“Conserviamo su un'Arca i microbi umani buoni, salveranno le civiltà del futuro”
Giuliano Aluffi , di GIULIANO ALUFFIMaria Dominguez-Bello, docente di microbiologia alla Rutgers University, spiega il progetto presentato su Science
Salvate il soldato microbo e mettetelo su un'Arca. La vita asettica che conduciamo nei Paesi occidentali ci ha fatto perdere una parte consistente dei microbi “buoni” evolutisi con l’uomo, e questo mette a rischio di epidemie il futuro dell’umanità intera. «Tanto più una comunità è urbanizzata, tanto più povero è il suo microbiota, vale a dire l’insieme dei microorganismi che vivono in simbiosi con l’uomo senza danneggiarlo» spiega Maria Dominguez-Bello, docente di microbiologia alla Rutgers University che ha sollevato il problema con un articolo su Science.
«L’uso degli antibiotici, l’acqua trattata con cloro e le pratiche igieniche che ci aiutano a combattere i patogeni, pur essendo preziose conquiste del progresso, hanno un serio effetto collaterale: stanno danneggiando anche i batteri “buoni”, come l’Oxalobacter formigenes, che con la sua presenza cont…
«L’uso degli antibiotici, l’acqua trattata con cloro e le pratiche igieniche che ci aiutano a combattere i patogeni, pur essendo preziose conquiste del progresso, hanno un serio effetto collaterale: stanno danneggiando anche i batteri “buoni”, come l’Oxalobacter formigenes, che con la sua presenza cont…
Salvate il soldato microbo e mettetelo su un'Arca. La vita asettica che conduciamo nei Paesi occidentali ci ha fatto perdere una parte consistente dei microbi “buoni” evolutisi con l’uomo, e questo mette a rischio di epidemie il futuro dell’umanità intera. «Tanto più una comunità è urbanizzata, tanto più povero è il suo microbiota, vale a dire l’insieme dei microorganismi che vivono in simbiosi con l’uomo senza danneggiarlo» spiega Maria Dominguez-Bello, docente di microbiologia alla Rutgers University che ha sollevato il problema con un articolo su Science.
«L’uso degli antibiotici, l’acqua trattata con cloro e le pratiche igieniche che ci aiutano a combattere i patogeni, pur essendo preziose conquiste del progresso, hanno un serio effetto collaterale: stanno danneggiando anche i batteri “buoni”, come l’Oxalobacter formigenes, che con la sua presenza contrasta la formazione dei calcoli renali». Questi microbi oggi sopravvivono soltanto in popolazioni africane o sudamericane, come gli indios dell’Amazzonia, legate a uno stile di vita più tradizionale e spartano del nostro. «Questi popoli hanno un microbiota due volte più ricco di quello di un adulto statunitense sano. Ma per quanto?» si chiede Dominguez-Bello.
«L’auspicabile aumento del benessere li porterà a un microbiota povero come il nostro. Tipicamente il primo contatto tra culture moderne e culture antiche avviene attraverso la medicina, e questo è ovviamente un bene irrinunciabile, perché la medicina contemporanea è salvifica per questi popoli. Però la nostra medicina sta portando alla scomparsa di molti microbi utili, che dobbiamo salvare dall’estinzione». Ecco perché la microbiologa ha radunato un gruppo internazionale di scienziati intorno a un’idea ambiziosa: un’Arca dei microbi umani che possa preservarli vivi attraverso i secoli, così che possano tornare utili per combattere le malattie del presente e quelle del futuro.
«Sono convinta che la medicina del futuro sarà soprattutto “restaurativa”: curerà le malattie ripristinando la flora batterica più utile e appropriata» spiega Dominguez-Bello. «Perché questo accada, però, ci servono due cose: conservare i microbi salutari in via di sparizione e continuare a catalogarne le funzioni e gli effetti sull’organismo». Di qui l’idea dell’Arca dei Microbi Buoni, o, più propriamente, The Microbiota Vault. «Il progetto prevede che nei Paesi in via di sviluppo gli scienziati raccolgano e conservino localmente delle collezioni di microbi, e che ne depositino – proprio come un informatico che voglia fare una copia di sicurezza dei suoi file - una parte nella “biobanca” centrale, dove saranno conservati a 80 gradi sotto zero» spiega Maria Dominguez-Bello.
«La biobanca, o l’Arca se preferisce chiamarla così, dovrà essere collocata in un Paese politicamente stabile, dove non ci sia rischio di guerre, di disastri naturali o di interruzioni nel servizio elettrico. E possibilmente freddo, così da ridurre la quantità di azoto liquido necessaria a tenere congelati i microbi. Ci ha ispirato la Svalbard Global Seed Vault, ovvero la banca mondiale dei semi scavata in un ghiacciaio nelle isole norvegesi Svalbard. La biodiversità dei microbi non è meno importante di quella dei semi». Anche perché se si estinguono microbi buoni o comunque innocui, si può avere un effetto del tutto naturale ma indesiderato e rischioso: «Batteri patogeni opportunisti possono occupare le “nicchie” lasciate vuote dai batteri scomparsi. E questi nuovi batteri, non essendosi coevoluti con l’uomo come quelli estinti, troverebbero il nostro organismo impreparato a combatterli o tenerli sotto controllo» spiega Dominguez-Bello.
