Richard Branson si sta mettendo in forma per andare nello spazio alla "tenera" età di 67 anni. Il magnate britannico è a un passo dal far decollare il primo volo suborbitale per turisti spaziali, sul quale ha tenuto un posto per sé. "Sto facendo addestramento da astronauta - ha raccontato ai microfoni della Bbc radio - faccio fitness, la centrifuga e altri tipi di allenamento".
Quattro set di tennis al giorno, bicicletta e kite (surf con aquilone) per preparare il corpo al viaggio. Un allenamento intenso con, in più, sessioni di centrifuga, la terribile macchina che ti fa girare con accelerazioni vorticose, fino a otto volte quella a cui il corpo è abituato sulla Terra. Perché anche all'età di Branson, lo spazio non è certo un tabù. John Glenn, primo americano in orbita nel 1962, è diventato anche il più anziano astronauta, dopo esserci tornato nel 1998, a 77 anni.
Certo, gli astrona…
Quattro set di tennis al giorno, bicicletta e kite (surf con aquilone) per preparare il corpo al viaggio. Un allenamento intenso con, in più, sessioni di centrifuga, la terribile macchina che ti fa girare con accelerazioni vorticose, fino a otto volte quella a cui il corpo è abituato sulla Terra. Perché anche all'età di Branson, lo spazio non è certo un tabù. John Glenn, primo americano in orbita nel 1962, è diventato anche il più anziano astronauta, dopo esserci tornato nel 1998, a 77 anni.
Certo, gli astrona…
Richard Branson si sta mettendo in forma per andare nello spazio alla "tenera" età di 67 anni. Il magnate britannico è a un passo dal far decollare il primo volo suborbitale per turisti spaziali, sul quale ha tenuto un posto per sé. "Sto facendo addestramento da astronauta - ha raccontato ai microfoni della Bbc radio - faccio fitness, la centrifuga e altri tipi di allenamento".
Quattro set di tennis al giorno, bicicletta e kite (surf con aquilone) per preparare il corpo al viaggio. Un allenamento intenso con, in più, sessioni di centrifuga, la terribile macchina che ti fa girare con accelerazioni vorticose, fino a otto volte quella a cui il corpo è abituato sulla Terra. Perché anche all'età di Branson, lo spazio non è certo un tabù. John Glenn, primo americano in orbita nel 1962, è diventato anche il più anziano astronauta, dopo esserci tornato nel 1998, a 77 anni.
Certo, gli astronauti che lavorano sulla Iss sono sottoposti a sessioni di allenamento, esercitazioni per pilotare la Soyuz, "passeggiate spaziali" in piscina e simulazioni di qualsiasi emergenza.
Quando l'aereo di Branson decollerà dallo Spaceport America, in mezzo al deserto del Nuovo Messico, i sei passeggeri a bordo invece non dovranno fare altro che godersi lo spettacolo. A guidare ci penseranno i due piloti, che porteranno il jet della Virgin oltre i 100 chilometri di quota. Lì dove comincia lo spazio. L'esperienza da astronauta durerà pochi minuti, quando la SpaceShipTwo spegnerà i motori e al suo interno si potrà fluttuare liberamente. Poi il rientro, con una morbida planata.
"La SpaceShipTwo è progettata per portare persone in condizioni fisiche normali - spiega Richard Dalbello, vice presidente Business development and government affairs della Virgin Galactic - e non è previsto nessun tipo di addestramento. Tre o quattro giorni prima ai passeggeri verrà spiegato in cosa consiste il volo, come entrare e uscire. Ma non è necessario nessun certificato speciale. Centrifuga e altre esperienze "estreme" sono "utili per prepararsi ma non obbligatorie".
Ma per godersi il viaggio è meglio essere in forma: "Come in un aeroplano, è impossibile stabilire requisiti minimi per l'idoneità al volo suborbitale", sottolinea Roberto Vittori, astronauta delle agenzie spaziali italiana ed europea, con tre missioni alle spalle. "Prima del lancio bisogna essere in buona salute. Anche con una centrifuga, a 4, 5 o anche 6 G, che è l'accelerazione che si prova al rientro, oppure sperimentando l'assenza di peso in un volo parabolico". E come in un aeroplano, gli effetti indesiderati possono essere prevenuti e attenuati: "Immaginate di sentirvi male mentre salite nello spazio, in microgravità non è cosi semplice usare i sacchetti. La centrifuga è un modo per testare in anticipo quello che si proverà lassù. La decisione finale poi spetta al passeggero".
Le norme in termini di turismo spaziale della Faa (l'ente di volo americano) infatti non prevedono alcun requisito, solo un consenso informato dei rischi che manleva la compagnia nel caso qualcosa vada storto. Perché nello spazio tutto può succedere. Un simile protocollo è quello che manca in Italia per far decollare il turismo spaziale: Virgin Galactic infatti è pronta a utilizzare lo spazioporto di Grottaglie, in Puglia.
