"Ne abbiamo fatta di strada. Solo cento anni fa non sapevamo dell’esistenza delle altre galassie, nel 1800 non pensavamo potessero esistere stelle distanti più di 13.000 anni luce, nel 1500 eravamo ancora convinti che il Sole girasse attorno alla Terra". Eppure non ne sappiamo ancora abbastanza. La prima alba del cosmo (Rizzoli, 256 pagine, 19 euro, e-book 9,99), il nuovo libro di Roberto Battiston, ex presidente dell’Agenzia spaziale italiana, è una ambiziosa sintesi della conoscenza umana su come funziona il l’Universo e uno sguardo a ciò che ci attende. Un percorso fatto di domande che hanno trovato risposta e di interrogativi che ancora fanno grattare il capo agli scienziati: materia ed energia oscura, la sintesi ancora ‘impossibile’ tra meccanica quantistica e Relatività generale (gli "elefanti nella stanza, troppo ingombranti per ignorarli, ma difficili da rimuovere"), una seconda genesi in altri pianeti (siamo soli?) e il futuro che ci attende là fuori, ma anche e soprattutto qui a casa nostra.
Battiston è uno scienziato di spessore, da ricercatore ha cercato di interpretare alcuni dei “messaggi” che ci arrivano dal cosmo sotto forma di particelle, per indagare la struttura della materia. Da manager ha guidato l’Asi in anni difficili e in un periodo di rivoluzioni e risposte scientifiche (pensiamo alle onde gravitazionali e al bosone di Higgs) e tecnologiche che hanno cambiato il panorama dell’accesso allo spazio e dell’esplorazione. Il suo lavoro gli è valso uno dei riconoscimenti più grandi in questo settore: entrare a far parte del Hall of fame dello spazio.
Uno dei fili conduttori è l’Universo inteso come gigantesco laboratorio di fisica. E di come la nostra specie, sperimentando, abbia scoperto di essere per nulla 'speciale' ("È irresistibile questa idea che il momento attuale del sistema solare sia speciale, che si sia evoluto dal caos verso l’ordine attuale apposta per noi”) nata da una catena di eventi la cui possibilità di accadere, misurata in probabilità, sembra infinitesimale, e purtuttavia potrebbe essere inevitabile, qui come su miliardi di altri mondi. Così abbiamo dapprima interrogato il cosmo per comprendere come si muove, e poi iniziato a produrre piccoli cataclismi nei sotterranei del Pianeta, per scoprire cosa lo anima. Nel primo caso abbiamo dato vita alla fisica e all’astrofisica grazie a Galileo, Copernico, Newton, studiando la gravità. Nel secondo alla fisica quantistica. In mezzo, c’è Einstein.
Dai segnali che ci arrivano dal cosmo, abbiamo imparato ad analizzare le particelle elementari, non ultime quelle di antimateria portate dai raggi cosmici, dalle quali potremmo sperare di intravedere un indizio della materia oscura, uno degli "elefanti nella stanza", che non possiamo ignorare, ma il cui interrogativo è ancora irrisolto. L’esperimento Ams, il cacciatore di antimateria sulla Stazione
Spaziale Internazionale, al quale lo stesso Battiston ha lavorato per 25 anni, ancora raccoglie positroni a miliardi e, forse, qualche particella prodotta da un astro mai osservato finora: una antistella.
Abbiamo pilastri solidi, spalle larghe di giganti che ci hanno preceduto, e sulle quali siamo saliti, per risolvere i grandi dubbi che sono ancora la parte in ombra, fuori dal faro della nostra conoscenza. Ma quelle domande senza risposta, pieghe nell’elegante vestito delle nostre formule, ancora non ci lasciano vedere tutto l’ordito. A cominciare da tutta la massa che manca alle galassie e che non possiamo osservare, l’energia oscura che fa espandere l’Universo, o che fine abbia fatto tutta l’antimateria prodotta dal Big Bang, fino alla sintesi dei due grandi modelli che spiegano due mondi, il macro e il micro, ma che non si sposano ancora in una "teoria del tutto". Come Einstein affrontò gli "elefanti" di Newton e Maxwell, così Newton e Galileo quelli di chi li aveva preceduti. Ora tocca ai prossimi.
