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Le mummie più antiche del mondo rischiano di sparire

Mummia Chinchorro, 3000 avanti Cristo (foto Pablo Trincado via Wikipedia, CC BY 2.0) 
I Chinchorro hanno almeno 7mila anni e ora dei comuni batteri si stanno nutrendo dei loro tessuti trasformandoli in fango. La preoccupante scoperta risale al 2015: un gruppo di ricercatori cileni cerca di sensibilizzare l’Unesco
 
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UN ESERCITO di mummie 'democratiche' chiede aiuto all’Unesco. Non è la trama di un film horror giapponese, ma la verità su un’emergenza storico scientifica, che sta affiorando in questi ultimi anni.
 
I Chinchorro, le più antiche mummie del mondo (hanno almeno 7000 anni), si stanno decomponendo. Da solida, la loro consistenza sta diventando liquida: si stanno trasformando in fango. La causa? L’innalzamento dei livelli di umidità. L’ipotesi più accreditata dai ricercatori è infatti che la consistenza melmosa sia il risultato di colonie di batteri, che prosperano nella pelle mummificata.
 
Ma andiamo con ordine. È l’inizio del 1900 quando lungo le coste del Sud del Perù e del Nord del Cile vengono rinvenute quasi 300 mummie umane, compresi adulti, bambini, neonati e feti abortiti. «Le date che abbiamo per i corpi risalgono a 7000 anni fa», ha detto alla Reuters Sergio Medina Parra, antropologo e capo dipartimento all'Università di Tarapacà in Cile. Ad aver preservato i corpi per tutti questi anni è stato il metodo di sepoltura sotto la sabbia arida del deserto di Atacama.
 
Il popolo dei Chinchorro mummificava i morti circa 2mila anni prima degli antichi egizi e a differenza loro, senza distinzione di classe. «Le mummie di Chinchorro - ha dichiarato al Los Angeles Times Bernardo Arriaza dell’Università di Tarapacà, che ha guidato scavi nella zona per 30 anni - non erano limitate ai morti delle classi agiate: era una comunità molto democratica».
 
Gli scavi sono iniziati nel secolo scorso e i corpi mummificati sono stati trasportati in istituti di ricerca nel Nord del Cile, per favorirne la conservazione. Ma dal 2015 la situazione è diventata allarmante tanto che archeologi e ricercatori cileni si sono rivolti agli scienziati dell'Università di Harvard.
 
Analisi di laboratorio dei campioni di tessuto hanno rivelato la presenza di specifici batteri: germi che di norma vivono sul nostro corpo e che sui Chinchorro accelerano il processo di disfacimento. «A mano a mano che hanno trovato la giusta temperatura e la giusta umidità, hanno iniziato a nutrirsi della pelle delle mummie» ha precisato il biologo di Harvard Ralph Mitchell a Live Science.
 
Insomma, un vero e proprio film dell’orrore. Per questo già da qualche anno i funzionari locali stanno sensibilizzando l’Unesco, affinché riconosca i Chinchorro Patrimonio dell’Umanità e salvaguardi questo raro esempio di mummie 'democratiche'.