Andrea Accomazzo (al centro) nella sala di controllo dell'Esoc (foto: ESA/J.Mai)
Alla conquista di Marte, chiusi in una stanza: "Il virus non fermerà le missioni spaziali"
Matteo Marini
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di MATTEO MARINI
Andrea Accomazzo, a capo della divisione Sistema solare e missioni di esplorazione dell'Esa, racconta le operazioni durante il flyby di BepiColombo, la sonda europea diretta verso Mercurio. E i programmi spaziali alla scoperta di Marte e Giove
Aggiornato alle 5 minuti di lettura
Il flyby di BepiColombo è stato un successo. Nella sala comandi del Centro europeo per le operazioni spaziali (Esoc) di Darmstadt, in Germania, ci lavorano 25 persone su 700, adesso, per prevenire il contagio da coronavirus. Si trova qui qui l'ufficio dell'italiano che guida sonde a spasso per il Sistema solare, da Rosetta a Solar Orbiter passando per BepiColombo, appunto. Andrea Accomazzo, capo divisione Sistema solare e missioni di esplorazione dell'Esa, ha seguito le operazioni da casa, in videoconferenza, assieme ai colleghi. E racconta a Repubblica com'è organizzare e dirigere missioni attorno a Marte o Giove, senza poter uscire di casa.
Il flyby di BepiColombo è stato un successo. Nella sala comandi del Centro europeo per le operazioni spaziali (Esoc) di Darmstadt, in Germania, ci lavorano 25 persone su 700, adesso, per prevenire il contagio da coronavirus. Si trova qui qui l'ufficio dell'italiano che guida sonde a spasso per il Sistema solare, da Rosetta a Solar Orbiter passando per BepiColombo, appunto. Andrea Accomazzo, capo divisione Sistema solare e missioni di esplorazione dell'Esa, ha seguito le operazioni da casa, in videoconferenza, assieme ai colleghi. E racconta a Repubblica com'è organizzare e dirigere missioni attorno a Marte o Giove, senza poter uscire di casa.
Innanzi tutto com'è andata, tutto liscio?
"Il grosso del lavoro è stato fatto nei mesi e nelle settimane precedenti, abbiamo indirizzato BepiColombo con manovre usando la propulsione elettrica. Qualche settimana fa abbiamo effettuato l'ultima manovra di correzione per allinearla al passaggio ravvicinato sulla Terra. Poi abbiamo controllato, verificato che la sua velocità e la traiettoria fossero in linea con le predizioni, e tutto negli ultimi giorni era 'nominale'".
Quindi cos'è successo oggi che BepiColombo è tornata a "salutarci"?
"La sonda avrebbe compiuto comunque la sua manovra, ha ricevuto, in queste ore in cui ha compiuto il flyby, un grosso impulso di energia dalla Terra (per dirigersi verso il centro del Sistema solare, prima di arrivare a destinazione, attorno a Mercurio, incontrerà un paio di volte anche Venere ndr). Gli ingegneri dal centro di controllo erano pronti a intervenire se ci fossero stati problemi nella timeline degli strumenti scientifici e durante l'eclissi, in cui la sonda è rimasta per alcuni minuti in ombra e non riceveva energia dai pannelli solari. Ma non abbiamo dovuto fare manovre orbitali perché, come dicevo, quelle le fai nelle settimane precedenti".
Per 24 minuti è rimasta in ombra, cosa comporta?
"Si è trovata nel cono d'ombra della Terra. È progettata per farlo e questo accadrà diverse volte quando sarà in orbita attorno a Mercurio. Qui però siamo molto più lontani da Sole. Si trattava di ottimizzare il sistema termico per tenere caldo il satellite e non consumare troppa potenza durante quei minuti. Lo abbiamo preriscaldato così le batterie non si sono scaricate troppo".
Sono stati accesi anche gli strumenti scientifici.
"Non me ne occupo io in dettaglio, ma per gli scienziati la Terra è una preziosa sorgente di calibrazione per i sensori. I risultati verranno scaricati nei prossimi giorni e vedremo".
Hanno funzionato come ci si attendeva?
"Per quello che ho sentito con i colleghi, avevano avuto qualche piccolo inconveniente qua e là, ma niente di preoccupante".
Lei era in sala controllo?
"Io sono rimasto a casa, si tratta di una fase di routine e non ho un ruolo operativo a parte quando è necessario un flight director, per esempio durante il lancio. Servirà di nuovo, tra qualche anno, quando Bepicolombo arriverà in orbita attorno a Mercurio, una manovra molto delicata".
Chi c'era in sala controllo? Come avete lavorato a ranghi ridotti in questo periodo?
"Al centro di controllo c'erano tre ingegneri per turno, per due turni. Sei in totale. Hanno monitorato ed erano pronti a intervenire per problemi agli strumenti o nella fase di riconfigurazione termica durante l'eclissi. Senza le restrizioni ci sarebbero stati altri due ingegneri, io, il mio capo, una decina forse in tutto. Ma non si trattava di una fase delicata come un lancio".
Avete seguito le operazioni da remoto?