Gli altri sono Jeff Bezos, che mira alla Luna assieme alla Nasa, Richard Branson che vuole portare turisti in gita suborbitale, Yuri Milner che finanzia un progetto per spedire sonde a velocità relativistiche a "farsi un selfie" attorno a Proxima Centauri, la stella a noi più vicina, che ospita un pianeta di taglia terrestre. Il libro ne dà conto ed evidenzia come, oltre alla genialità, intelligenza e capacità di management di questi magnati col pallino dello spazio, una caratteristica che dalla quale non si prescinde è proprio che possano muovere, con un dito, quantità ingenti di denaro. Saranno forse loro a portarci davvero su Marte. Perché la sfida è ancora tutta da giocare, ma la nostra specie è fatta per l’esplorazione. E come la vita potrebbe aver viaggiato così lontano fino a colonizzare la Terra (è una delle teorie, quella della "panspermia") così potremmo fare noi, spinti da altre rivoluzioni, come questa, che hanno reso possibile quello che sembrava impossibile. Saremo una specie interplanetaria o addirittura interstellare? Perché no?
Battiston è uno scienziato di spessore, da ricercatore ha cercato di interpretare alcuni dei “messaggi” che ci arrivano dal cosmo sotto forma di particelle, per indagare la struttura della materia. Da manager ha guidato l’Asi in anni difficili e in un periodo di rivoluzioni e risposte scientifiche (pensiamo alle onde gravitazionali e al bosone di Higgs) e tecnologiche che hanno cambiato il panorama dell’accesso allo spazio e dell’esplorazione. Il suo lavoro gli è valso uno dei riconoscimenti più grandi in questo settore: entrare a far parte del Hall of fame dello spazio.
L’alba del tempo
Il lungo viaggio guidato da Battiston parte dall’origine del tempo, le prime, infinitesime, frazioni di secondo da cui è scaturito il Big Bang. E dalle asimmetrie che hanno dato origine da un equilibrio sterile, a tutto ciò che ci circonda. Prosegue attraverso la storia dell’Universo, dalla prima alba di luce quando si sono accese le stelle a quei luoghi in cui anche il tempo si ferma, i buchi neri. E attraverso la storia dell’intelligenza umana.Uno dei fili conduttori è l’Universo inteso come gigantesco laboratorio di fisica. E di come la nostra specie, sperimentando, abbia scoperto di essere per nulla 'speciale' ("È irresistibile questa idea che il momento attuale del sistema solare sia speciale, che si sia evoluto dal caos verso l’ordine attuale apposta per noi”) nata da una catena di eventi la cui possibilità di accadere, misurata in probabilità, sembra infinitesimale, e purtuttavia potrebbe essere inevitabile, qui come su miliardi di altri mondi. Così abbiamo dapprima interrogato il cosmo per comprendere come si muove, e poi iniziato a produrre piccoli cataclismi nei sotterranei del Pianeta, per scoprire cosa lo anima. Nel primo caso abbiamo dato vita alla fisica e all’astrofisica grazie a Galileo, Copernico, Newton, studiando la gravità. Nel secondo alla fisica quantistica. In mezzo, c’è Einstein.
