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“Perché i videogiochi ci aiutano a dialogare con i bambini”

Lo youtuber Lyon racconta come comunicare con i più piccoli. Anche con un fumetto
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Cresciuto a Sassari e da circa due anni stella di YouTube con oltre tre milioni di spettatori. Ettore Canu, classe 1988, conosciuto online come Lyon, oggi è anche in vetta alle classifiche con il fumetto Le Storie del Mistero (Magazzini Salani) che ha superato le 30mila copie. Una laurea in riabilitazione psichiatrica alle spalle, è approdato ai video sul Web nel 2013. Il successo però lo ha raggiunto solo quando ha iniziato ad usare sul serio la narrazione e il videogame Minecraft come palcoscenico delle sue avventure.

Linguaggio pulito, parecchia fantasia, e un gioco che offre totale libertà permettendogli di costruire qualsiasi ambientazione desideri. In questo universo di mattoni Lego fatti di pixel, Canu inventa le sue trame, cambia il paesaggio, costruisce architetture, piazza gli avversari. Poi partecipa nei panni del suo alter ego, Lyon, andando a caccia di mostri misteriosi accompagnato dai suoi amici. Un manipolo di eroi che, collegati dai loro p…
Cresciuto a Sassari e da circa due anni stella di YouTube con oltre tre milioni di spettatori. Ettore Canu, classe 1988, conosciuto online come Lyon, oggi è anche in vetta alle classifiche con il fumetto Le Storie del Mistero (Magazzini Salani) che ha superato le 30mila copie. Una laurea in riabilitazione psichiatrica alle spalle, è approdato ai video sul Web nel 2013. Il successo però lo ha raggiunto solo quando ha iniziato ad usare sul serio la narrazione e il videogame Minecraft come palcoscenico delle sue avventure.

Linguaggio pulito, parecchia fantasia, e un gioco che offre totale libertà permettendogli di costruire qualsiasi ambientazione desideri. In questo universo di mattoni Lego fatti di pixel, Canu inventa le sue trame, cambia il paesaggio, costruisce architetture, piazza gli avversari. Poi partecipa nei panni del suo alter ego, Lyon, andando a caccia di mostri misteriosi accompagnato dai suoi amici. Un manipolo di eroi che, collegati dai loro pc, affrontano un bestiario fantastico e senza fine peripezia dopo peripezia.

Una volta al giorno, tutti i giorni, da anni. Intrattengono, scherzano fra loro, improvvisano, superano situazioni fuori dall'ordinario, entrando a piccole dosi nella quotidianità del pubblico che li segue e commenta i vari episodi. Così è nata FailCraft, epopea che riesce a parlare a bambini, adolescenti e ragazzi come poche altre in Italia.


Lyon ricorda in questo alcuni youtuber inglesi che per primi, attraverso la narrazione e Minecraft, hanno dialogato con eleganza con i più piccioli: da Joseph Garrett, in arte Stampy Cat, al duo Yogcast, formato da Lewis Brindley e Simon Lan. Pochi, anzi pochissimi, nel mare magnum del social network di Google. Chi fa “gameplay”, ovvero realizza video mentre gioca ai videogame, è raro si metta a raccontare storie con innocenza intelligente. Canu però non vive in Inghilterra, né parla in inglese sul suo canale. Ha quindi un bacino di riferimento ben più piccolo rispetto ai suoi colleghi d’oltremanica. E avrebbe potuto andargli diversamente se per cinque anni non avesse insistito con un filmato al giorno malgrado guadagnasse poco o nulla.

“Il primo piccolo salto l’ho fatto quattro anni fa”, spiega lui stesso. “Il 30 gennaio del 2015, per l’esattezza, quando è cominciata l’epopea di FailCraft. E’ stato in quel momento che ho iniziato a mettere in scena delle avventure come facevano sia i Yogcast sia Stampy. Inseguivamo mostri, indagavo con il mio gruppo di amici, affrontavo pericoli. E la trama pian piano si è ampliata. Ha funzionato: sono passato da novemila a 50mila spettatori in pochi mesi”.

Fino ad arrivare a otre tre milioni di iscritti sul canale.
“Si, nel 2018. Il modo di narrare nel frattempo si era evoluto, ma restando nello stesso campo: non sono fanciullesco perché non piace nemmeno ai bambini, né volgare perché è solo una scorciatoia per strappare una risata. I miei amici che mi accompagnano, siamo in otto, li conosco da tempo e sono veri amici. Ci divertiamo assieme in maniera autentica: io preparo la scena e immagino la trama. Loro, ignari, entrano nel gioco e a quel punto inizia la puntata. In questo modo le reazioni sono spontanee”.