Stamattina abbiamo aperto una web conference, eravamo in diversi in contatto, i colleghi della comunicazione che si occupavano dei feed per i social, anche io e il mio capo, Paolo Ferri e i project scientists dall'Olanda. Avevamo il report in tempo reale di quello che succedeva. Abbiamo visto che durante l'eclissi la configurazione era nominale, e anche le temperature e la configurazione di potenza. Normalmente ne avremmo chiacchierato in sala controllo".
E in generale, all'Estec come vi siete riorganizzati?
"La presenza al centro è stata ridotta da 700 a 25 persone. Tutti gli altri lavorano da casa, con la rete VPN e ora con connessioni ben protette per accedere alla rete. Abbiamo dato priorità alle missioni già in volo, mentre stiamo sacrificando un po' le missioni in preparazione, ma abbiamo una lista di attività critiche da portare comunque avanti. Io lavoro in teleworking da quattro settimane. Da casa si lavora permanentemente in web conference, per certi tipi di attività ho più tempo perché non ho le distrazioni che ho in ufficio. Altre sono più difficili da svolgere, perché al centro puoi fare meeting spiegare con disegni alla lavagna. Adesso avrei necessità di lavorare in team ma sono impedito".
In quale attività nello specifico?
"Sto definendo il team del Mars sample return (la missione congiunta Esa-Nasa che ha l'obiettivo di portare sulla Terra campioni del suolo marziano ndr), siamo ancora nelle fasi preliminari ma devo organizzare questa attività con i colleghi. Ci sentiamo al telefono, certo, ma non è la stessa cosa che fare un meeting nella stessa stanza".
Quali altre attività "critiche" non possono essere procrastinate?
"Dobbiamo fare la test system validation per Euclid a giugno (il telescopio spaziale che nei prossimi anni verrà lanciato per studiare materia oscura, energia oscura e l'espansione dell'Universo ndr). È un'operazione molto delicata che ci consente di dimostrare di poter controllare la sonda. Se a giugno saremo ancora in questa situazione, i colleghi verranno al centro per effettuarla. Dovevamo fare in questi giorni attività di test o pretest di radiofrequenza per Juice (la missione diretta verso le lune di Giove nel 2024 ndr) ma ci sarà la possibilità di farli più avanti".
In Germania state allentando le misure oppure sono sempre restrittive?
Per ora nessun rilassamento, ma si cominciano a discutere i criteri per allentare le misure. L'Esa ha tenuto un approccio uniforme in tutti i Paesi. In Italia ovviamente le misure sono scattate prima ma una settimana dopo sono state estese a tappeto in tutta l'Esa. Addirittura nelle prossime settimane le persone al centro potrebbero ridursi ancora perché sono state messe a punto le reti protette per lavorare da remoto anche sulle missioni in volo".
Mi sta dicendo che gli ingegneri possono 'guidarè le sonde in orbita su Marte da casa?
"Tecnicamente adesso potremmo farlo, ma non lo facciamo. I comandi vengono scritti da casa, poi dal centro di controllo le istruzioni vengono inviate alle sonde dai tecnici di turno. Da casa si monitora lo stato dei satelliti".
L'Esa aveva sospeso le operazioni di alcune sonde attorno a Marte.
"Noi abbiamo sospeso tutte le missioni per un caso di infezione di persone a contatto con diversi membri dei team. Eravamo arrivati a una situazione in cui se si fosse manifestato un ulteriore caso sarebbe stato problematico comandare le missioni in volo. Dopo la quarantena, durante la quale nessuno ha avuto alcun problema, e con l'accesso remoto, ora abbiamo ricominciato. Mars Express e Exomars Tgo (satelliti europei attorno a Marte ndr) torneranno operativi tra poco. Il primo questa sera, il secondo domani a mezzogiorno".
Anche Exomars 2020 è stata in qualche modo tra le 'vittimè di questa situazione.
"Per noi non è stata una grossa sorpresa, la decisione è cresciuta sempre di più nei mesi scorsi, abbiamo cercato di fare tutto possibile per lanciare a luglio, evidente che non c'era speranza di completare campagna di test richiesti. Non è stata una decisione piacevole e semplice per nessuno, ha avuto un impatto mediatico e finanziario non indifferente. Ma la ritengo una decisione corretta, se metti tutto insieme, Tgo e rover, si parla di 1,5-2 miliardi di euro, questo rinvio ci costerà qualche centinaio di milioni ma il rischio era troppo grande".
Il rover sarà messo 'in ghiacciaia'?
"Ci saranno diverse cose e attività da completare. L'idea è che tra la fine del 2020 e l'inizio del 2021 saranno completati sviluppo e validazione. A quel punto dovrebbe andare 'in ghiacciaià per tutto il 2021. Anche se come tempi mi sembrano ottimistici e saranno ulteriormente condizionati dalla crisi che ha frenato la missione. E all'inizio del 2022 inizieremo a prepararci per il lancio di agosto".
Il 2022 quindi resta l'obiettivo, sperando che il contagio non prolunghi i tempi.
"Assolutamente, l'importante è non mollare ora. Bisogna innanzitutto proteggere gli altri, con le mascherine. Perché a questo servono, non tanto a proteggere sé stessi (io respirando aria da una mascherina senza filtro respirerei comunque il virus), ma gli altri evitando di emettere il virus nell'aria. Così si riduce la probabilità di diffusione, anche sui posti di lavoro, soprattutto da quelli inconsciamente infetti".