Mr Uber ai tassisti italiani: "Ora lavoriamo insieme"
Jaime D'Alessandro , dal nostro inviato JAIME D'ALESSANDRODara Khosrowshahi, erede di Travis Kalanick, tra pochi giorni lancerà una piattaforma ad hoc per il nostro Paese: agli autisti che aderiranno sarà trattenuto solo il 7% della corsa
Londra. Dara Khosrowshahi siede negli uffici londinesi di Uber. Di origine iraniana, fuggito bambino dalla rivoluzione khomeinista, è il volto nuovo dell’azienda che ha rivoluzionato il settore dei trasporti. A 49 anni, quattro figli da due diversi matrimoni, siede sulla stessa poltrona che fu di Travis Kalanick, il cofondatore travolto a giugno del 2017 da scandali e polemiche per la sua gestione maldestra e troppo aggressiva. Khosrowshahi, che in passato ha diretto Expedia, sta girando il mondo tentando di riparare i danni. Ha promesso a Londra taxi elettrici entro il 2025 e all’Italia un nuovo patto di collaborazione con i tassisti. Invita i nemici di sempre ad usare la sua piattaforma che accetterà perfino i pagamenti in contanti. Ostenta tranquillità e sfoggia un sorriso aperto.
Come la chiama questa strategia, resa o nuovo inizio?
"La chiamo strategia per diventare una piattaforma per la mobilità on demand a trecentosessanta gradi &n…
Come la chiama questa strategia, resa o nuovo inizio?
"La chiamo strategia per diventare una piattaforma per la mobilità on demand a trecentosessanta gradi &n…
Londra. Dara Khosrowshahi siede negli uffici londinesi di Uber. Di origine iraniana, fuggito bambino dalla rivoluzione khomeinista, è il volto nuovo dell’azienda che ha rivoluzionato il settore dei trasporti. A 49 anni, quattro figli da due diversi matrimoni, siede sulla stessa poltrona che fu di Travis Kalanick, il cofondatore travolto a giugno del 2017 da scandali e polemiche per la sua gestione maldestra e troppo aggressiva. Khosrowshahi, che in passato ha diretto Expedia, sta girando il mondo tentando di riparare i danni. Ha promesso a Londra taxi elettrici entro il 2025 e all’Italia un nuovo patto di collaborazione con i tassisti. Invita i nemici di sempre ad usare la sua piattaforma che accetterà perfino i pagamenti in contanti. Ostenta tranquillità e sfoggia un sorriso aperto.
Come la chiama questa strategia, resa o nuovo inizio?
"La chiamo strategia per diventare una piattaforma per la mobilità on demand a trecentosessanta gradi –risponde-. Un domani se si vorrà una macchina privata, aprirai Uber e quella sarà lì ad aspettare. E sarà lo stesso per biciclette, monopattini, motorini o, perché no, mezzi pubblici come bus e metropolitana. Ovunque si vada, Uber fornirà la soluzione più veloce e semplice combinando servizi differenti anche se non forniti da noi“
Come crede che prederanno la proposta i tassisti italiani?
“A non tutti interesserà. Ma penso che ce ne siano molti coscienti che il business potrebbe aumentare grazie alla tecnologia. L’Italia è ferma ad una legge del 1992. Non esisteva nemmeno Google a quei tempi. Nessuno poteva prevedere la rivoluzione che ha poi preso piede. Quella legge va rivista, con il rispetto e il dialogo, chiedendosi cosa davvero serve oggi”.
Quale è stato l’errore più grosso di Uber?
“Non aver ascoltato. La difficoltà di questo settore sta nel suo essere locale, per le regole viggenti, l’attitudine delle amministrazioni, di chi opera nel trasporto. Londra vuole azzerare le emissioni e noi abbiamo annunciato che entro il 2025 i veicoli saranno tutti elettrici. Ma questa è Londra, altrove le esigenze potrebbero esser diverse”.
Anche Amazon si è dovuta confrontare con le peculiarità locali.
“Quando però compri online i soldi vanno a chi ha prodotto l’oggetto, magari in Cina, e a chi gestisce la piattaforma che ha una sede legale altrove. Quando usi Uber i soldi restano, per almeno il 70 per cento, lì dove sono stati spesi. In Italia tratteremmo appena il 7 per cento”.
Con i taxi a guida autonoma non avrete più bisogno di autisti.
“E’ una distopia dipinta dalla stampa quella della sostituzione dell’uomo da parte della macchina. La tecnologia aumenta le capacità delle persone così come uno smartphone ci aiuta a fare cose che prima non potevamo fare. Piaccia o meno siamo migliori rispetto a prima grazie alla tecnologia e chi ha provato ad eliminare del tutto i lavoratori nella produzione, come Tesla, ha fallito. Le macchine a guida autonoma interverranno in tracciati semplici, gli autisti continueranno a avere un ruolo fondamentale”.
Quanti posti di lavoro ha distrutto Uber e quanti ne ha creati?
“Stiamo sperimentando una piattaforma dedicata solo al lavoro in senso stretto e abbiamo su Uber 3,5 milioni di autisti. Se innovi devi anche saper costruire delle opportunità”.
