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Il presidente Usa Donald Trump 

Jeffrey Sachs: “Trump fa battute, sul clima tempo scaduto”

Il direttore dell’Earth Institute: “Dobbiamo cambiare politica energetica. L’Europa e l’Italia possono avere un ruolo decisivo, da voi i cittadini hanno capito cosa rischiamo”
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ROMA - Jeffrey Sachs perde raramente la pazienza. Non gli capita nemmeno quando descrive gli scenari apocalittici ai quali stiamo andando incontro se non fermeremo il surriscaldamento della Terra. Se si tocca però l'operato dell'amministrazione Trump l'aplomb scompare: "Ha cambiato idea sul clima parlando con il principe Carlo?", domanda appena saputo dell'apparente retromarcia del presidente degli Stati Uniti durante la trasmissione tv "Good Morning Britain". "Dobbiamo guardare alla realtà: Donald Trump è impreparato e mentalmente instabile. Nulla di quel che dice ha senso". Economista, nato nel 1954 a Detroit, Sachs è il direttore dell'Earth Institute alla Columbia University. Una delle voci più autorevoli in fatto di difesa dell'ambiente, consulente delle Nazioni Unite e autore di saggi come "Il bene comune. Economia per un pianeta affollato e l'ultimo America 2030. Sviluppo, sostenibi…
ROMA - Jeffrey Sachs perde raramente la pazienza. Non gli capita nemmeno quando descrive gli scenari apocalittici ai quali stiamo andando incontro se non fermeremo il surriscaldamento della Terra. Se si tocca però l'operato dell'amministrazione Trump l'aplomb scompare: "Ha cambiato idea sul clima parlando con il principe Carlo?", domanda appena saputo dell'apparente retromarcia del presidente degli Stati Uniti durante la trasmissione tv "Good Morning Britain". "Dobbiamo guardare alla realtà: Donald Trump è impreparato e mentalmente instabile. Nulla di quel che dice ha senso". Economista, nato nel 1954 a Detroit, Sachs è il direttore dell'Earth Institute alla Columbia University. Una delle voci più autorevoli in fatto di difesa dell'ambiente, consulente delle Nazioni Unite e autore di saggi come "Il bene comune. Economia per un pianeta affollato e l'ultimo America 2030. Sviluppo, sostenibilità e la nuova economia dopo Trump". Lo abbiamo raggiunto a Roma, oggi infatti interverrà all'evento conclusivo del Festival dello Sviluppo sostenibile di ASviS.
Quindi anche se Donald Trump smettesse di negare i cambiamenti climatici, non la giudicherebbe una buona notizia?
"Non c'è verso che Trump capisca qualcosa. Non ha la più pallida idea di quel che dice. E noi invece dobbiamo cambiare politica energetica ora".

Sono politiche molto difficili da mettere in pratica, malgrado fenomeni di sensibilizzazione come quello nato attorno a Greta Thunberg.
"Sui combustibili fossili ci sono interessi enormi. Siamo in mezzo al guado, con un sistema vecchio e inquinante ancora capace di influenzare la politica e uno nuovo che deve affermarsi. Ma sia l'energia eolica sia quella solare hanno tutte le carte in regola per fare breccia e creare un giro di affari equivalente e decisamente più sano per il pianeta. Il problema sono le infrastrutture e la distribuzione. Ostacoli superabili però a patto di collaborare con altri Paesi e non agire in solitaria. E voi, qui in Europa, questa possibilità l'avete. Anche perché, a differenza degli Stati Uniti, una fetta considerevole dei cittadini ha capito cosa stiamo rischiando".

Ecco, cosa stiamo rischiando?
"Abbiamo superato la soglia di guardia. Il cambiamento ora sta accelerando e i segnali sono allarmanti. Concentrazioni di carbonio come quelle viste negli ultimissimi mesi non si erano mai verificate da migliaia di anni. E non potrà che peggiorare. Non so se siamo ad un punto di non ritorno ma è certo che ci stiamo avvicinando a grandi passi".
 L'economista Jeffrey Sachs, 64 anni, direttore dell'Earth Institute della Columbia 

È di questo che parlerà oggi al Festival dello Sviluppo sostenibile?
"In realtà parlerò dell'Italia e del ruolo centrale che potrebbe avere in un'Europa più unita e forte. Abbiamo un disperato bisogno di un'Europa forte e di un Paese come il vostro se vogliamo prendere la giusta direzione. Dovreste però smettere di protestare e guidare invece Bruxelles verso un vero cambiamento. Costruendo le giuste infrastrutture a livello europeo, potreste divenire uno dei primi produttori di energia solare".

Non è in cima alle priorità della politica al momento. E poi pensi alla Francia: la miccia del dissenso è stata accesa dall'aumento del prezzo del carburante dovuto al "contributo clima-energia", o carbon tax.
"Un errore strategico del presidente Macron. Per questo parlavo di infrastrutture: è necessario prima creare un'alternativa a basso costo ai mezzi a benzina e solo dopo scoraggiare l'uso del carburante. Eppure, malgrado la Francia, in Germania i verdi hanno ottenuto un ottimo risultato alle ultime elezioni. In generale credo che l'Italia e l'Europa siano ad un bivio: devono decidere da quale parte della storia vogliono stare. Se abdicare alla paura e farsi sedurre dalla sirene dei vari Donald Trump o riprendere in mano la situazione correggendo gli errori macroscopici fatti fino ad oggi".

Quali errori esattamente?
"L'Europa, economia più ricca sia della Cina sia degli Stati Uniti, non ha brillato per lungimiranza. Prenda ad esempio la produzione di batterie elettriche, che svolgeranno un ruolo essenziale nella mobilità del prossimo futuro. Le tecnologie migliori e la produzione sono in Giappone, Corea e soprattutto in Cina. La dipendenza dai pozzi di petrolio del Medio Oriente sarà presto sostituita da quella della forniture cinesi. Avreste dovuto fondare una Airbus della mobilità elettrica, perché un'operazione simile può esser fatta solo a livello europeo. Avete aziende brillanti nel campo energetico, ma sono poco sostenute e non collaborano abbastanza. Tutto ciò accade mentre i costruttori di automobili annunciano uno dopo l'altro che smetteranno di produrre veicoli tradizionali. E pensare che potreste svolgere un ruolo fondamentale anche collaborando con la Cina e spingendola a sua volta a cambiare".

Con o senza la minaccia di imporre dazi?
"Non mi parli ancora di Trump, per favore. Anche con la Cina si è mosso in maniera maldestra e i suoi errori li pagheremo a lungo".