Colloqui di lavoro, attenzione ai primissimi secondi
Sandro Iannaccone , di SANDRO IANNACCONEUno studio della Yale University svela che i primissimi secondi sono i più cruciali per la valutazione di un candidato. E che lo status sociale conta più di tutto il resto
SI enumerano la propria formazione e le esperienze. Pregi e difetti, i progetti per il futuro, dove ci si vede da qui a cinque anni. Ma per ottenere il posto potrebbe essere già troppo tardi: pare che l’esito di un colloquio di lavoro, infatti, sia già più o meno deciso dopo pochissimi secondi dall’inizio dell’intervista. A sostenerlo, sulle pagine dei Proceedings of the National Academy of Sciences, un’équipe di ricercatori della Yale University, che hanno mostrato, per l’appunto, come i potenziali datori di lavoro – ma non solo: il concetto si può estendere a qualsiasi interlocutore – siano in grado di valutare accuratamente lo status socio-economico del candidato (salario medio, livello di istruzione, eccetera) basandosi sulla primissima impressione. Il che, dicono ancora gli scienziati, porta a favorire coloro che fin dall’inizio danno l’impressione di appartenere a un ceto sociale più …
SI enumerano la propria formazione e le esperienze. Pregi e difetti, i progetti per il futuro, dove ci si vede da qui a cinque anni. Ma per ottenere il posto potrebbe essere già troppo tardi: pare che l’esito di un colloquio di lavoro, infatti, sia già più o meno deciso dopo pochissimi secondi dall’inizio dell’intervista. A sostenerlo, sulle pagine dei Proceedings of the National Academy of Sciences, un’équipe di ricercatori della Yale University, che hanno mostrato, per l’appunto, come i potenziali datori di lavoro – ma non solo: il concetto si può estendere a qualsiasi interlocutore – siano in grado di valutare accuratamente lo status socio-economico del candidato (salario medio, livello di istruzione, eccetera) basandosi sulla primissima impressione. Il che, dicono ancora gli scienziati, porta a favorire coloro che fin dall’inizio danno l’impressione di appartenere a un ceto sociale più alto.
"Il nostro studio", spiega Michael Kraus, professore di comportamento organizzativo alla Yale School of Management e coautore del lavoro, "mostra che bastano brevissime interazioni per far sì che i pattern linguistici di una persona influenzino significativamente il modo in cui questi è percepito dall’interlocutore, il che ha un impatto sulla valutazione della sua competenza e sulla sua idoneità per un certo tipo di lavoro. La maggior parte degli addetti alle risorse umane negheranno che lo status sociale di un candidato abbia importanza, ma in realtà questo fattore viene percepito e valutato nelle prime fasi dei colloqui: un meccanismo che limita la mobilità economica e favorisce il mantenimento delle disuguaglianze sociali".
"Il nostro studio", spiega Michael Kraus, professore di comportamento organizzativo alla Yale School of Management e coautore del lavoro, "mostra che bastano brevissime interazioni per far sì che i pattern linguistici di una persona influenzino significativamente il modo in cui questi è percepito dall’interlocutore, il che ha un impatto sulla valutazione della sua competenza e sulla sua idoneità per un certo tipo di lavoro. La maggior parte degli addetti alle risorse umane negheranno che lo status sociale di un candidato abbia importanza, ma in realtà questo fattore viene percepito e valutato nelle prime fasi dei colloqui: un meccanismo che limita la mobilità economica e favorisce il mantenimento delle disuguaglianze sociali".