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L’ex tassista che sfida i re dei videogame

Marco Massarutto dopo 13 anni alla guida si è inventato un nuovo mestiere. “Assetto corsa” ha venduto due milioni e mezzo di copie

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ROMA - Quarantasei anni, romano, e una serie di fallimenti alle spalle che avrebbero dissuaso anche i più testardi. Marco Massarutto. cofondatore della Kunos Simulazioni, non ha certo il profilo tipico del mago delle console. Perito tecnico, padre tassista e fratello meccanico, viene da un Paese come il nostro, che di videogame ne consuma tanti e ne produce pochi. Ed è cresciuto in una città dove gli studi di sviluppo fino a qualche tempo fa erano mosche bianche. Eppure il suo Assetto Corsa ha venduto due milioni e mezzo di copie e ora il nuovo capitolo in uscita a fine mese, Competizione, rischia di fare anche meglio. "Mi accontento di esser arrivato fin qui. È già un miracolo", racconta lui ridendo. Lo è, anche per via dei dati disperanti della nostra industria dei videogame: 127 studi di sviluppo, concertati per lo più al nord, che fatturano appena 60 milioni di euro contro acquisti annui di giochi e console per un valore di oltre un miliardo e mezzo.


In passato Massarutto di motivi per ridere ne ha avuti pochi. Diploma da perito tecnico, a 20 anni con la morte del padre è stato costretto a salire in taxi per mantenere la madre. I motori li ha sempre avuti a casa, non i videogame né le corse. "Mio padre mi aveva fatto studiare proprio perché non facessi il suo mestiere", spiega. "E io al liceo avevo cominciato a mettere mani nell'informatica. Ma non avevo modo di guadagnarmi da vivere, ero alle prime armi".


Nel tempo libero fondò un sito Web di appassionati di corse d'automobile e lì conobbe il suo attuale socio, Stefano Casillo, stessa età e medesima passione. Quest'ultimo aveva realizzato un motore grafico, lo scheletro di un videogame, sul quale costruirono il primo gioco. NetKar Pro, lanciato nel 2006, riuscì a malapena ad attirare l'attenzione.


"Le potenzialità c'erano, mancava il resto", ricorda il confondatore della Kunos. Avrebbero lasciato perdere se un'azienda inglese non avesse deciso di comprare quel software e dare all'azienda una boccata di ossigeno per andare avanti. La grande occasione arrivò due anni dopo: l'offerta di creare un videogame sul campionato Gt con le sue Ferrari, Maserati, Porsche. Massarutto e i suoi si misero a lavoro, ogni secondo di tempo investito nel progetto. Finché non scoprirono che il committente non aveva le licenze ufficiali delle case automobilistiche coinvolte. "Fu una telefonata da parte di Ferrari a chiarirlo", ricorda Massarutto. "In cinque minuti eravamo senza progetto, senza prospettive, senza fondi. Eravamo però convinti della nostra tecnologia. E poi, se dovevamo andare a gambe all'aria ci saremmo andati per i nostri demeriti e non per quelli degli altri".


Furono fortunati a ricevere una proposta di collaborazione che non li rese né ricchi né famosi, ma permise di avere fondi appena sufficienti per sviluppare il loro primo vero gioco: Assetto Corsa. Con una versione provvisoria nel 2012 si presentarono alla grande fiera GamesCom di Colonia, fra i colossi dell'industria, sapendo che stavolta se avessero fallito la colpa sarebbe stata solo loro. Avevano affittato un piccolo stand, si erano preparati al peggio. Dalle 9 di mattina alle 7 di sera dovettero gestire una lunga coda di visitatori, tutti in fila per provare quel piccolo gioiello tecnico, una delle rappresentazioni più fedeli di una gara automobilistica in circolazione. Lasciato il taxi in garage dopo 13 anni, da allora Massarutto e i suoi colleghi hanno espanso il videogame aggiungendo nuovi circuiti e veicoli fino ad arrivare ai due milioni e mezzo di copie. "E pensare che ci saremmo accontentati di 100mila", conclude lui sempre ridendo. Ora pensano all'uscita del prossimo gioco sapendo di aver già vinto. L'azienda ha 24 dipendenti ed è un nome noto fuori dall'Italia. Non sono in tanti a poter dire la stessa cosa.
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