Però fai attenzione sia alla storia che racconti sia al modo.
“Sul linguaggio da usare ho riflettuto a lungo, cominciando dal ripulirlo il più possibile cinque anni fa. Ora ogni tanto aggiungo una nota di colore, ma senza mai superare certi limiti o scadere nelle parolacce. E poi dialogo con il pubblico. Parte della narrazione nasce da quel confronto: battute, suggerimenti, spettatori che chiedono che un certo personaggio faccia o affronti una determinata situazione. Netflix, e men che mai la tv tradizionale, non potrà mai offrire qualcosa del genere”.

Quanto la tua abilità nel narrare è merito degli studi che hai fatto?
“Più che degli studi universitari direi di quelli del liceo e delle medie. Ho avuto dei buoni professori che mi hanno insegnato a scrivere e ad amare la letteratura. E’ importante impegnarsi, anche se so che suona come una farse fatta, ed è importante farlo anche a casa. Almeno fino al diploma”.

Poi? Liberi tutti?
“Più o meno… A patto di avere una famiglia che ti appoggi.”

A proposito di riferimenti letterari. Il fumetto è la sintesi dei primi episodi di FailCraft: in ogni storia tu e i tuoi amici date la caccia ad un mostro diverso. Come ha avuto origine questo bestiario immaginario che è al centro di tutto?
“Da un vecchio sito Web, la Fondazione Scp, dove sono stati raccolti centinaia e centinaia di fascicoli su creature di fantasia catalogate come se fossero reali, con tutte le loro caratteristiche. L’ispirazione nasce da lì. In ogni puntata il mio personaggio e i suoi compagni ne affrontano uno differente e fanno i conti con i suoi poteri”.

Te lo aspettavi il successo del fumetto?
"Si. Peccherei di falsa modestia a dire il contrario".

Prima o poi, attenuata la pandemia ma con le scuole ancora chiuse, il tuo pubblico lo lascerai andare a fare un giro fuori casa?  
“Bisogna sempre avere un limite, anche nel tempo che si passa a guardare YouTube. Ma sono a favore della tecnologia. I miei genitori di limiti me ne hanno dati, eppure mi regalarono un computer a dieci anni e sono stato fra i primi della mia età a possedere una connessione al Web. Se non avessi avuto quella dimestichezza è probabile che non avrei mai iniziato a fare video su YouTube. Credo sia importante essere al passo con i tempi”.  

Non è facile riuscire ad emergere su YouTube, anche se si è al passo con i tempi.
“Non lo è. E non è nemmeno facile riuscire a guadagnarsi da vivere. I primi cento forse ce la fanno ad avere uno stipendio degno di nota. Capita poi che YouTube faccia dei cambiamenti in grado di influire in maniera radicale e decidere perfino la sopravvivenza di un canale. Gli stessi Yogcast ad esempio sono scesi molto anche se i loro video non sono affatto peggiorati. Si vive sul filo del rasoio, quello che hai oggi domani potrebbe non esserci più. A volte certe decisioni dall’alto sono comprensibili, come quando ci fu la stretta dopo che lo youtuber Logan Paul filmò un cadavere nella foresta dei suicidi in Giappone, altre volte lo sono meno”.

Il sito Socialblade stima che il tuo stipendio annuo vada dai 400mila ai sette milioni di euro.
“Una follia priva di fondamento. Sono numeri a caso. Ho cominciato a guadagnare abbastanza per vivere solo nel 2017. Ora non faccio la fame ma non navigo nell’oro. E ci sono mesi di magra quando gli introiti pubblicitari di YouTube calano, come accade a gennaio. Abito in un appartamento normale e continuo a fare la vita di sempre. E poi, come dicevo, non è detto che domani continuerò a guadagnare”.

La consiglieresti come carriera?
“No, forse no. A me è andata bene, potevo però anche finire a fare il disoccupato se avessi avuto meno fortuna. Consiglierei comunque di tentare qualcosa di nuovo: al di là della pandemia, questa è un’epoca piena di aziende giovani che fanno cose interessanti. Se si ha la possibilità di non dover subito iniziare a portare a casa uno stipendio finiti gli studi, vale la pena tentare strade diverse dalle usuali”.

Continuerai con YouTube o hai in mente altro?
“No, non ho in mente altro. E non capisco chi usa questa piattaforma per cercare di accedere a media differenti. Se fossi un regista il mio film non lo avrebbe visto nessuno con buona probabilità. Se facessi radio dovrei ogni giorno rispondere ad un capo. Ho la libertà di fare quel che mi piace su YouTube e non ho intenzione di smettere. Casomai di migliorare”.