«C’è un principio biologico molto importante chiamato “resistenza alla colonizzazione”: quando una comunità di microbi si stabilizza bene nel nostro organismo, ed è matura, è molto difficile per i patogeni colonizzare, perché la comunità oppone resistenza». Ad esempio chi ha un microbiota ricco e variegato ha molte più probabilità degli altri di resistere all’infezione da colera. «E’ per questo che nei periodi che seguono una cura con antibiotici siamo più vulnerabili: perché gli antibiotici hanno abbattuto le nostre comunità di microbi e quindi anche dosi di patogeni che normalmente sarebbero neutralizzate possono diventare pericolose», spiega Dominguez-Bello.
«L’uso degli antibiotici, l’acqua trattata con cloro e le pratiche igieniche che ci aiutano a combattere i patogeni, pur essendo preziose conquiste del progresso, hanno un serio effetto collaterale: stanno danneggiando anche i batteri “buoni”, come l’Oxalobacter formigenes, che con la sua presenza contrasta la formazione dei calcoli renali». Questi microbi oggi sopravvivono soltanto in popolazioni africane o sudamericane, come gli indios dell’Amazzonia, legate a uno stile di vita più tradizionale e spartano del nostro. «Questi popoli hanno un microbiota due volte più ricco di quello di un adulto statunitense sano. Ma per quanto?» si chiede Dominguez-Bello.
«L’auspicabile aumento del benessere li porterà a un microbiota povero come il nostro. Tipicamente il primo contatto tra culture moderne e culture antiche avviene attraverso la medicina, e questo è ovviamente un bene irrinunciabile, perché la medicina contemporanea è salvifica per questi popoli. Però la nostra medicina sta portando alla scomparsa di molti microbi utili, che dobbiamo salvare dall’estinzione». Ecco perché la microbiologa ha radunato un gruppo internazionale di scienziati intorno a un’idea ambiziosa: un’Arca dei microbi umani che possa preservarli vivi attraverso i secoli, così che possano tornare utili per combattere le malattie del presente e quelle del futuro.
«Sono convinta che la medicina del futuro sarà soprattutto “restaurativa”: curerà le malattie ripristinando la flora batterica più utile e appropriata» spiega Dominguez-Bello. «Perché questo accada, però, ci servono due cose: conservare i microbi salutari in via di sparizione e continuare a catalogarne le funzioni e gli effetti sull’organismo». Di qui l’idea dell’Arca dei Microbi Buoni, o, più propriamente, The Microbiota Vault. «Il progetto prevede che nei Paesi in via di sviluppo gli scienziati raccolgano e conservino localmente delle collezioni di microbi, e che ne depositino – proprio come un informatico che voglia fare una copia di sicurezza dei suoi file - una parte nella “biobanca” centrale, dove saranno conservati a 80 gradi sotto zero» spiega Maria Dominguez-Bello.
«La biobanca, o l’Arca se preferisce chiamarla così, dovrà essere collocata in un Paese politicamente stabile, dove non ci sia rischio di guerre, di disastri naturali o di interruzioni nel servizio elettrico. E possibilmente freddo, così da ridurre la quantità di azoto liquido necessaria a tenere congelati i microbi. Ci ha ispirato la Svalbard Global Seed Vault, ovvero la banca mondiale dei semi scavata in un ghiacciaio nelle isole norvegesi Svalbard. La biodiversità dei microbi non è meno importante di quella dei semi». Anche perché se si estinguono microbi buoni o comunque innocui, si può avere un effetto del tutto naturale ma indesiderato e rischioso: «Batteri patogeni opportunisti possono occupare le “nicchie” lasciate vuote dai batteri scomparsi. E questi nuovi batteri, non essendosi coevoluti con l’uomo come quelli estinti, troverebbero il nostro organismo impreparato a combatterli o tenerli sotto controllo» spiega Dominguez-Bello.
«C’è un principio biologico molto importante chiamato “resistenza alla colonizzazione”: quando una comunità di microbi si stabilizza bene nel nostro organismo, ed è matura, è molto difficile per i patogeni colonizzare, perché la comunità oppone resistenza». Ad esempio chi ha un microbiota ricco e variegato ha molte più probabilità degli altri di resistere all’infezione da colera. «E’ per questo che nei periodi che seguono una cura con antibiotici siamo più vulnerabili: perché gli antibiotici hanno abbattuto le nostre comunità di microbi e quindi anche dosi di patogeni che normalmente sarebbero neutralizzate possono diventare pericolose», spiega Dominguez-Bello.