Italia non ha mai definito la figura del meteorologo, e per molto tempo non c'erano nemmeno le facoltà che potessero supportare questa professione", spiega Teodoro Georgiadis dell'Istituto di biometeorologia del Cnr di Bologna. "Oggi i corsi di laurea conformi alla raccomandazione 1083 dell'Organizzazione Mondiale della Meteorologia, che definisce la professione del meteorologo, sono cinque: a quello di Trento si aggiungono i corsi in fisica dell'atmosfera a Bologna, Roma, L'Aquila e Napoli".

L'offerta universitaria cresce perché sale la domanda di esperti meteo, soprattutto nel settore privato. "Oggi il meteorologo è richiesto in molti ambiti", spiega Dino Zardi, docente di fisica dell'atmosfera all'Università di Trento e responsabile del nuovo corso di laurea. "Aiuta la protezione civile a prepararsi alle emergenze, è ascoltato dalle assicurazioni quando bisogna definire i premi per le polizze legate agli effetti del tempo. Aiuta i fornitori di energia rinnovabile a prevedere quanta energia otterranno da impianti eolici e fotovoltaici. Fornisce previsioni all'industria turistica". Però si trova ancora nel limbo delle professioni non regolamentate: "Per questo motivo, per garantire la competenza di chi fa questo mestiere, si è sentita l'esigenza di introdurre una certificazione rilasciata da una parte terza, riconosciuta a livello internazionale, che specifica gli esami universitari necessari, regola il praticantato e definisce l'esame finale".

Ad oggi i meteorologi certificati sono una sessantina su circa 400-500 persone che lavorano come meteorologi nel settore pubblico (Rai, Arpa regionali, protezione civile) e privato (tv e web - come ilmeteo.it, 3Bmeteo, Epson Meteo - settore energetico, assicurazioni, agrometeorologia, consulenze). "Raitre, per esempio, ha fatto certificare tutti i meteorologi dei suoi tg regionali", sottolinea Mara Altieri di Dekra, l'ente che rilascia la certificazione. "Questa novità ci mette in una situazione virtuosa, anche rispetto a Paesi che hanno una grande tradizione e servizi meteo nazionali", aggiunge Georgiadis. "Pensiamo al Met Office inglese: i suoi meteorologi seguono sì un percorso universitario, ma a certificarli è l'università stessa, non un ente terzo come in Italia. Oggi il meteorologo italiano certificato è l'unico conforme alle norme ISO17024 sulle professioni".

Per quanto preparato, però, il meteorologo non potrà spingersi oltre un certo limite con le sue predizioni: "È stato dimostrato matematicamente che oltre i 10-15 giorni una previsione puntuale, del tipo "A Milano ci sarà il sole", non è possibile" spiega Giuliacci. "Però possiamo migliorare sulle previsioni a breve-medio termine. È tutta questione di potenza di calcolo: i modelli fisico-matematici che simulano al computer il comportamento dell'atmosfera richiedono un'enorme mole di elaborazioni numeriche". E la meteorologia è cresciuta tantissimo negli ultimi 30 anni proprio perché è cresciuta l'informatica. "Se non ho potenza di calcolo, dovrò approssimare le equazioni per renderle più leggere. O abbassare, nel modello, le montagne che complicano la previsione. Sacrificando però la precisione", sottolinea Giuliacci. "Basta pensare che il primo modello in uso al centro europeo di Reading nel 1979 considerava le Alpi in media alte appena 200 metri: se le avesse considerate più alte, ai computer di allora sarebbero serviti tre giorni per stilare le previsioni per l'indomani. E così il cittadino avrebbe commentato: "Grazie tante, lo so già che tempo ha fatto l'altroieri!"".