La nube primordiale che dà origine a nuovi pianeti
Tre pianeti appena formati sono stati scoperti dentro alla nube di gas e polveri attorno a una giovanissima stella: HD 163296, a 330 anni luce da noi nella costellazione del Sagittario. È un astro molto giovane, ha appena quattro milioni di anni e una massa doppia rispetto al Sole. Gli esopianeti che le orbitano attorno hanno una massa paragonabile a quella di Giove e sono molto distanti dalla loro stella (12, 21 e 39 miliardi di chilometri, molto più della Terra rispetto al Sole). A scoprirli due team inernazionali di astrofisici usando le misurazioni dell'interferometro Alma dell'Eso, una rete formata 66 radiotelescopi nel deserto dell'Atacama, in Cile. La nuova tecnica, che osserva i disturbi nel flusso delle molecole di CO (monossido di carbonio) potrà essere usata anche in futuro per individuare "baby pianeti" attorno a nuove stelle
I sassi in questo caso sono nuovi pianeti, protopianeti, per essere precisi, perché ancora immersi nel loro 'brodo' di molecole. Così, grazie alle misurazioni di Alma, una rete di 66 radiotelescopi in grado di effettuare misurazioni molto accurate, sono 'spuntati' tre baby-pianeti. Appena nati ma le cui dimensioni stimate sono ragguardevoli.
Nuovi mondi poco ospitali, visto che dovrebbe trattarsi di giganti gassosi di massa simile a quella di Giove. La scoperta è pubblicata sull'Astrophysical Journal Letters in due diversi articoli. Il primo descrive la presenza di due esopianeti che si trovano 12 e 21 miliardi di chilometri dalla stella, rispettivamente 80 e 140 volte la distanza che separa la Terra dal Sole. Un altro, individuato da un secondo team di ricercatori con un metodo simile, dista 39 miliardi di chilometri dall'astro.
"È un approccio completamente nuovo che potrebbe farci scoprire alcuni dei pianeti più giovani della galassia, grazie alle immagini ad alta risoluzione prodotte da Alma" spiega Richard Teague, astronomo all'università del Michigan e primo autore del secondo articolo. Questi sono i primi esopianeti mai scoperti grazie ad Alma in uno scenario, quello di un sistema planetario primordiale, in cui è tuttora impossibile trovarli con i metodi più 'classici' del transito (la diminuzione di luminosità di una stella quando un pianeta le passa davanti, il sistema usato dal telescopio Kepler che ha portato a scoprire la maggior parte degli esopianeti finora conosciuti) e dell'oscillazione della stella indotta dall'attrazione gravitazionale di un pianeta molto massiccio e vicino.
La nuova tecnica, ancora da affinare, porterà questi studi a misurazioni sempre più accurate, che ci permetteranno, di capire meglio come si formino le atmosfere e quali elementi e molecole siano interessate durante la nascita di un pianeta.