Già dagli anni '90, Vittori sostiene i voli suborbitali come futuro dei trasporti e ha posto le basi per portare Virgin Galactic a scegliere l'Italia: "Non amo il termine "turista spaziale" - conclude - preferisco parlare di accesso allo spazio. Dovrà diventare, a mio giudizio, un nostro naturale ambiente di lavoro. E in futuro potremo prendere uno spazioplano per viaggiare da Roma a Tokio in pochissimo tempo, proprio come ora si fa con l'aereo".
Con la Virgin Galactic un'ora e mezza di volo in totale costa 250mila dollari. Il primo turista spaziale, Dennis Tito, pagò 20 milioni per un soggiorno di una settimana sulla Stazione spaziale internazionale. Aldilà della forma fisica, il requisito fondamentale per imbarcarsi alla volta delle stelle, ancora per un bel po', sarà un cospicuo conto in banca.
Quattro set di tennis al giorno, bicicletta e kite (surf con aquilone) per preparare il corpo al viaggio. Un allenamento intenso con, in più, sessioni di centrifuga, la terribile macchina che ti fa girare con accelerazioni vorticose, fino a otto volte quella a cui il corpo è abituato sulla Terra. Perché anche all'età di Branson, lo spazio non è certo un tabù. John Glenn, primo americano in orbita nel 1962, è diventato anche il più anziano astronauta, dopo esserci tornato nel 1998, a 77 anni.
Certo, gli astronauti che lavorano sulla Iss sono sottoposti a sessioni di allenamento, esercitazioni per pilotare la Soyuz, "passeggiate spaziali" in piscina e simulazioni di qualsiasi emergenza.
Quando l'aereo di Branson decollerà dallo Spaceport America, in mezzo al deserto del Nuovo Messico, i sei passeggeri a bordo invece non dovranno fare altro che godersi lo spettacolo. A guidare ci penseranno i due piloti, che porteranno il jet della Virgin oltre i 100 chilometri di quota. Lì dove comincia lo spazio. L'esperienza da astronauta durerà pochi minuti, quando la SpaceShipTwo spegnerà i motori e al suo interno si potrà fluttuare liberamente. Poi il rientro, con una morbida planata.
"La SpaceShipTwo è progettata per portare persone in condizioni fisiche normali - spiega Richard Dalbello, vice presidente Business development and government affairs della Virgin Galactic - e non è previsto nessun tipo di addestramento. Tre o quattro giorni prima ai passeggeri verrà spiegato in cosa consiste il volo, come entrare e uscire. Ma non è necessario nessun certificato speciale. Centrifuga e altre esperienze "estreme" sono "utili per prepararsi ma non obbligatorie".
Ma per godersi il viaggio è meglio essere in forma: "Come in un aeroplano, è impossibile stabilire requisiti minimi per l'idoneità al volo suborbitale", sottolinea Roberto Vittori, astronauta delle agenzie spaziali italiana ed europea, con tre missioni alle spalle. "Prima del lancio bisogna essere in buona salute. Anche con una centrifuga, a 4, 5 o anche 6 G, che è l'accelerazione che si prova al rientro, oppure sperimentando l'assenza di peso in un volo parabolico". E come in un aeroplano, gli effetti indesiderati possono essere prevenuti e attenuati: "Immaginate di sentirvi male mentre salite nello spazio, in microgravità non è cosi semplice usare i sacchetti. La centrifuga è un modo per testare in anticipo quello che si proverà lassù. La decisione finale poi spetta al passeggero".
Le norme in termini di turismo spaziale della Faa (l'ente di volo americano) infatti non prevedono alcun requisito, solo un consenso informato dei rischi che manleva la compagnia nel caso qualcosa vada storto. Perché nello spazio tutto può succedere. Un simile protocollo è quello che manca in Italia per far decollare il turismo spaziale: Virgin Galactic infatti è pronta a utilizzare lo spazioporto di Grottaglie, in Puglia.
Già dagli anni '90, Vittori sostiene i voli suborbitali come futuro dei trasporti e ha posto le basi per portare Virgin Galactic a scegliere l'Italia: "Non amo il termine "turista spaziale" - conclude - preferisco parlare di accesso allo spazio. Dovrà diventare, a mio giudizio, un nostro naturale ambiente di lavoro. E in futuro potremo prendere uno spazioplano per viaggiare da Roma a Tokio in pochissimo tempo, proprio come ora si fa con l'aereo".
Con la Virgin Galactic un'ora e mezza di volo in totale costa 250mila dollari. Il primo turista spaziale, Dennis Tito, pagò 20 milioni per un soggiorno di una settimana sulla Stazione spaziale internazionale. Aldilà della forma fisica, il requisito fondamentale per imbarcarsi alla volta delle stelle, ancora per un bel po', sarà un cospicuo conto in banca.