L’Universo e l’infinitamente piccolo
Si rimbalza, dall’infinitamente grande, con un respiro divulgativo chiaro sui meccanismi che muovono astri e pianeti, all’infinitamente piccolo, che concede qualcosa ai tecnicismi sui colori e le funzioni delle particelle elementari. Due dimensioni che hanno fatto entrambe parte della carriera di Battiston. Racconta lui stesso in prima persona della partecipazione ai primi esperimenti con i grandi acceleratori di particelle, come al Cern, e della genesi degli interferometri, in particolare Virgo, quello italiano, che hanno permesso di rilevare le onde gravitazionali predette dalla Relatività generale.Dai segnali che ci arrivano dal cosmo, abbiamo imparato ad analizzare le particelle elementari, non ultime quelle di antimateria portate dai raggi cosmici, dalle quali potremmo sperare di intravedere un indizio della materia oscura, uno degli "elefanti nella stanza", che non possiamo ignorare, ma il cui interrogativo è ancora irrisolto. L’esperimento Ams, il cacciatore di antimateria sulla Stazione
Spaziale Internazionale, al quale lo stesso Battiston ha lavorato per 25 anni, ancora raccoglie positroni a miliardi e, forse, qualche particella prodotta da un astro mai osservato finora: una antistella.
Abbiamo pilastri solidi, spalle larghe di giganti che ci hanno preceduto, e sulle quali siamo saliti, per risolvere i grandi dubbi che sono ancora la parte in ombra, fuori dal faro della nostra conoscenza. Ma quelle domande senza risposta, pieghe nell’elegante vestito delle nostre formule, ancora non ci lasciano vedere tutto l’ordito. A cominciare da tutta la massa che manca alle galassie e che non possiamo osservare, l’energia oscura che fa espandere l’Universo, o che fine abbia fatto tutta l’antimateria prodotta dal Big Bang, fino alla sintesi dei due grandi modelli che spiegano due mondi, il macro e il micro, ma che non si sposano ancora in una "teoria del tutto". Come Einstein affrontò gli "elefanti" di Newton e Maxwell, così Newton e Galileo quelli di chi li aveva preceduti. Ora tocca ai prossimi.
La rivoluzione nello spazio
E ora ci attende la nuova frontiera. Da presidente dell’Asi, Battiston ha vissuto in prima persona il salto tecnologico, un nuovo modo di affrontare la sfida dell’esplorazione oltre i 100 chilometri di quota, quel confine che ci separa dallo spazio. L’accesso è diventato più “facile” ed economico. Uno dei nuovi giganti è Elon Musk, che ha saputo, contro ogni pronostico, costruire razzi, lanciarli e riutilizzarli. Più volte. Battiston racconta lo stupore della comunità spaziale europea, alla notizia che per la prima volta l’imprenditore americano era riuscito nell’impresa di riportare a terra, intatto, il primo stadio del suo razzo. Era un cambio di paradigma che ha costretto gli attori del settore ad agire di conseguenza. Musk, che vuole colonizzare Marte, ha saputo costruire un’impresa più snella, agile e performante delle agenzie spaziali, strette dai legami con politica e industria. È lo stesso Battiston ad ammetterlo: "Un’agenzia spaziale pubblica di dimensioni continentali (quale è l’Esa, ndr) è obbligata a redistribuire le attività produttive sul territorio che contribuisce al finanziamento dei programmi. Tutto ciò riduce l’efficienza e aumenta i costi".Gli altri sono Jeff Bezos, che mira alla Luna assieme alla Nasa, Richard Branson che vuole portare turisti in gita suborbitale, Yuri Milner che finanzia un progetto per spedire sonde a velocità relativistiche a "farsi un selfie" attorno a Proxima Centauri, la stella a noi più vicina, che ospita un pianeta di taglia terrestre. Il libro ne dà conto ed evidenzia come, oltre alla genialità, intelligenza e capacità di management di questi magnati col pallino dello spazio, una caratteristica che dalla quale non si prescinde è proprio che possano muovere, con un dito, quantità ingenti di denaro. Saranno forse loro a portarci davvero su Marte. Perché la sfida è ancora tutta da giocare, ma la nostra specie è fatta per l’esplorazione. E come la vita potrebbe aver viaggiato così lontano fino a colonizzare la Terra (è una delle teorie, quella della "panspermia") così potremmo fare noi, spinti da altre rivoluzioni, come questa, che hanno reso possibile quello che sembrava impossibile. Saremo una specie interplanetaria o addirittura interstellare? Perché no?