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Atomi ed elettroni, la fisica spiegata con Zerocalcare

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Il fumettista accetta la sfida del Cnr e visita il centro di Trieste dove si studiano le sorgenti avanzate di luce. Il risultato è la striscia “Educazione subatomica”. Tavole ironiche e irriverenti che saranno presentate lunedì prossimo a Roma
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ROMA - Lo scrive chiaramente di “non essere all’altezza”. O, come direbbe più prosaicamente lo spirito della sua insegnante di scienze al liceo, sapendo di essere “la più grossa pippa di tutto il suo anno”. Eppure il fumettista Zerocalcare, al secolo Michele Rech, si è imbarcato comunque nell’impresa: è andato a visitare il centro Elettra Sincrotrone Trieste dove c’è l’anello di accumulazione Elettra e il laser a elettroni liberi Fermi, che servono per studiare la struttura della materia. Educazione Subatomica (Cnr Edizioni), ultimo volume della collana Comics&Science che verrà presentato nel pomeriggio di domani nella sede romana del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), è il racconto di quel viaggio. Poco meno di 25 tavole piene di momenti esilaranti e con un finale fatto di luce umana. Perché alla fine è di luce che si parla. La luce prodotta dalle due sorgenti Ele…
ROMA - Lo scrive chiaramente di “non essere all’altezza”. O, come direbbe più prosaicamente lo spirito della sua insegnante di scienze al liceo, sapendo di essere “la più grossa pippa di tutto il suo anno”. Eppure il fumettista Zerocalcare, al secolo Michele Rech, si è imbarcato comunque nell’impresa: è andato a visitare il centro Elettra Sincrotrone Trieste dove c’è l’anello di accumulazione Elettra e il laser a elettroni liberi Fermi, che servono per studiare la struttura della materia. Educazione Subatomica (Cnr Edizioni), ultimo volume della collana Comics&Science che verrà presentato nel pomeriggio di domani nella sede romana del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), è il racconto di quel viaggio. Poco meno di 25 tavole piene di momenti esilaranti e con un finale fatto di luce umana. Perché alla fine è di luce che si parla. La luce prodotta dalle due sorgenti Elettra e Fermi, fondamentale per oltre 30 stazioni sperimentali che la usano in diversi campi tra cui la chimica, la microscopia, la scienza dei materiali, l’elettronica e l’informatica. E la luce che vede a tratti Zerocalcare mentre, nel fumetto, ricorda la sua visita con una serie di flashback durante le ripetizioni di francese ad un ragazzino viziato di Roma nord. 

La filosofia della collana è semplice: “Raccontare storie belle e interessanti, che divertano e incuriosiscano il lettore, spingendolo ad approfondire argomenti scientifici avanzati”. Nel fumetto la parte scientifica è stata interpretata con una serie di analogie comiche indimenticabili. L’autore del quartiere romano di Rebibbia ne è uscito con la consapevolezza che i “comuni mortali vedono solo una punta dell’iceberg”. Che poi, in altri termini, è quel che ricorda Lorenzo Avaldi, direttore dell’Istituto di Struttura della Materia del Cnr: «Il mondo come lo vediamo, con i suoi colori e le sue sfumature, è il risultato dell’interazione della luce con gli oggetti che ci circondano. La luce percepita dal nostro occhio va dal colore viola al rosso e rappresenta solo una piccola regione dello spettro della radiazione elettromagnetica, che si estende dalle lunghezze d’onda più corte (raggi gamma e X) a quelle più lunghe (infrarosso, microonde, onde radio). L’Istituto di Struttura della Materia ha sempre utilizzato la radiazione elettromagnetica per “vedere” la composizione della materia alla nano e micro scala».

Oltre alle tavole, in Educazione Subatomica ci sono una serie di testi a cura del centro di Trieste e del Cnr-Ism che spiegano bene e in maniera semplice cosa si studia grazie a Elettra e Fermi. Chiude una lunga intervista allo stesso Zerocalcare. Fra una battuta e l’altra (“È evidente che io vorrei la clonazione dei dinosauri. È quello su cui la scienza dovrebbe concentrarsi maggiormente. E se facesse anche qualche sforzo per sviluppare il teletrasporto, sarei contento”), rivela la sua sorpresa nell’aver incontrato così tanti precari anche in un centro di eccellenza. Ha ragione: è un aspetto della ricerca italiana che non andrebbe mai dimenticato