Possiamo stimare che, calcolando una popolazione mondiale di circa 7,7 miliardi di individui, il prossimo 13 agosto a festeggiare la Giornata internazionale dei mancini potrebbero essere circa 800 milioni. Così emerge infatti dall'analisi pubblicata da un team internazionale di ricercatori sulle pagine di Psychological Bulletin, che ha stimato quanti fossero i mancini nel mondo.
Se infatti lo studio della dominanza della mano è stato al centro di diverse ricerche sia nel campo delle neuroscienze che in quello evolutivo, scrivono in apertura dell'articolo gli scienziati, non è chiaro quante persone al mondo siano per esempio mancine. È per questo che i ricercatori hanno realizzato una estesa indagine mettendo insieme cinque meta-analisi sulla preferenza della mano in diversi compiti, coprendo un totale di oltre due milioni di persone.
Gli scienziati hanno così stimato che, restringendo o meno le maglie della definizione di mancino, le percentuali di prevalenza variavano da un minimo del 9% a un massimo del 18%, ma che la stima più appropriata si aggirasse intorno al 10,6%. Non molto diverso da alcune stime precedenti. Più o meno la stessa percentuale si aveva nel caso di dominanza mista, in cui l'uso di una mano o dell'altra di preferenza dipende per lo più da quello che si sta facendo.
"Questo studio mette in luce la variabilità nelle ricerche a seconda dei criteri usati per misurare la dominanza della mano. - ha commentato Silvia Paracchini dell'Università di Andrews, tra gli autori dello studio, aggiungendo – Mentre tendiamo a classificare intuitivamente la dominanza della mano in una categoria destra/sinistra, questi dati mostrano che la proporzione di persone che usano mano diverse per diversi compiti è circa la stessa dei mancini". Un dato di cui tenere conto, spiegano gli scienziati.
L'incertezza sulla effettiva stima della prevalenza dei mancini dipende anche dal modo in cui viene considerata la dominanza della mano, precisano gli autori della review. Ma non solo: anche le caratteristiche dei partecipanti sembrano avere un peso, a partire dal sesso ma anche dai propri antenati, scrivono gli autori, in virtù del ruolo svolto dai geni. Considerare tutti questi fattori, ma anche il Oaese di provenienza dei partecipanti, gli aspetti relativi allo sport, alla cultura e all'istruzione, renderebbero gli studi nel campo più confrontabili tra loro, concludono.
Se infatti lo studio della dominanza della mano è stato al centro di diverse ricerche sia nel campo delle neuroscienze che in quello evolutivo, scrivono in apertura dell'articolo gli scienziati, non è chiaro quante persone al mondo siano per esempio mancine. È per questo che i ricercatori hanno realizzato una estesa indagine mettendo insieme cinque meta-analisi sulla preferenza della mano in diversi compiti, coprendo un totale di oltre due milioni di persone.
Gli scienziati hanno così stimato che, restringendo o meno le maglie della definizione di mancino, le percentuali di prevalenza variavano da un minimo del 9% a un massimo del 18%, ma che la stima più appropriata si aggirasse intorno al 10,6%. Non molto diverso da alcune stime precedenti. Più o meno la stessa percentuale si aveva nel caso di dominanza mista, in cui l'uso di una mano o dell'altra di preferenza dipende per lo più da quello che si sta facendo.
"Questo studio mette in luce la variabilità nelle ricerche a seconda dei criteri usati per misurare la dominanza della mano. - ha commentato Silvia Paracchini dell'Università di Andrews, tra gli autori dello studio, aggiungendo – Mentre tendiamo a classificare intuitivamente la dominanza della mano in una categoria destra/sinistra, questi dati mostrano che la proporzione di persone che usano mano diverse per diversi compiti è circa la stessa dei mancini". Un dato di cui tenere conto, spiegano gli scienziati.
L'incertezza sulla effettiva stima della prevalenza dei mancini dipende anche dal modo in cui viene considerata la dominanza della mano, precisano gli autori della review. Ma non solo: anche le caratteristiche dei partecipanti sembrano avere un peso, a partire dal sesso ma anche dai propri antenati, scrivono gli autori, in virtù del ruolo svolto dai geni. Considerare tutti questi fattori, ma anche il Oaese di provenienza dei partecipanti, gli aspetti relativi allo sport, alla cultura e all'istruzione, renderebbero gli studi nel campo più confrontabili tra loro, concludono.