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Smartphone, così costosi così uguali

I produttori si sfidano a colpi di pixel e zoom, schermi e 5G Si rassomigliano molto e i prezzi sono alti. C’è chi ci prova con i pieghevoli ma la risposta dei consumatori è freddina Tanto che in molti si chiedono: ce n’era proprio bisogno?
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l primo tentativo alle 9 e 30 del mattino, nello studio del medico. Chiede se ho ancora quelle analisi che gli avevo mandato via WhatsApp. Gli porgo il Galaxy Z Flip, l’ultimo smartphone pieghevole della Samsung, dopo averlo aperto. Nessuna reazione, non una domanda. Si limita ad allargare le foto dei risultati, le scruta per un po’, «tutto in ordine», sentenzia alla fine restituendo il telefono. Un quarto d’ora dopo entro in un bar. La proprietaria mi conosce, così anche il nipote che lavora con lei. «Caffè macchiato?» chiede lui. Annuisco poggiando sul bancone il pieghevole per scorrere le mail. Solite chiacchiere di circostanza su calcio e buche nelle strade. Lo Z passa inosservato. L’ultima prova al semaforo, in attesa del verde con altri pedoni, per lo più turisti. Una ragazza del nord Europa lancia un’occhiata allo smartphone, breve, prima di attraversare. Fine della storia.

«È difficile far…
l primo tentativo alle 9 e 30 del mattino, nello studio del medico. Chiede se ho ancora quelle analisi che gli avevo mandato via WhatsApp. Gli porgo il Galaxy Z Flip, l’ultimo smartphone pieghevole della Samsung, dopo averlo aperto. Nessuna reazione, non una domanda. Si limita ad allargare le foto dei risultati, le scruta per un po’, «tutto in ordine», sentenzia alla fine restituendo il telefono. Un quarto d’ora dopo entro in un bar. La proprietaria mi conosce, così anche il nipote che lavora con lei. «Caffè macchiato?» chiede lui. Annuisco poggiando sul bancone il pieghevole per scorrere le mail. Solite chiacchiere di circostanza su calcio e buche nelle strade. Lo Z passa inosservato. L’ultima prova al semaforo, in attesa del verde con altri pedoni, per lo più turisti. Una ragazza del nord Europa lancia un’occhiata allo smartphone, breve, prima di attraversare. Fine della storia.

«È difficile farsi notare, eppure la sfida per i produttori di smartphone per il 2020 è tutta qui», sentenzia Roberta Cozza da Londra, che da anni dirige le ricerche di mercato per la Gartner nel campo dei dispositivi mobili. «Si somigliano più o meno tutti e le persone ormai cambiano il telefono una volta ogni tre anni».

Nel 2020 si punta sul 5G che diverrà praticamente di serie e sulle super fotocamere come quella del Mi Note 10 di Xiaomi o dell’S20 Ultra di Samsung: il sensore principale arriva a 108 megapixel e c’è uno zoom 100x. Significa poter scattare foto ad una risoluzione mai vista fino ad ora o ingrandire un dettaglio distante centinaia di metri. Non siamo ancora ai livelli di una reflex ovviamente, ma il salto in avanti è sensibile. L’altro aspetto è lo schermo, o meglio la sua frequenza di aggiornamento misurabile in hertz (Hz). Dai 90Hz della generazione passata, si arriva ora ai 120 o 180Hz. Dettaglio tecnico in apparenza, ma che in realtà significa video e videogame molto più fluidi, per la gioia degli appassionati di Fortnite o Pubg. Altri, l’Oppo Find X2 per esempio, aggiunge una batteria a ricarica rapida che richiede appena 25 minuti. E poi ci sono i pieghevoli, dei quali si aspetta la seconda generazione a fine anno. «Ma sono troppo cari per ora», aggiunge Cozza. «E i costi di produzione resteranno tali ancora per almeno un paio di anni».

Già prima della cancellazione per Coronavirus del Mobile World Congress, la grande fiera di Barcellona che quest’anno avrebbe dovuto sancire il predominio cinese, sempre più spesso ci si chiedeva se gli smartphone avessero ancora qualcosa da dire. Ora la Idc parla di un meno dieci per cento per la prima parte dell’anno, immaginando però che l’emorragia si possa ridurre nella seconda attestandosi ad un meno 2,3 su base annua.

Attenzione però: se la capacità di innovare degli smartphone è messa in dubbio, il tempo che passiamo sul telefono è sempre maggiore: era un’ora e 48 minuti al giorno nel 2015, oggi siamo a quattro ore e otto minuti. Più del doppio in cinque anni. «Una crescita che vale per tutte le fasce di età», commenta Marco Muraglia, presidente di Audiweb. «Fra i più giovani, dai 18 ai 34 anni, si arriva però ad oltre quattro ore e 45 minuti. Se quindi le vendite dei telefoni rallentano, continua ad aumentare l’uso. Sono la nostra finestra sulla vita online». Secondo l’ultima ricerca commissionata da LivePerson, il 65 per cento di chi ha fra i 18 e i 34 anni, comunica più via digitale che di persona. Nel frattempo il telefono è anche strumento principale per gestire un universo di oggetti connessi in piena espansione.

Il tutto avviene su smartphone per lo più cinesi; Huawei, Xiaomi e Oppo hanno il 35 per cento del mercato, mossi da sistemi operativi americani. E sui quali, in ogni caso, raramente siamo noi europei a decidere le tendenze. «A volte consideriamo l’Occidente come il centro, ma nel mondo dei dispositivi mobili l’Europa ha un peso pari al 13 per cento del mercato», racconta Daniele De Grandis, che ha un passato come manager alla Nokia, nella taiwanese Htc, poi a Huawei e ora ad Oppo, la stessa che da noi sta investendo cifre altissime in marketing per diventare il nuovo nome di peso. «L’Asia è superiore al 70 per cento. Le logiche di sviluppo dei prodotti e domani dei servizi, vengono da lì. Un fenomeno come TikTok, primo social cinese ad avere un successo planetario, credo sia solo l’inizio».

Resta per ora una fragilità di fondo, quella dei sistemi operativi. L’ecosistema di app di Android di Google e iOs di Apple non sono facili da replicare e fino ad ora nessuno è riuscito nell’impresa. Senza quelli, c’è sempre il pericolo che arrivi qualcun altro con uno smartphone molto simile ma a prezzi più vantaggiosi. Non è un dettaglio da poco in un mondo nel quale perfino il pieghevole di ultima generazione non attira sguardi se non molto distratti.