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Colloqui di lavoro, attenzione ai primissimi secondi

Uno studio della Yale University svela che i primissimi secondi sono i più cruciali per la valutazione di un candidato. E che lo status sociale conta più di tutto il resto
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SI enumerano la propria formazione e le esperienze. Pregi e difetti, i progetti per il futuro, dove ci si vede da qui a cinque anni. Ma per ottenere il posto potrebbe essere già troppo tardi: pare che l’esito di un colloquio di lavoro, infatti, sia già più o meno deciso dopo pochissimi secondi dall’inizio dell’intervista. A sostenerlo, sulle pagine dei Proceedings of the National Academy of Sciences, un’équipe di ricercatori della Yale University, che hanno mostrato, per l’appunto, come i potenziali datori di lavoro – ma non solo: il concetto si può estendere a qualsiasi interlocutore – siano in grado di valutare accuratamente lo status socio-economico del candidato (salario medio, livello di istruzione, eccetera) basandosi sulla primissima impressione. Il che, dicono ancora gli scienziati, porta a favorire coloro che fin dall’inizio danno l’impressione di appartenere a un ceto sociale più …
SI enumerano la propria formazione e le esperienze. Pregi e difetti, i progetti per il futuro, dove ci si vede da qui a cinque anni. Ma per ottenere il posto potrebbe essere già troppo tardi: pare che l’esito di un colloquio di lavoro, infatti, sia già più o meno deciso dopo pochissimi secondi dall’inizio dell’intervista. A sostenerlo, sulle pagine dei Proceedings of the National Academy of Sciences, un’équipe di ricercatori della Yale University, che hanno mostrato, per l’appunto, come i potenziali datori di lavoro – ma non solo: il concetto si può estendere a qualsiasi interlocutore – siano in grado di valutare accuratamente lo status socio-economico del candidato (salario medio, livello di istruzione, eccetera) basandosi sulla primissima impressione. Il che, dicono ancora gli scienziati, porta a favorire coloro che fin dall’inizio danno l’impressione di appartenere a un ceto sociale più alto.

"Il nostro studio", spiega Michael Kraus, professore di comportamento organizzativo alla Yale School of Management e coautore del lavoro, "mostra che bastano brevissime interazioni per far sì che i pattern linguistici di una persona influenzino significativamente il modo in cui questi è percepito dall’interlocutore, il che ha un impatto sulla valutazione della sua competenza e sulla sua idoneità per un certo tipo di lavoro. La maggior parte degli addetti alle risorse umane negheranno che lo status sociale di un candidato abbia importanza, ma in realtà questo fattore viene percepito e valutato nelle prime fasi dei colloqui: un meccanismo che limita la mobilità economica e favorisce il mantenimento delle disuguaglianze sociali".

Gli esperimenti: senza curriculum vitae

Per indagare il fenomeno, i ricercatori hanno condotto cinque diversi esperimenti. I primi quattro erano stati specificamente progettati per capire in quale misura si riuscisse a valutare la classe sociale del proprio interlocutore dopo pochi secondi di interazione: gli esiti di questi esperimenti hanno mostrato che sono sufficienti appena sette parole per consentire di discernere lo status socioeconomico con un’ottima precisione. Il fattore che più influenza questo meccanismo sembra essere la pronuncia delle singole parole ancor prima del loro significato. Il quinto esperimento, invece, era volto a capire se e quanto il fenomeno avesse implicazioni sull’assunzione o meno di un candidato: per scoprirlo, gli autori dello studio hanno fatto ascoltare a 274 addetti alle risorse umane una serie di registrazioni audio o di trascrizioni testuali della presentazione di 20 candidati per un ipotetico lavoro di manager di laboratorio a Yale, chiedendo loro di valutarne le qualità professionali, lo stipendio di partenza e la classe sociale. Il tutto senza aver accesso ai relativi curriculum vitae.

Stereotipi e pregiudizi

L’esperimento ha mostrato anzitutto che chi aveva avuto accesso alle registrazioni audio era riuscito a valutare con maggior precisione lo status socioeconomico dei candidati rispetto a chi aveva potuto soltanto leggere le trascrizioni testuali. Per di più, gli addetti alle risorse umane hanno ritenuto che i soggetti provenienti da classi sociali più alte fossero più adatti per quel particolare lavoro, pur senza conoscerne le esperienze pregresse, e hanno assegnato loro salari e bonus di produttività più alti. "Parliamo molto raramente in modo esplicito di classi sociali”, dice ancora Kraus, "eppure sembra che contino ancora molto nell’assegnazione di un posto di lavoro. Se vogliamo andare verso una società più equa, dobbiamo interrompere tutti gli oliatissimi meccanismi psicologici che distorcono il nostro giudizio verso gli altri. Sembra banale ricordarlo, ma il talento non si trova soltanto tra le persone più abbienti o provenienti da famiglie ben istruite". Anzi.