Scienze

Messico, 'occhi laser' scoprono la più grande struttura monumentale Maya

Aguada Fenix è una piattaforma rettangolare sopraelevata più grande della più grande delle piramidi di Giza: si tratta probabilmente di un sito cerimoniale risalente a 3 mila anni fa
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E’ rimasta nascosta in bella vista per secoli sotto vegetazione, campi coltivati e ranch della regione di Tabasco, a circa 1400 chilometri da Città del Messico. Oggi, però, Aguada Fénix, una enorme piattaforma sopraelevata costruita circa 3mila anni fa dai Maya, è tornata alla luce, avvistata grazie a occhi laser che scrutano dal cielo. A rivelarlo dalle pagine della rivista Nature è un team di archeologi e antropologi dell’Università dell’Arizona, che ritengono si tratti del più vasto e antico sito cerimoniale della civiltà Maya mai scoperto finora, che potrebbe insegnarci tanto e magari riscrivere in parte la storia di questo popolo precolombiano.

Una piazza precolombiana

Con i suoi 1.400 metri da nord a sud per 399 metri da est a ovest, Aguada Fenix è un’enorme piattaforma rettangolare sopraelevata a cui si accede con delle rampe e collegata da una rete di 9 terrapieni. Doveva ospitare inoltre degli edifici, come una piccola piramide con un lungo piazzale con riferimenti per l’osservazione del cielo. Il team dell’Università dell’Arizona, guidato da Takeshi Inomata, che l’ha scoperta ritiene che si tratti del più grande e antico sito cerimoniale monumentale finora ritrovato attribuibile alla civiltà Maya - una sorta di gigantesca piazza che poteva ospitare folle di persone, un luogo di incontro e raccolta, dove forse venivano organizzate processioni e riti. Grazie anche a tecniche di datazione al carbonio i ricercatori pensano che il sito sia stato costruito tra il 1.000 e l’800 a.C. 
 

“La scoperta sposta indietro di circa un secolo la pratica dell’architettura monumentale Maya rispetto a quanto finora creduto”, spiega Davide Domenici, antropologo dell’Università di Bologna. “Ma non è questo il suo significato più importante: il sito è enorme, su una scala inattesa per il periodo storico a cui si ritiene appartenga. Finora pensavamo che ci fosse stata un’evoluzione graduale dell’architettura monumentale Maya, dal piccolo al grande. E invece non è così”.
 

Non è tutto. La scoperta si inserisce all’interno di un dibattito che da qualche tempo appassiona gli esperti del settore. “Abbiamo sempre pensato che l’architettura monumentale fosse espressione di civiltà tendenzialmente stanziali e gerarchizzate. Così sono le piramidi Maya del periodo classico”, continua Domenici. “Ma queste recenti scoperte archeologiche nel mesoamerica, e non solo, stanno dipingendo un quadro diverso. Ci sono indizi che ci dicono che siti architettonici monumentali come Aguada Fénix, attorno a cui non sono state trovate tracce di insediamenti né statue che indichino lo status sociale, sono in realtà costruiti da civiltà ancora non stanziali e prive di una marcata gerarchia sociale”. Più che simboli dell’imposizione di un’élite, insomma, sembrano essere il risultato della cooperazione tra gruppi umani egualitari.

Uno sguardo laser dal cielo

Il team di Inomata ha intuito la presenza di Aguada Fenix per la prima volta nel 2017 grazie a panoramiche aeree del territorio messicano. La tecnologia utilizzata si chiama Lidar (Laser Imaging Detection and Ranging) e consente di ottenere scansioni del terreno e mappe 3D che distinguono strutture geologiche e antropiche, anche ad alta definizione. Sono stati sufficienti soli tre anni - hanno riferito i ricercatori - per mappare la struttura di Aguada Fénix, un decimo del tempo che avrebbero impiegato con l’archeologia tradizionale.

“L’epoca degli archeologi alla Indiana Jones, che passano anni e anni col machete in mano a farsi largo tra la vegetazione o chini, occhi a terra, a cercare indizi di insediamenti di antiche civiltà, sta volgendo al termine”, commenta Domenici. Le nuove tecnologie stanno rivoluzionando il mestiere, con risultati davvero notevoli. Sebbene osservare panoramiche aeree e scansioni del territorio sullo schermo di un computer possa sembrare un’attività poco romantica, la tecnologia Lidar ha grossi vantaggi. “Riesce a eliminare l’interferenza della vegetazione permettendoci di vedere quello che c’è sotto, di leggere la morfologia del territorio distinguendo strutture di fattura umana fino circa a un metro e mezzo, quindi anche molto piccole. Inoltre con panoramiche a volo d’uccello siamo in grado di avvistare strutture geometriche regolari di dimensioni colossali, di cui non ci renderemmo conto camminandoci sopra”.