Quando Travis Kalanick è stato costretto a frasi da parte Uber era nel caos. Ha accettato senza pensarci?
“Ero pieno di dubbi. Ma vengo da una famiglia di immigrati iraniani che ha perso tutto, è dovuta ripartire da zero negli Usa. Come sto facendo io ora”.
Il prossimo anno Uber entrerà in borsa con un valore di 130 miliardi di dollari.
“Il valore cambia secondo gli analisti. Di recente abbiamo raccolto mezzo miliardo di dollari di finanziamenti versati dalla Toyota, partener importante, che ha valutato l’azienda 67 miliardi”.
Sui taxi volanti state lavorando ancora?
“Certo. Le città hanno tre dimensioni, l’altezza degli edifici gioca un ruolo sempre più importante, ma hanno un trasporto su due dimensioni. In dieci anni arriveremo ai taxi volanti aperti a tutti e non solo alle elite. Prima però dobbiamo migliorare quello a terra e ottimizzarlo”.
Un’ultima cosa: quale è stato il momento più duro?
“In assoluto? Il divorzio dalla mia prima moglie, tanti anni fa. Il mio primo fallimento pubblico, soprattutto agli occhi dei miei figli. Quel che sto affrontando oggi è poca cosa al confronto”.
Come la chiama questa strategia, resa o nuovo inizio?
"La chiamo strategia per diventare una piattaforma per la mobilità on demand a trecentosessanta gradi –risponde-. Un domani se si vorrà una macchina privata, aprirai Uber e quella sarà lì ad aspettare. E sarà lo stesso per biciclette, monopattini, motorini o, perché no, mezzi pubblici come bus e metropolitana. Ovunque si vada, Uber fornirà la soluzione più veloce e semplice combinando servizi differenti anche se non forniti da noi“
Come crede che prederanno la proposta i tassisti italiani?
“A non tutti interesserà. Ma penso che ce ne siano molti coscienti che il business potrebbe aumentare grazie alla tecnologia. L’Italia è ferma ad una legge del 1992. Non esisteva nemmeno Google a quei tempi. Nessuno poteva prevedere la rivoluzione che ha poi preso piede. Quella legge va rivista, con il rispetto e il dialogo, chiedendosi cosa davvero serve oggi”.
Quale è stato l’errore più grosso di Uber?
“Non aver ascoltato. La difficoltà di questo settore sta nel suo essere locale, per le regole viggenti, l’attitudine delle amministrazioni, di chi opera nel trasporto. Londra vuole azzerare le emissioni e noi abbiamo annunciato che entro il 2025 i veicoli saranno tutti elettrici. Ma questa è Londra, altrove le esigenze potrebbero esser diverse”.
Anche Amazon si è dovuta confrontare con le peculiarità locali.
“Quando però compri online i soldi vanno a chi ha prodotto l’oggetto, magari in Cina, e a chi gestisce la piattaforma che ha una sede legale altrove. Quando usi Uber i soldi restano, per almeno il 70 per cento, lì dove sono stati spesi. In Italia tratteremmo appena il 7 per cento”.
Con i taxi a guida autonoma non avrete più bisogno di autisti.
“E’ una distopia dipinta dalla stampa quella della sostituzione dell’uomo da parte della macchina. La tecnologia aumenta le capacità delle persone così come uno smartphone ci aiuta a fare cose che prima non potevamo fare. Piaccia o meno siamo migliori rispetto a prima grazie alla tecnologia e chi ha provato ad eliminare del tutto i lavoratori nella produzione, come Tesla, ha fallito. Le macchine a guida autonoma interverranno in tracciati semplici, gli autisti continueranno a avere un ruolo fondamentale”.
Quanti posti di lavoro ha distrutto Uber e quanti ne ha creati?
“Stiamo sperimentando una piattaforma dedicata solo al lavoro in senso stretto e abbiamo su Uber 3,5 milioni di autisti. Se innovi devi anche saper costruire delle opportunità”.
Quando Travis Kalanick è stato costretto a frasi da parte Uber era nel caos. Ha accettato senza pensarci?
“Ero pieno di dubbi. Ma vengo da una famiglia di immigrati iraniani che ha perso tutto, è dovuta ripartire da zero negli Usa. Come sto facendo io ora”.
Il prossimo anno Uber entrerà in borsa con un valore di 130 miliardi di dollari.
“Il valore cambia secondo gli analisti. Di recente abbiamo raccolto mezzo miliardo di dollari di finanziamenti versati dalla Toyota, partener importante, che ha valutato l’azienda 67 miliardi”.
Sui taxi volanti state lavorando ancora?
“Certo. Le città hanno tre dimensioni, l’altezza degli edifici gioca un ruolo sempre più importante, ma hanno un trasporto su due dimensioni. In dieci anni arriveremo ai taxi volanti aperti a tutti e non solo alle elite. Prima però dobbiamo migliorare quello a terra e ottimizzarlo”.
Un’ultima cosa: quale è stato il momento più duro?
“In assoluto? Il divorzio dalla mia prima moglie, tanti anni fa. Il mio primo fallimento pubblico, soprattutto agli occhi dei miei figli. Quel che sto affrontando oggi è poca cosa al confronto”.